LA VENDETTA DI PRISCILLA

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  • Written by  Lady Orny

Ci credereste? Nemmeno un biglietto di ringraziamento ho avuto, per il mio magnifico ciambellone marmorizzato!
Bifolco di un cardiologo!!                                                                                                 
Ho atteso tutto il pomeriggio - sera un segno di vita da parte sua, senza bere , senza mangiare, intorcinata negli spasmi interni della mia ansia.
A mezzanotte ho deciso che non se ne parlava più, e ho spento la luce.

Il mattino dopo, un imbarazzatissimo Benedetto, il portiere, mi consegna un pacchettino avvolto in un sacchetto di carta bianca. Senza l’ombra di un’illusione – e bene faccio - scarto il pacchetto e trovo il piattino, pulitissimo, con annesso tovagliolino di pizzo. Punto. Basta. Poco a poco la belva feroce che è in me si scuote dal suo letargo: ma vogliamo scherzare?  La sottoscritta Priscilla, giornalista di vaglia, che mai sporca le sue manine se non per i tasti del computer in vista della produzione dell’articolo Pulitzer – che non mi hanno ancora dato solo  perché a Roma non c’è  ‘sto  benedetto Premio Pulitzer, bisognerebbe andare a New York e allora ti farei vedere io…- dico, la sottoscritta Priscilla ha impiegato ben mezzora del suo preziosissimo tempo per impastare il più buon ciambellone della terra. In più, ha atteso un’altra  mezzora perché debitamente si dorasse in forno. E tu cosa fai?  COSA FAI? Ti mangi il dolce e buonanotte al secchio?chi s’è visto s’è visto, e mi rimandi indietro le stoviglie intonse (senza ombra di briciole, naturalmente)? Ora debbo andare al lavoro, ma attento, caro mio, ti si prepara la vendetta del secolo!! Architetterò! Ti stenderò!                                                                                                       

Imbufalita, mi faccio un doccia sfogliapelle con la spugna  più ruvida che ho, mi asciugo, mi avvolgo nel balsamo più profumato che conosca, quindi indosso la mia microlingerie supersexy (tu non sai ancora con chi hai a che fare, bbbello mio!), e sopra un golfino di cachemire a un filo, di quelli leggerissimi, che tutto lasciano indovinare, e anche intravedere, color cipria perdipiù. Aggiungo una minigonna a corolla color vinaccia, con calze coprenti in tinta e le Louboutin color pervinca  tacco dodici. Rovescio la testa all’ingiù e spettino vigorosamente i miei capelli ramati, lucidissimi e magnifici, freschi di shampooig.

Un colpo di collo all’indietro, secco e deciso, e voilà: ecco la criniera possente della leonessa de Trastevere, ovvero me, la regina delle donne in carriera, la più fica delle produzioni Rai di via Teulada, Roma. Altro che pizzi e cucina! Quello s’è fatto proprio male i conti! Oppure, poraccio!, se deve rifa’ l’occhiali, ce vede poco.

Afferro il mio amato chiodo di pelle nera, la mia Prada d’ordinanza, la shopping da lavoro, e via, sul tic-tac dei miei tacchi dodici.

Mica ho calcolato d’incontrarlo, vi giuro: mi sono messa così d’istinto, tanto  per indossare la mia divisa di guerra!!!! E invece, i casi della vita… Mentre giro le chiavi nella toppa, lo vedo scendere gli ultimi gradini  del mio pianerottolo. Mi guarda!

A bocca aperta! Come uno scemo, s’impietra sull’ultimo gradino e si blocca.                                                 

Sono bellissima? lo so, lo so! Strepitosa anzi, caro mio, non trovi? Ti avevo lanciato un  amo e hai trascurato… Mal te ne incoglie, ora, a cecato!!!! 

Buonaaa  giornataaa…                                                                           

Tutto questo lo dico tra me e me, in profondo silenzio, mentre il viso sfodera il più ambiguo dei sorrisi e le spalle s’inarcano alla ricerca di una postura altera come quella di Charlize Teheròn . Come lei, lo sguardo belluino, ticchettando e dondolando su  tacco dodici, mi avvio  all’uscita, passandogli davanti  senza salutare. Lentamente evaporo, come una visione, mentre tutta la mia tifoseria interiore (frattaglie al completo) urla un silenziosissimo: “TIE’ !!!!”

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