Pazzi contro Pazze

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In giro c'è gente pazza.

Ma questo si sapeva.

Se, poi, ai pazzi dài anche un profilo Facebook, allora la pazzia diventa delirio di massa. Sto parlando di Silvana De Mari, la donna - ...donna - il medico - ...medico - la psicoterapeuta - forse solo psyco - scrittrice di romanzi fantasy per bambini - ...per bambini - che in questi giorni si è fatta notare per una campagna, diciamo una guerra, contro i gay ed è partita - praticamente da sola - per una crociata contro il movimento LGBT.

E parliamo di post così deliranti, che offendono anche l'intelligenza dei gattini che si trovano, loro malgrado, a condividerci lo spazio nelle bacheche.

Silvana De' Matti sostiene che "l'omosessualità è un disturbo isterico: i gay si tirano addosso le feci e si infilano animali vivi nella cavità anorettale". Ora, capisco che infierire contro una che è in uno stato mentale così compromesso è come sparare su La Croce di Adinolfi, ma offriamo un adeguato sostegno pornografico a questa donna, perché le uniche feci che i gay ricevono addosso sono quelle che escono dalla sua bocca.

Inoltre, lei conduce una crociata inutile in solitaria, neanche con la sublime poetica di Don Chisciotte, ma con la spinta kamikaze delle Lollipop che vanno a Sanremo, o di Gianluca Vacchi a un raduno della CGIL. A dire il vero, non è sola:  Adinolfi è con lei e pure Costanza Miriano (quella di "sposati e sii sottomessa")! Ammazza che culo questa compagnia! Oh, se giocate a Monopoli, chiamatemi, magari facciamo una spedizione punitiva e gonfiamo di botte le battone di Vicolo Primo e le escort di Parco Della Vittoria.

La Silvaffa De' Mani parla di teorie scientifiche che l'Ordine dei Medici ha definito prive di fondamento scientifico e rosica, se qualcuno la contesta, come se fosse lei ad avere un animaletto vivo su per il sedere.

In un'intervista, ha detto che i gay sono contagiosi: secondo lei un bambino che vive una realtà in cui l'omosessualità è accettata, diventerà gay. C'è da sperare che anche il colore dei capelli sia contagioso, così lei, frequentando gente che ne ha di decenti, smetterà di averne uno da befana con le emorroidi, in testa.

La Silvaneggia De' Martiri paventa il pericolo di oscuramento della libertà di parola. Che non esiste. Non esiste come lo intende lei: ovvero la  libertà di seminare odio, diffamare le persone e diffondere teorie false e tendenziose al solo scopo di fare proselitismo e disinformazione. Beh, questo non solo non è permesso, ma è addirittura reato.

Perché, se io vado in un ufficio postale a insultare gli impiegati e fomento le vecchiette contro di loro, vengo arrestato.

Se, poi, queste vecchiette iniziano a picchiare i postini con i deambulatori, perché io le ho convinte che è giusto e legittimo, allora compio un illecito, che si chiama circonvenzione di incapace - se le vecchiette hanno pure l'Alzheimer - o semplicemente istigazione a delinquere, aggravata da crimini d'odio.

La cosa più deprecabilmente esilarante è che i bambini piccoli sanno già che ci sono cose che si possono dire e altre no, e mi pare così assurdo che lo si debba spiegare a una sessantenne plurilaureata: che tutto ha delle conseguenze e che, se uno, esaltato dalle tue parole, picchia il figlio omosessuale che non vuole proprio accettare, la responsabilità di quella violenza è tua. Allo stesso modo della crudeltà di un qualsiasi tormentone di Colorado, che dobbiamo sopportare, ripetuto allo sfinimento dai ragazzini.

Che poi, parliamo di una che ha fatto della scienza una missione di vita, che ha giurato di difendere la vita e aiutare a preservarla, mentre brandisce gli scritti di San Paolo e crede nel serpente che parla a una donna nuda per farle mangiare una mela, come se lei fosse Manuela Villa costretta alla dieta vegana; crede che uno può morire e resuscitare dopo tre giorni, come Bobo Vieri dopo un afterhour all'Hollywood; che uno può moltiplicare pane e pesci, come Benedetta Parodi fatta di acidi, e che si possa camminare sull'acqua senza pedaló.

Quindi di che parliamo? 

Sinvana De' Pazzi è una che ha trovato il modo per dare voce alle sue follie, attaccando una categoria che è sempre di moda e che odia il vittimismo e che, infatti, se attaccata, si sa difendere.

E posso dire che sono stufo? Con tutti i problemi che ci sono e gli argomenti contro i quali schierarsi, sempre a tirare in mezzo i gay, come se fosse sempre un argomento che interessa a tutti, che non si vede l'ora di affrontare. Ma lasciarli in pace? No? Niente? Non risponde, si starà infilando qualcosa di vivo su per la cavità anorettale.

E, secondo me, le piace anche.

 

Il "brutto" delle donne...

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Venerdì sera su Canale 5 è tornata, dopo ben 13 anni di assenza, una delle fiction più amate dal pubblico femminile italiano: "Il Bello delle Donne...alcuni anni dopo".
La partenza però sembra non sia stata delle migliori. La fiction infatti, guardando i dati auditel, ha esordito facendo un vero e proprio flop.
Il salon de coiffeur televisivo più amato da mamme, nonne e figlie italiane, ha infatti perso la sua magia: quella capacità garbata di raccontare le sfumature della femminilità più o meno audace, sembra essere svanita totalmente.
Oggi resta solo un feticcio!
Il bello delle donne...alcuni anni dopo, è ambientato nella Capitale d’Italia dove è “er mejo negozio de parrucchieri de Roma” (cit. Jessica, Manuela Arcuri); e quando il salone dell’antagonista Sam (Nitto Flores) viene saccheggiato “la colpa è o dei negri o dei rumeni”.
Messaggi fuori luogo e di intolleranza a differenza del passato che si proponeva di aprire per la prima volta gli occhi su tematiche come famiglie allargate, donne sole, diversità, omosessualità ecc.
Tutto banale e già visto: le tre amanti che si alleano contro l’uomo che le ha ferite e la coatta di periferia che si chiama “Jessica” fu idea di Carlo Verdone negli anni 90. Escludendo la "nascita" di Lalla La Sciacalla sulla quale meglio non pronunciarsi.
Le uniche note positive sono: Massimo Bellinzoni, Claudia Cardinale, Anna Galiena e Giuliana De Sio.
Credo abbiano fatto bene alcuni attori a non partecipare a questa nuova serie: oltre all’indimenticabile Virna Lisi, scomparsa tre anni fa, Stefania Sandrelli, Eva Grimaldi, Antonella Ponziani, Nancy Brilli, Lunetta Savino e Gabriel Garko.

Non resta che chiederci perché?

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