Il Rientro

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Bon Ton e società… Il rientro.

La coda interminabile sulla A1 , tratta Napoli-Roma, è davvero una tortura: la macchina scotta, l’acqua da bere si è lessata, l’aria condizionata ha smesso di funzionare da un bel po’.

IL RITARDARIO, L’ANTICIPANTE, IL PUNTUALISTA

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Due chiacchiere sul Bon Ton Lady Orny

IL RITARDARIO, L’ANTICIPANTE, IL PUNTUALISTA

Trattasi di tre tipologie antropologiche molto diffuse. Si distinguono, per l’approccio con modalità diverse al grande e unico tiranno della nostra era tecnologica, Monsignor Tempo. Sacro è. Intoccabile, indiscutibile, capace di catastrofi inenarrabili, qualora non lo si rispetti a dovere. Tutti a Lui ci inchiniamo. Naturalmente, come sempre davanti ai tiranni, differenziate sono le reazioni della razza umana all’approccio: paura, ansia di non soddisfarlo, sudori freddi qualora all’appuntamento della vostra vita già siate in ritardo di dieci minuti, diarree e coliche se l’appuntamento vi sia stato personalmente richiesto dal grande Capo, oppure confusione mentale, lettura traballante e distratta, perciò errata, dell’orologio, oppure ancora concentrazione esistenziale su quelle benedette lancette affinché esse abbiano a coincidere senza fallo con l’ora richiesta.

Prendiamo quest’ultimo caso. Il tizio comincia a controllare le lancette un’ora prima, alle 15: bene, il caffè dopo pranzo ci sta, 7 minuti dopo faccio in tempo ad acchiappare la circolare Est, che mi lascia in mezzora a quindici minuti a piedi (cronometrati, cosa credete) dalla meta, meta raggiunta, 5 minuti per varcare il portone, infilarsi nell’ascensore e premere III piano. Ecco che il magico campanello viene premuto esattamente alle ore 16. Questa tipologia è molto diffusa tra i lavoratori doveristi e i giocatori di burraco perfezionisti: chi vi appartiene è un “puntualista”, e non fa una piega quando l’inserviente lo fa accomodare con un Prego,il dottore non ha ancora finito, dovrà attendere 10 minuti.

Poi c’è il “ritardatario”: come definirlo? Un irresponsabile? Un peccatore cronico? Non è che egli non conosca l’ora della convocazione : è che nel

percorso per giungere alla meta c’è sempre una telefonata di troppo, un casuale incontro con l’amico che non vedeva da due giorni e che insiste per una caffè veloce veloce al primo bar (+ irresistibile confessione degli accadimenti dei due giorni ignoti a entrambi), poi c’è la vecchietta sorda – ma tanto a modo, come si fa a dirle di no?- che vuol sapere l’ora e gliela devi urlare dieci volte nell’orecchio prima che percepisca. Il ritardatario è colui per il quale ogni occasione è buona per caricarsi d’ansia istantanea e rimuovere la memoria dell’ ansia regina.

E che dire dell’ “anticipante”? Pratica col tempo uno strano gioco.....Ricorda benissimo data e ora dell’appuntamento. Ma saggiamene teme: chessò, che nel percorso per giungere alla meta s’interpongano una telefonata di troppo; un casuale incontro con un amico, che insista per una caffè veloce veloce al primo bar; una vecchietta sorda che voglia sapere l’ora ....e via dicendo. Cosa fa allora, furbo, l’anticipante? Comincia le operazioni di preparazione con mezzora di anticipo sul tempo necessario. Lui è uno che prevede : perciò spegne il telefonino, per strada cambia marciapiede quando intravede da lontano parvenze di amici scassapalle, e, quanto alla vecchietta sorda - chi te conosce? - picche!!!!!!!

Così arriva sotto il fatidico portone con una buona mezzora di anticipo. Guarda l’orologio, come se non lo sapesse, mentre un fine sottile sorriso gli increspa le labbra : “Tempo, tiè!!!!!” Già. Ma ora il tempo avanza....Che fare della mezzora vuota che gli resta da riempire prima di bussare al fatidico campanello?

E saranno cavoli suoi, nooo?

Buona Pasqua

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LADY ORNY

Due chiacchiere sul Bon ton

 

BUONA PASQUA

( o , se preferite, BUONA PRIMAVERA)

“Natale coi tuoi e Pasqua con chi vuoi”, recita un vecchio proverbio : e certo, se Pasqua è rinascita – di Gesù, della natura, dei fiori, del tepore dell’amore, della libertà - pare logico uscire a scoprire nuove meraviglie. Non come a Natale dentro casa, al riparo dal freddo e a gozzovigliare, ma per le vie del mondo, a bearsi l’anima di nuovi suoni e odori e colori… Pare…

Epperò, indagando presso zia Concettina, una bisprozia per parte di mammà quasi centenaria, ma tosta e forzuta come il sol dell’avvenire,vengo a scoprire:

1) che riunisce per il pranzo di Pasqua a casa sua la progenie al completo, perché “ occupati come siete tutti voi, e tutti sempre di corsa, quando mai mi ricapita l’occasione di bearmi della nostra compagnia se non nelle feste comandate?”

2) “Un giorno, dico un solo giorno, vogliamo sederci a tavola col tempo nostro a goderci una bella mangiata ???”

Indagando più a fondo presso i congiunti, vengo a sapere che nessuno, dico nessuno, ha addotto scuse e rifiutato l’invito. D’altronde anch’io, a rifletterci bene, nulla trovo da eccepire sulle sacrosante ragioni di zia Concettina. Così, a mezzogiorno, eccoci tutti puntuali alla sua porta, in mano l’uovo di Pasqua o la colomba. Dopo rituali scambievoli baci e abbracci, senza ritegno ci precipitiamo verso la tavola apparecchiata, dove già troneggiano filari di uova sode colorate, fra distese di fette di salame corallina, pizza al formaggio,casatiello, pecorino primo sale e via dicendo….Spazzolato l’antipasto, zia Concettina incalza granitica, proponendoci lasagne, capretto al forno con patate, insalata di erbette di campo altrimenti dette “misticanza”. E poi l’uovo di cioccolato da spaccare – e relativo starnazzar di giubilo alla scoperta della sorpresa – e poi la colomba, l’agnello di marzapane … Che dire? Fuori splende un sole tiepido che definire invitante è riduttivo, ma tutti finiamo accoccolati e ruminanti sui divani, raccontandoci il non detto di almeno tre mesi, e sorseggiando un divino plurimo caffè che aiuta a non addormentarsi. Almeno non subito. In fondo desiderosi di stringerci tra noi e beati di esserci ritrovati. Zia Concettina aveva ragione... Due volte l’anno, si può fare.

 

Due chiacchiere sul Bon Ton

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Due chiacchiere sul bon ton

 

Apericena ( Donna Letizia, su Grazia 1956, avrebbe detto Cocktail) .

Villa dell’onorevole Prènsile, h 19. Bella gente, un parterre di tutto rispetto, direi: manager in rigorosamente Armani, modelleindossatriciconduttrici TV tutte rigorosamente scosciate su un fianco, sinistro direi…Senza farfallina di Belen, troppo dejavu, patetica ormai…Tanti colori, oro, argento, mirra…Tanti seni, doverosamente resuscitati dalle magiche mani del professor Rinvengo….Tanti politici, preferibilmente in smoking. Camerieri in giacca bianca si aggirano fluidi, come pattinando, con vassoi arditamente in bilico su palmi di mani rialzate. Gli ospiti rapacemente gradiscono:in ogni mano sinistra, con nonchalance, ciascuno stringe in sua balia una flùte alcolica, d’obbligo come lo scettro per la regina Elisabetta… Tutto un “Ciaocarissimotitrovounosplendore”, giustamente declinato al maschile o al femminile. A seconda. E chi non si conosce?. Come diceva Donna Letizia, al secolo Colette Rosselli, moglie di Indro Montanelli, nel fare le presentazioni bisogna tenere a mente le gerarchie. Se tu , padrona di casa, ti trovi di fronte una giovane puledra bionda e un non meglio noto manager di qualche cosa, il bon ton esige che tu presenti lui a lei, superiore in quanto donna e perdipiù per il momento a latere di un supersilvio non sai bene quale. Se viceversa la giovane puledra si trova di fronte un Senatore della Repubblica, allora dovresti presentare lei a lui, superiore per età, prestigio, titoli, visibilità mediatica e così via. E se di fronte al Senatore della Repubblica si trova una signora “bene”, non più giovanissima ma ancora sulla breccia, magari una nota scrittrice, o “moglie di…”? Allora niente dubbi: il Senatore, ancorché uomo prima che istituzione, verrà presentato lui alla signora, cui dovrà fare – visto il prestigio, la signorilità, etc – impeccabile quanto accennato baciamano. Come dire “m’inchino e non m’inchino, a te l’onore, per ora, col tempo si vedrà”.

Così dovrebbero andare le cose: ma siete mai stati oggi a un apericena? Si entra dalla porta già aperta, si gira un rapido colpo d’occhio sul parterre e ci si butta, veleggiando, verso il buffet per afferrare, prima che spariscano del tutto, qualche tartina al caviale iraniano. Poi, masticando, ci si gira verso il vicino di destra, si porge la mano libera e si dice:”Ciao, io sono Elda” e lui, di rimando:”Io Giuseppe” e si comincia a chiacchierare. Altrettanto fa la padrona di casa con il vicino di sinistra, della cui identità è assolutamente ignara, a parte il nome di battesimo,s’intende….

Tutto decostruito, insomma, fluido, come capita. Meglio, no? Colette inorridirebbe, ma noi millennians, senza progetti, senza futuro, tra poco senza pianeta, non abbiamo proprio più tempo per le cerimonie….

 

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