Epifania

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Epifania tutte le feste porta via, si dice. Con malinconia. Dopo il 6 gennaio si ritorna al grigio lavoro quotidiano, sveglia al mattino presto, freddo , buio, strade  rigorosamente incolori, la tua sedia o bottega che ti aspetta… Mentalmente si fa il conto di quanto manchi alla prossima festa, che è Carnevale. Intanto si affronta di nuovo la routine: stessi pranzi, stesse cene, stessi giorni, stesse pene.
Insomma basta! Ci si può rallegrare la vita anche senza i bagliori natalizi: basta reinventarsela ogni giorno!

Certo, il lavoro è quello che è, ma se lo firmi con la tua originalità e la tua passione può essere anche gratificante.

E poi al mattino, basta con la solita tazza di caffè trangugiata in piedi in pigiama per fare più in fretta! Anche se sei da solo, appena alzato vai a lavarti e, se puoi, prima di vestirti, prepara la tavola o un angolino piacevole con il  bricco del latte, del caffè, la scatola di latta antica provenzale coi biscotti, la tua tazza preferita e un vasetto di ceramica con qualche fiore colorato, magari di quelli della piantina sul davanzale. Poi corri a vestirti – sempre al meglio in relazione al luogo e alle persone che devi incontrare - guardati allo specchio, fatti un bel sorriso. Ti piaci?                                                                                                                                
E olè….la colazione ti aspetta. Goditela, ascoltando alla radio musica e notizie, e intanto pensa che hai davanti un nuovo giorno: chissà cosa potrà portarti!...
Conservati questo pensiero in fondo all’anima fino a sera, perché ogni minuto è buono per svoltare l’angolo.

Uscendo compra il giornale – non hai idea quanto faccia bene sentirsi parte dei fatti e dei pensieri del mondo, per brutti che siano, anche questo ti farà compagnia tutta la giornata - e fatti regalare dal fioraio una foglia, un fiore, un rametto da infilare ovunque tu voglia, purché visibile: ti guarderanno tutti interrogativi, e tu sorridi e saluta  chi conosci e chi non conosci.

Fai una puntata al bar per comprare un biglietto del superenalotto e approfittane per degustare  la tua ultima chicca : un ottimo espresso, con la sua morbida schiuma ,  siglerà il tuo primo mattino.    
                                                                                                                                  
Entrando in ufficio, mi raccomando, continua a sorridere e a salutare chi conosci e chi non conosci, tanto ti guarderanno tutti,  se hai ancora il fiore all’occhiello.
E sorridi: il tuo buon umore si spanderà e autoricaricherà, accompagnandoti alla tua scrivania.

L’allegria è contagiosa, la gentilezza anche: saranno la tua forza per creare intorno a te un’atmosfera di leggerezza che farà bene a tutti, te compreso.

Tu insinui che io abbia l’anima di Walt Disney o di Frank Capra?

Può darsi. Ma chi ha detto che siano anime sbagliate?

È Natale

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Comincia sul finire del mese di Novembre, quando per le strade balugina una luminosità diversa e tu ancora non capisci.
Poi stani la prima vetrina inghirlandata di led bianchi, e capisci: è Natale. No, ancora ce ne vuole, per carità.
Ma ti stupisci che ci risiamo. Che, nonostante gli attentati, i femminicidi, i lanci del ciccione dell’Est,  le minacce  del biondone dell’Ovest, i migranti , la povertà assoluta, ci risiamo!

Per un mese e passa vedremo il mondo a colori, le vetrine ricche di addobbi, le strade piene di gente alla ricerca del regalo più bello (e possibilmente cheap), il mondo contento, che prepara nelle case alberi decorati d’oro e d’argento, Babbi Natali rossi che passeggiano bonari, e musiche di Dean Martin, Frank Sinatra e zampognari nostrani, sotto megamazzini imprigionati in cubiche corazzate di lucine violette, che, chissà come, ti fanno pensare ad Alcatraz, Sing Sing o a una misteriosa, agghiacciante astronave aliena di cui, chissà perché, nessuno si preoccupa!

Eccoci, dunque, che la festa cominci: tutti obbligati, nonostante non ci sia un beneamato nulla da festeggiare. Abito nuovo? Non ci sono soldi.
Si va a cercare tra i vecchi abiti quello che, magari rinfrescato da un  qualcosa con paillettes alla scollatura, si indosserà per il cenone. Si strombazzeranno tra famiglie irrinunciabili inviti a destra e a manca, esortazioni a riunirsi, a ritrovare l’amore dimenticato – e  anche le liti e i nodi psicologici irrisolti - e chi se ne importa se nessuno ci crede e alla sola idea di rivedere lo zio Michele ci si appalla. È il Natale!

Per più di un mese reciteremo un copione vecchio di secoli, una finzione scenica di gioia e d’amore, di luce e colore che  resiste in cartellone più di qualunque altra pièce generata da mente umana.

Ma perché, dico perché, ci siamo inventati questa festa della pace?

Pensa e ripensa, eccola la risposta: ma perché è il gesto più antico di bon ton della storia!

Dobbiamo, almeno una volta ogni tanto, presentarci come festanti ed eleganti agnellini  al salotto della vita. Se per tutto l’anno siamo egoisti, noncuranti, cinici e cattivi, dobbiamo pure far vedere che le buone maniere le conosciamo e che, come ci si comporta nelle grandi occasioni, lo sapremmo, e alla grande.

Fare i buoni non ci piace, non sempre, almeno.
Ma sappiamo cos’è l’amore: e allora via con la recita annuale, che dimostri a noi e al Padreterno che  la bontà ci appartiene!

Ipocrisia? No, perché?

Come ogni gesto di bon ton, esibisce il desiderio disperato di bellezza che, in fondo in fondo, cova per davvero  in ognuno di noi….

Auguri!

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