Stracci e Tubini Neri

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Stefano Gabbana ne ha detta un'altra delle sue, anzi ne ha fatta.

Detta e Fatta, lo spin off brutto con argomenti da bagno, in pratica.

Pare sia stato accusato di essere un tantino avido nello scegliere di vestire Melania Trump, moglie di quell'uomo dal capello fatto della sostanza di cui sono fatti gli incubi dei parrucchieri, del colore dello Slimer e la consistenza degli spaghetti di soia. Un uomo famoso per le sue dichiarazioni in botta di litio e bourbon, spesso omofobe, ma che dico omofobe, omoschìfe e razziste.

Sì proprio lui.

E uno dei più famosi stilisti italiani cosa fa? Veste la moglie. Melania Trump, quella con gli occhi liftati così tirati che per leggere non mette gli occhiali, ma gli stuzzicadenti.

Designer a livello di Tom Ford hanno rifiutato e Stefano cosa fa? Accetta e se ne vanta su Instagram. Che si sa, vantarsi su Instagram di qualcosa è come salire sulla graticola con un Cuba Libre e vestiti in acrilico al 100%.

E giù a volare stracci come la Fiera del Bianco a Porta Portese. Gli hanno fatto una tesa di scale alla Scampia, che quella fatta alla povera Marinella in Gomorra, in confronto, era un Red carpet.

Triste quando a uno stilista gay non importa della repressione delle minoranze, quanti soldi vuoi ancora?”.

Questo il commento che ha fatto imbufalire il Gabbanino, che ha immediatamente replicato: “Non mi chiamare gay per piacere!! Sono un uomo!!! Chi amo riguarda la mia vita privata!!!”.

Peccato che, quando si trattava di fare la crociata pubblica, anzi la Ciociara pubblica, contro Claudio Sona, non fosse tanto riservato sul suo orientamento sessuale: spettegolava a suon di cinguettiii come il canarino Titti con le emorroidi.

E giù altri stracci, condanne da tutto il popolo del web, tanto che Stefy ha dovuto tirarsi su il gonnone inzaccherato, come una dama che attraversa una pozzanghera, e cercare di trotterellare fuori dal lerciume senza finirne sepolto, dato che era già arrivato ai mutandoni.

Si è difeso dicendo che il vestito Melania se l'è comprato da sola, che lui non poteva certo strapparglielo di dosso! Che poi, secondo me, da vera Posh milanese come è Stefano Gabbana, lui indossa solo tubini neri di Gucci.

Però magari, ecco, vantarsi pubblicando su Instagram la foto della First Lady col tubino, ricoprendola di cuori... non è che sia stata una mossa furbissima eh.

Ma i due Ken e Ken (o Barbie e Skipper calva) della moda italiana non sono proprio degli assi nella comunicazione, diciamocelo. Prima avevano difeso la famiglia tradizionale e condannato la surrogazione, poi si erano malamente difesi dall'accusa di evasione fiscale, adesso Melania.

Oh, questi come aprono bocca fanno danni, come Trump.

O come un vampiro che fa un servizietto a un licantropo.

Alla fine della fiera, basta guardare un capo D&G, osservarlo attentamente: cosa grida? Lusso, ma non quel tipo di ricchezza e sfarzo di regale raffinatezza; grida lusso in senso pop, quasi grottesco. Con tutti quei merletti e trasparenze e scritte e loghi e oro, oro come se la scimmietta dispettosa del Re Mida in persona fosse entrata nelle loro sartorie e avesse iniziato a toccare qualsiasi cosa.

Quindi, non mi stupisco che il fine ultimo dell'amato duo sia accumulare ricchezza in ogni sua forma, perché è la firma del loro stile.

E in questo paradigma rientra alla perfezione il voler collezionare una ricca serie di figure di merda.

 

Elsa frustami tu

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C'è a chi piace essere frustato e a chi essere frustrato.

Massimo rispetto per chi ama le scudisciate sui monti dell'amore e negli angoli difficili, chi gode nel farsi legare a mo' di arrosto e risultare come Nadia Rinaldi con le calze a rete, chi scambia i propri capezzoli per fili da bucato pronti per essere mollettati tra le lenzuola.

Ma per i frustrati, no. Per quelli ho massimo rimbrotto.

Sì dà il caso che il direttore d'orchestra Giacomo Loprieno, sia proprio uno frustrato con substrato acido a lunga conservazione. Un uomo che, a googlarlo - rigorosamente a stomaco vuoto - ti viene fuori con la faccia che sembra uno di quei montaggi mostruosi di Buona Domenica, con lo sguardo da ex bagnino ripulito, l'occhio lungo di Marco Liorni, l'attaccatura dei capelli del Signor Spock, il naso numero 3 di Mickey Rourke (quello vinto al Luna Park, probabilmente) e la carnagione cinerea di Samara di The Ring.

Ecco, proprio lui, chiamato a dirigere l'orchestra per il Disney’s Frozen Live all'Auditorium Parco della Musica di Roma, ha deciso, senza che nessuno glielo avesse chiesto, di dire a fine spettacolo, al microfono: "Babbo Natale non esiste", gettando i genitori nel panico e i bambini presenti - moltissimi - nella disperazione.

Come se non bastasse questa inutile dimostrazione di appartenenza alla categoria degli escrementi, il fattaccio ha suscitato numerosi attestati di stima sul web da cinici sostenitori che "stronzo è bello".

Probabilmente, il buon Loprieno non voleva far mistero della sua miserabile infanzia, fatta di adulti che, mentre lui sudava sugli spartiti, non facevano che ripetergli che non ce l'avrebbe mai fatta o che tanto quella gustosa torta di compleanno che gli avevano comprato, sarebbe diventato materiale di varie sfumature di marrone e ruzzolato giù per lo scarico.

Avrei voluto anche la sua ex-fidanzata lì, a prendere il microfono e dire a tutti che "la bacchetta è l'unica cosa lunga in possesso del direttore" o che magari "sa dirigere decine di strumenti ma col suo non riesce neanche a centrare il buco del water".

Perché non dire alle bambine presenti che la maggior parte dei principi azzurri coi leggins che incontreranno nella loro vita preferiranno il cavallo di altri principi azzurri, piuttosto che cavalcare la loro zucca magica, o ai maschietti che IronMan è un alcolizzato e tossicodipendente ex carcerato con l’armatura laccata di vodka?

Tanto sono bambini, che ti fanno? Al massimo piangono.

Avrei voluto proprio vedere, se Loprieno fosse stato il direttore di una favolosa orgia da film porno e, sul più bello, prendesse il microfono e molto seraficamente dicesse “Ehi regaz, vi divertite eh? Be’ sappiate che questo era un test medico, stasera forse tornerete a casa con la gonorrea”. Forse in quel caso, spezzare la magia, l’avrebbe ridotto a dirigere la coda alle casse automatiche della Coop, al massimo.

Eh no, perché è più facile colpire e affondare l'innocenza, che non ha strumenti di difesa; è più facile dare la nostra stima a un Giacomo Scroto Loprieno qualsiasi per una trovata da cattivo dei cartoni che ha avuto il coraggio di fare al microfono, pur di non ammettere che la nostra innocenza è colpita e affondata da tempo.

Che poi, questi qui sono gli stessi che piangono la scomparsa dell'inventore dell'Ovetto Kinder, come se da domani smettessero di produrlo per rispetto al creatore, come se gli togliessero la sorpresa dall'interno e la sostituissero con la lanugine dall'ombelico di Mario Adinolfi.

Che è sempre una figata fare il guastafeste finché non rovinano la tua di festa, finché quella che spacci per ironia e sarcasmo, non fa da finestra al vuoto che hai dentro per la magia che hanno rotto a te e che tu ora vuoi rompere a noi. E non solo la magia.

C'è stato un tempo in cui il cinismo era controcorrente, in cui schifare il contingente e le persone felici, faceva parecchio figo.

Erano gli anni novanta, forse, e sono passati da un bel pezzo.

Ora, per essere davvero controcorrente, bisogna esprimere massimo rispetto per le dolci speranze e le cose belle che sono passate e non tornano più.

 

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