La conferenza

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LADY ORNY

 

Due chiacchiere di Bon Ton

 

La conferenza .

Dove s’intende qualunque tipo di riunione di illustri signori e signore abbarbicati su eleganti quanto scomodi trespoli di seta e oro , gli sguardi univocamente convergenti con devozione verso il fondo dell’ambiente, da dove, dietro un tavolo, una persona sola, in piedi, parla, tra un religioso assoluto silenzio.

Il parlante ha davanti sul tavolo una bottiglia d’acqua minerale e un bicchiere: ogni tanto s’interrompe, beve per cinque interminabili secondi – sembra che il tempo si fermi . Poi, in un silenzio ancor più profondo, riprende a parlare di qualsivoglia cosa, tanto nessuno si accorge di cosa realmente dica. Già, perché un conto è guardare al parlante con la doverosa e concentrata attenzione, un conto è far andare il cervello a zonzo tra l’ultimo film, l’ultimo abito della Topazia al reading dell’altroieri – di un cafonesco da schifo - le ultime borse di Fendi, e ce la farò mai domani a organizzare il burraco ?!

Il parlante parla, parla, gesticola anche, con accorta misurata eleganza. Gli udenti accennano con la testa un educato assenso, mentre cominciano ad agitarsi sugli scomodi trespoli. Una signora apre cauta la borsa, vi ciancica dentro disperata fino al rinvenimento del bramato ventaglio, anch’esso di seta e oro, con cui comincia delicatamente a farsi aria. Pausa. Silenzio assoluto. Ha finito? I colli si tendono, speranzosi… Macché, ha solo bevuto. Quindi il parlante ricomincia a parlare. Eccheppalle! E qui stasera faremo le otto, arriverò tardi dai Torlonia, così i Colonna si spareranno tutti gli stuzzichini che mi piacciono tanto…La signora col ventaglio smette un attimo di sventagliarsi, e solleva dal grembo il libro che dianzi vi aveva poggiato, di cui tanto il parlante sta parlando. Come s’intitola? Ah, ecco, “Gli algoritmi della resilienza”…accidenti a lui, devo pure ricordare di farmelo firmare prima di uscire, altrimenti capace che se lo ricorda che mi sono dimenticata, quando poi fa l’esame al mio Richi. E riprende placida a sventagliarsi…..

 

Evviva gli sposi

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Lady Orny

Due chiacchiere sul bon ton

 

Evviva gli sposi!!!......

 

Matrimonio è bello. In chiesa, in municipio, in città, in campagna, omo, etero, non importa come. La ritualizazzione ufficiale dell’unione tra due persone che si amano e lo vogliono gridare al mondo intero, merita una gran festa: tanti fiori, per aria , per terra, lungo il red carpet. Musiche solenni ( Packebel, Wagner ) o festose ( Schubert ), attese, chicchi di riso come una pioggia di perle inondate dal sole, campane a distesa. E tanta gente, amici, nemici, gelosi, invidiosi, non importa. Purché siano tanti, allegri e eccitati, eleganti, profumati, emozionati, cappelli a larghe falde , qualche cilindro, veli di chiffon al vento e colori, colori, colori…. Che sia l’immagine di Pippa Middleton col suo regale abito bianco e il suo lui in scuro, in un turbinìo di piccoli principi, o dell’on. Ivan Scalfarotto, radioso in tight, accanto al suo lui anch’egli radioso, rigorosamente in scuro. Ai miei tempi andava di gran moda il matrimonio minimal, chiesetta di campagna solitaria, h 6 del mattino, solo genitori e testimoni, poi via per la luna di miele in grande anonimato. In Europa la nostra generazione ha avuto l’occasione – unica nella storia - di vivere per un settantennio in un mondo senza guerre, ricco o quantomeno agiato, in cui magari non lo sapevamo, ma avevamo tutto : amore, casa, speranze, progetti, futuro . Perciò ci si poteva concedere il lusso di snobbare i riti matusa, e di girare in jeans sdruciti e cenci vari , genere hippy : era un gioco protetto, con le spalle al sicuro. Oggi in cui il mondo è povero, ed è in guerra globale anche se non dichiarata. Oggi in cui l’odio gira per le strade in pullman, ma anche a piedi, anche da solo e accoltella chi passa, e con lui, ogni progetto di futuro e di speranza. Questo oggi ha più che mai bisogno di favole, illusioni, bellezza : insomma festa. Anche solo per un giorno.

 

 

 

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