Il Rientro

Bon Ton e società… Il rientro.

La coda interminabile sulla A1 , tratta Napoli-Roma, è davvero una tortura: la macchina scotta, l’acqua da bere si è lessata, l’aria condizionata ha smesso di funzionare da un bel po’.

Se apri tutti i finestrini, quando riesci ad avanzare di 10 metri un refolo caldo ti testimonia che aria c’è, perciò non corri il rischio di morire soffocata. Ma altri sono i fattori di rischio, che possono indurre malsane idee di suicidio: i nervi triturati, la maglietta sudata, i capelli appiccicati, la sete, la fame, l’immobilità, il calore, il rumore, le puzze varie, interne ed esterne all’abitacolo, gli strilli dei bambini e quel tappeto di tettucci abbaglianti snodato compatto davanti a te, sotto il sole delle 16, immobile, interminabile, fisso davanti alla tua impotenza isterica…

Come Dio vuole, alle 21 arrivo a Roma obnubilata, riesco a ritrovare la strada di casa mia, parcheggio, scendo: un mostro disossato che si tiene in piedi chissà come…Trascino le valigie all’ascensore. Salgo, apro la porta di casa,spingo le valigie dentro a calci e poi stramazzo…Sul letto? Volete scherzare? Troppo lontano: c’è il corridoio da percorrere, le finestre da aprire, la luce da accendere.No, no, stramazzo sul pavimento, che è fresco, accogliente, mi permette di distendere le ossa, seppur ci sono ancora…una meraviglia.

Due giorni dopo rientro in redazione: ho avuto il tempo di farmi dieci docce, una messa in piega , una stirata veloce agli abiti dei primi giorni, ore e ore di catalessi una volta raggiunto il letto, buttar giù due aspirine contro il mal di testa feroce del dopo-catalessi, una truccata come si deve a base di pennello e terra abbronzante, perché sono alquanto impallidita rispetto a qualche giorno fa, vuoi per la fatica, vuoi per sopravvenuta assenza di spiaggia. Mi spruzzo il profumo e via… Così posso anche sembrare radiosa quando apro la porta dello stanzone refrigeratissimo dove i miei colleghi svolgono abitualmente le loro fatiche.

Mi si fanno intorno, affettuosi, abbraccevoli, tutti un “Bentornata! Che splendore! Si vede che ti sei goduta la vacanza!!! Ma non eri a Ischia? Ma non c’è stato il terremoto?” “ E chi lo ha sentito? - mi vanto io, cancellando velocemente la memoria del terrore di quella sera – dove stavo io mica si è sentito!! Sono stata una meraviglia: acqua bellissima, sole, mare, pesce freschissimo, posti divini! E poi la gente è simpaticissima!” dichiaro entusiasta, luminosa, guadagnando con nonchalance la mia postazione, dove sprofondo col mio abitino scollatissimo che mostra a chi vuol vedere abbronzatura e sole ovunque. “Davvero? – s’immusoniscono i miei colleghi, che tornano a sedersi. Li guardo: chi più, chi meno, hanno tutti una doratura di cui è difficile stabilire durata e provenienza. Sono tutti un po’ dimagriti, come me del resto. Tranne uno, il Pelati: è bianco candido, le guance rosee e paffute, e, a differenza degli altri, non sembra provato da alcunché. “Ciao, Pelati! – gli faccio sorniona – e tu dove sei stato in vacanza!?” “Al piano di sopra, da mia nonna – dichiara lui col più bel sorriso del mondo - i miei sono partiti e mica mi andava di restare solo! Così sono salito su, ho staccato il telefonino, ho dormito tutto il giorno tranne a orario pasti, perché mia nonna cucina che levati! Avete mai assaggiato la sua parmigiana? E le sue lasagne? Che ve lo dico a fa’? un giorno vi invito tutti! Mi sono riletto tutto Asterix, Tex, e anche i Classici di Topolino! E certi film in TV! E le partite….A ogni partita un menu d’onore, io e mia nonna sbracati sul divano coi vassoi! Perché dovete sapere che mia nonna….” A quel punto mi ero già messa la cuffia dell’audio in testa e trafficavo con il computer, per darmi un contegno. Così da poter trattenere con eleganza le lacrime che già mi bruciavano gli occhi e non far vedere , in tutta la sua evidenza, l’invidia che già divorava la mia terrea abbronzatura.

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