Carnevale

  • Published in
  • Written by  Lady Orny

Il nome è latino. Sia che lo si interpreti etimologicamente come “carnem valere” oppure come “carnem levare” , il senso è quello : il martedì grasso, ultimo giorno del Carnevale, è anche l’ultimo in cui ti puoi abbuffare di carni, salse e goloserie varie, risate e scherzi e allegria, perché dal giorno dopo, mercoledì delle ceneri, comincia la Quaresima, ossia una quarantena di mortificazione per i piaceri , del cibo e non, perciò di digiuno, astinenza et similia…. E siccome dire addio alla goduria per ben 40 giorni è una tristezza (che dico? un dolore!!!!), ecco che viene autorizzato e benedetto l’ultimo eccesso: si può peccare in lungo e in largo, dando sfogo con libertà assoluta alle proprie fantasie più ardite, fino alla notte del martedì grasso.

È qui che nasce secondo me l’uso delle maschere: per essere più liberi e libertini, misteriosi e audaci, ci si ricopre il viso con un viso fittizio, di cartapesta o altro, che rappresenti l’identità che meglio incarna le nostre intenzioni e i nostri desideri. Ci si traveste anche. E via di corsa dietro le dame anch’esse apparentemente irriconoscibili e perciò sfuggenti e accoglienti nello stesso tempo. Un occhio nero bistrato, un finto neo dietro lo sfavillio di un ventaglio d’oro: il gioco è fatto. Con la complicità di calli e campielli, se pensiamo al carnevale di Venezia, o della confusione più tribale, se pensiamo al carnevale di Rio. Naturalmente è tutta finzione, l’oro è porporina, le gemme vetri colorati, piume e merletti sono ricavati da improbabili cuffie della nonna, l’importante è che tutto brilli di colore e trasudi opulenza, che ci siano musiche e risate, tresche e danze malandrine.

Incerta è l'origine della parola “maschera”: una prima ipotesi la vuole preindoeuropea, da masca («fuliggine, fantasma nero»). Una seconda ipotesi, non incompatibile con la prima, la vorrebbe derivata dal latino tardo e medievale màscastrega , ancora oggi in uso nel dialetto piemontese, e nel provenzale masc, stregone.

Alcuni studiosi hanno suggerito una derivazione dell'etimo dalla locuzione araba maschara o mascharat, buffonata, burla, derivante dal verbo sachira, deridere, burlare, importata nel linguaggio medievale dalle crociate.

Riso, allegria, burla, danze, essere e non essere, verità o finzione, teatro o vita….Insomma, lo dice il proverbio: “A Carnevale ogni scherzo vale”. Assoluzione per tutti!

Login to post comments

Log In or Register