Priscilla va in Grecia

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Due chiacchiere di Bon ton

Carissime, questa volta la proposta è seria, si va in Grecia!

La mia amica Caterina, la cui nonna è greca, precisamente dell’isola di Samos, mi ha invitato ad andarla a trovare insieme con lei. Sono pronta in un fiat, ho gettato in un sacco costumi da bagno e pareo, non serve altro , pare. Per il viaggio indosso una canottiera bianca e un paio di shorts di jeans, più le infradito capresi. E’ tutto. Raggiungiamo insieme in treno Ancona, dal cui porto un mastodontico traghetto greco bianco e rosso ci accoglie nel suo ventre brulicante e misterioso. Ci sistemiamo sul ponte e mangiamo i panini che abbiamo preparato. E’ il tramonto, seta rosa su sfondo azzurro il mare, nel cielo lunghi stracci di nubi di soffice garza rosa. Un trionfo di colori preziosi e sfumati. Già godo, come sono felice! Recintiamo coi parei le nostre postazioni e ci facciamo un giretto all’interno. C’è un micro casinò, con tanto di croupié, e io vengo risucchiata dal fascino irresistibile delle macchinette. Mi accomodo davanti a una, non dopo aver cambiato pochi euro per il golosissimo secchiello trabordante di gettoni. Caterina mi segue esitante con sguardo critico, lei non ama il gioco ma mi lascia fare, e infatti, dopo qualche giro un po’ si’ e un po’no, eccoti là che ti becco i tre cocomeri allineati e contenti, cui segue lo scroscio inarrestabile delle monetine. La macchina vomita, vomita vittoria e io ballo da sola pazza di gioia. Da sola perché Caterina non mi offre né aiuto nella raccolta delle vincite né alcuna espressione di partecipazione alla mia contentezza.

Carico ben tre secchielli di vincite e vado a riscuotere.”Sono ottocento euro”, mi fa la contabile senza una piega. Sto per partire per un altro sirtaki di gioia, ma la mano gelida di Caterina si posa ferma sul mio braccio:”La Grecia è un paese povero!”, mi soffia sottovoce ma con grande severità. La guardo e capisco cosa mi sta chiedendo. Lo trovo ingiusto e fuori luogo, non rinuncerò alla vincita, chissà quanto hanno guadagnato prima con le perdite degli altri. L’impiegata continua senza una piega a trasformare la mia vincita in euro. Un bel mucchio. Mi sembra un sogno, non ho mai vinto al gioco.

Invito subito Caterina al bar per brindare, ma lei declina gentilmente e si dice preoccupata per le nostre postazioni, abbandonate da molto tempo. Torniamo sul ponte. E’ scesa la notte: il cielo è uno spettacolo incredibile, tutto stelle, e il fruscio delle onde contro la chiglia della nave rende l’atmosfera magica, anzi mitica. Ci sdraiamo a terra sui pareo, poggiamo la testa sullo zaino, e restiamo lì a farci portare dal cielo, dal mare, dalle stelle,dal silenzio, nel buio sacro della dea della notte. Nessuno parla, stiamo tutti intenti a resistere al sonno per goderci lo spettacolo il più a lungo possibile: e quando ti ricapita? Alla prossima, amiche care…….

 

Priscilla va in weekend

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Due chiacchiere di bon ton

Carissime, che emozione! La mia amica Ippolita, da tutti corteggiatissima in quanto per qualche quarto discendente dalla nobile stirpe dei Pizzuti del Gallo, proprietaria di un’antica torre nella bassa Toscana, mi ha invitata a trascorrere questo weekend nella sua torre, appunto, nella Toscana bassa.
Che dire? Ippo non è tra le mie amiche del cuore, è appena un tantino snob e un sacco scassabottoni, ma come dimenticare che in fondo è contessa e l’aristocrazia - tutti abbiamo amato le favole, non raccontassero balle sul fascino che ancora oggi esercita un bel titolo - se ti sceglie, ti impreziosisce….

La tua immagine pubblica viene immediatamente potenziata.

E infatti, quando ho messo la notizia in rete, dopo cinque minuti ero sommersa di auguricongratulazionicomplimentimessaggi di ogni tipo con offerte di fedeltà pura e imperitura…

Chi ci troverò, laggiù?

È ben noto che Ippo frequenta la Real Casa
in quanto amica da tempo della dama di compagnia di Kate Middleton, ma non oso sperare…..

Ippo cavalca, gioca a polo e a tennis da Dio, e naturalmente parla un inglese
fluently. Io no, ma vedrò come cavarmela. Quanto a guardaroba, ho il costume da cavallerizza opportunamente acquistato al mercatino di via Sannio per una festa in maschera anni fa, e l’abito da sera. Sono scarsina invece nelle tenute intermedie – cocktail, brunch – ma chiederò a mia cugina Isa, che ha la mia stessa taglia, di prestarmi qualcosa. Riesco a ottenere due abitucci Prada solo dietro prostrate suppliche e la promessa di fare a casa mia al più presto un nutrito cocktail per presentare Ippo agli amici. Accetto torva il bieco ricatto, e comunque, per ogni evenienza, non si sa mai, aggiungo al trolley i miei vecchi jeans e un paio di magliette, carico la mia macchinetta verde zucchina puro vintage anni ’70 , e go !

Bordesando bordesando lungo la vecchia Aurelia, raggiungo Ansedonia, come indicatomi, poi percorro dieci km e svolto a destra. La macchina comincia a zampettare su una sterrata piuttosto accidentata nel sottobosco della campagna selvaggia e sterminata, dove non vedesi anima creata né manufatto d’uomo. Avanzo imperterrita per oltre venti chilometri, poi svolto a sinistra e secondo Ippo già dovrei vedere la torre. Non vedo nulla ma non mi perdo d’animo, so che devo percorrere ancora due km, avanzo fiduciosa e per poco non ci sbatto contro nella torre, che mi si para davanti all’improvviso sulla destra tra un confuso starnazzare di oche, galline e un rabbioso abbaiar di cani. Inchiodo immediatamente e mi domando perché nessun cartello avvisi il viaggiatore dell’approssimarsi del maniero….Scendo, irritata e confusa. Non compare nessuno. Poi facendo attenzione scorgo, seduta vicino a un portale di legno con un grande chiavistello di ferro arrugginito, una vecchina candida, una contadina che preparara il becchime per i pollami in una ciotola di ferro…

Mi avvicino, con educazione chiedo della contessa Ippolita Pizzuti del Gallo e preciso che sono attesa, sono sua ospite. La vecchietta s’illumina in viso: “Ah! E’ lei! L’Ippolita m’ha detto di non preoccuparsi, di salutarla e di scusarla. Non c’è!” “Come non c’è?” la voce di Priscilla è esile come il più diafano dei cristalli. “Oggi stava appunto cogliendo i fiori per la sua camera, quando hanno chiamato dalla segreteria di Lapo Elkann per un invito al Teatro dell’Opera di Verona.
Naturalmente è dovuta partire di corsa, povero angelo. 
Mi ha detto però di dirle che, se le fa piacere, può restare, può visitare la torre…” .

Ma io ho già le mani sul volante e sto facendo velocissima manovra in retromarcia, mentre grido alla vecchietta dal finestrino aperto:
”Non importa, me la saluti, sarà per un’altra voltaaaaaaa……….”

Epifania

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Epifania tutte le feste porta via, si dice. Con malinconia. Dopo il 6 gennaio si ritorna al grigio lavoro quotidiano, sveglia al mattino presto, freddo , buio, strade  rigorosamente incolori, la tua sedia o bottega che ti aspetta… Mentalmente si fa il conto di quanto manchi alla prossima festa, che è Carnevale. Intanto si affronta di nuovo la routine: stessi pranzi, stesse cene, stessi giorni, stesse pene.
Insomma basta! Ci si può rallegrare la vita anche senza i bagliori natalizi: basta reinventarsela ogni giorno!

Certo, il lavoro è quello che è, ma se lo firmi con la tua originalità e la tua passione può essere anche gratificante.

E poi al mattino, basta con la solita tazza di caffè trangugiata in piedi in pigiama per fare più in fretta! Anche se sei da solo, appena alzato vai a lavarti e, se puoi, prima di vestirti, prepara la tavola o un angolino piacevole con il  bricco del latte, del caffè, la scatola di latta antica provenzale coi biscotti, la tua tazza preferita e un vasetto di ceramica con qualche fiore colorato, magari di quelli della piantina sul davanzale. Poi corri a vestirti – sempre al meglio in relazione al luogo e alle persone che devi incontrare - guardati allo specchio, fatti un bel sorriso. Ti piaci?                                                                                                                                
E olè….la colazione ti aspetta. Goditela, ascoltando alla radio musica e notizie, e intanto pensa che hai davanti un nuovo giorno: chissà cosa potrà portarti!...
Conservati questo pensiero in fondo all’anima fino a sera, perché ogni minuto è buono per svoltare l’angolo.

Uscendo compra il giornale – non hai idea quanto faccia bene sentirsi parte dei fatti e dei pensieri del mondo, per brutti che siano, anche questo ti farà compagnia tutta la giornata - e fatti regalare dal fioraio una foglia, un fiore, un rametto da infilare ovunque tu voglia, purché visibile: ti guarderanno tutti interrogativi, e tu sorridi e saluta  chi conosci e chi non conosci.

Fai una puntata al bar per comprare un biglietto del superenalotto e approfittane per degustare  la tua ultima chicca : un ottimo espresso, con la sua morbida schiuma ,  siglerà il tuo primo mattino.    
                                                                                                                                  
Entrando in ufficio, mi raccomando, continua a sorridere e a salutare chi conosci e chi non conosci, tanto ti guarderanno tutti,  se hai ancora il fiore all’occhiello.
E sorridi: il tuo buon umore si spanderà e autoricaricherà, accompagnandoti alla tua scrivania.

L’allegria è contagiosa, la gentilezza anche: saranno la tua forza per creare intorno a te un’atmosfera di leggerezza che farà bene a tutti, te compreso.

Tu insinui che io abbia l’anima di Walt Disney o di Frank Capra?

Può darsi. Ma chi ha detto che siano anime sbagliate?

È Natale

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Comincia sul finire del mese di Novembre, quando per le strade balugina una luminosità diversa e tu ancora non capisci.
Poi stani la prima vetrina inghirlandata di led bianchi, e capisci: è Natale. No, ancora ce ne vuole, per carità.
Ma ti stupisci che ci risiamo. Che, nonostante gli attentati, i femminicidi, i lanci del ciccione dell’Est,  le minacce  del biondone dell’Ovest, i migranti , la povertà assoluta, ci risiamo!

Per un mese e passa vedremo il mondo a colori, le vetrine ricche di addobbi, le strade piene di gente alla ricerca del regalo più bello (e possibilmente cheap), il mondo contento, che prepara nelle case alberi decorati d’oro e d’argento, Babbi Natali rossi che passeggiano bonari, e musiche di Dean Martin, Frank Sinatra e zampognari nostrani, sotto megamazzini imprigionati in cubiche corazzate di lucine violette, che, chissà come, ti fanno pensare ad Alcatraz, Sing Sing o a una misteriosa, agghiacciante astronave aliena di cui, chissà perché, nessuno si preoccupa!

Eccoci, dunque, che la festa cominci: tutti obbligati, nonostante non ci sia un beneamato nulla da festeggiare. Abito nuovo? Non ci sono soldi.
Si va a cercare tra i vecchi abiti quello che, magari rinfrescato da un  qualcosa con paillettes alla scollatura, si indosserà per il cenone. Si strombazzeranno tra famiglie irrinunciabili inviti a destra e a manca, esortazioni a riunirsi, a ritrovare l’amore dimenticato – e  anche le liti e i nodi psicologici irrisolti - e chi se ne importa se nessuno ci crede e alla sola idea di rivedere lo zio Michele ci si appalla. È il Natale!

Per più di un mese reciteremo un copione vecchio di secoli, una finzione scenica di gioia e d’amore, di luce e colore che  resiste in cartellone più di qualunque altra pièce generata da mente umana.

Ma perché, dico perché, ci siamo inventati questa festa della pace?

Pensa e ripensa, eccola la risposta: ma perché è il gesto più antico di bon ton della storia!

Dobbiamo, almeno una volta ogni tanto, presentarci come festanti ed eleganti agnellini  al salotto della vita. Se per tutto l’anno siamo egoisti, noncuranti, cinici e cattivi, dobbiamo pure far vedere che le buone maniere le conosciamo e che, come ci si comporta nelle grandi occasioni, lo sapremmo, e alla grande.

Fare i buoni non ci piace, non sempre, almeno.
Ma sappiamo cos’è l’amore: e allora via con la recita annuale, che dimostri a noi e al Padreterno che  la bontà ci appartiene!

Ipocrisia? No, perché?

Come ogni gesto di bon ton, esibisce il desiderio disperato di bellezza che, in fondo in fondo, cova per davvero  in ognuno di noi….

Auguri!

Il Rientro

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Bon Ton e società… Il rientro.

La coda interminabile sulla A1 , tratta Napoli-Roma, è davvero una tortura: la macchina scotta, l’acqua da bere si è lessata, l’aria condizionata ha smesso di funzionare da un bel po’.

IL RITARDARIO, L’ANTICIPANTE, IL PUNTUALISTA

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Due chiacchiere sul Bon Ton Lady Orny

IL RITARDARIO, L’ANTICIPANTE, IL PUNTUALISTA

Trattasi di tre tipologie antropologiche molto diffuse. Si distinguono, per l’approccio con modalità diverse al grande e unico tiranno della nostra era tecnologica, Monsignor Tempo. Sacro è. Intoccabile, indiscutibile, capace di catastrofi inenarrabili, qualora non lo si rispetti a dovere. Tutti a Lui ci inchiniamo. Naturalmente, come sempre davanti ai tiranni, differenziate sono le reazioni della razza umana all’approccio: paura, ansia di non soddisfarlo, sudori freddi qualora all’appuntamento della vostra vita già siate in ritardo di dieci minuti, diarree e coliche se l’appuntamento vi sia stato personalmente richiesto dal grande Capo, oppure confusione mentale, lettura traballante e distratta, perciò errata, dell’orologio, oppure ancora concentrazione esistenziale su quelle benedette lancette affinché esse abbiano a coincidere senza fallo con l’ora richiesta.

Prendiamo quest’ultimo caso. Il tizio comincia a controllare le lancette un’ora prima, alle 15: bene, il caffè dopo pranzo ci sta, 7 minuti dopo faccio in tempo ad acchiappare la circolare Est, che mi lascia in mezzora a quindici minuti a piedi (cronometrati, cosa credete) dalla meta, meta raggiunta, 5 minuti per varcare il portone, infilarsi nell’ascensore e premere III piano. Ecco che il magico campanello viene premuto esattamente alle ore 16. Questa tipologia è molto diffusa tra i lavoratori doveristi e i giocatori di burraco perfezionisti: chi vi appartiene è un “puntualista”, e non fa una piega quando l’inserviente lo fa accomodare con un Prego,il dottore non ha ancora finito, dovrà attendere 10 minuti.

Poi c’è il “ritardatario”: come definirlo? Un irresponsabile? Un peccatore cronico? Non è che egli non conosca l’ora della convocazione : è che nel

percorso per giungere alla meta c’è sempre una telefonata di troppo, un casuale incontro con l’amico che non vedeva da due giorni e che insiste per una caffè veloce veloce al primo bar (+ irresistibile confessione degli accadimenti dei due giorni ignoti a entrambi), poi c’è la vecchietta sorda – ma tanto a modo, come si fa a dirle di no?- che vuol sapere l’ora e gliela devi urlare dieci volte nell’orecchio prima che percepisca. Il ritardatario è colui per il quale ogni occasione è buona per caricarsi d’ansia istantanea e rimuovere la memoria dell’ ansia regina.

E che dire dell’ “anticipante”? Pratica col tempo uno strano gioco.....Ricorda benissimo data e ora dell’appuntamento. Ma saggiamene teme: chessò, che nel percorso per giungere alla meta s’interpongano una telefonata di troppo; un casuale incontro con un amico, che insista per una caffè veloce veloce al primo bar; una vecchietta sorda che voglia sapere l’ora ....e via dicendo. Cosa fa allora, furbo, l’anticipante? Comincia le operazioni di preparazione con mezzora di anticipo sul tempo necessario. Lui è uno che prevede : perciò spegne il telefonino, per strada cambia marciapiede quando intravede da lontano parvenze di amici scassapalle, e, quanto alla vecchietta sorda - chi te conosce? - picche!!!!!!!

Così arriva sotto il fatidico portone con una buona mezzora di anticipo. Guarda l’orologio, come se non lo sapesse, mentre un fine sottile sorriso gli increspa le labbra : “Tempo, tiè!!!!!” Già. Ma ora il tempo avanza....Che fare della mezzora vuota che gli resta da riempire prima di bussare al fatidico campanello?

E saranno cavoli suoi, nooo?

Buona Pasqua

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LADY ORNY

Due chiacchiere sul Bon ton

 

BUONA PASQUA

( o , se preferite, BUONA PRIMAVERA)

“Natale coi tuoi e Pasqua con chi vuoi”, recita un vecchio proverbio : e certo, se Pasqua è rinascita – di Gesù, della natura, dei fiori, del tepore dell’amore, della libertà - pare logico uscire a scoprire nuove meraviglie. Non come a Natale dentro casa, al riparo dal freddo e a gozzovigliare, ma per le vie del mondo, a bearsi l’anima di nuovi suoni e odori e colori… Pare…

Epperò, indagando presso zia Concettina, una bisprozia per parte di mammà quasi centenaria, ma tosta e forzuta come il sol dell’avvenire,vengo a scoprire:

1) che riunisce per il pranzo di Pasqua a casa sua la progenie al completo, perché “ occupati come siete tutti voi, e tutti sempre di corsa, quando mai mi ricapita l’occasione di bearmi della nostra compagnia se non nelle feste comandate?”

2) “Un giorno, dico un solo giorno, vogliamo sederci a tavola col tempo nostro a goderci una bella mangiata ???”

Indagando più a fondo presso i congiunti, vengo a sapere che nessuno, dico nessuno, ha addotto scuse e rifiutato l’invito. D’altronde anch’io, a rifletterci bene, nulla trovo da eccepire sulle sacrosante ragioni di zia Concettina. Così, a mezzogiorno, eccoci tutti puntuali alla sua porta, in mano l’uovo di Pasqua o la colomba. Dopo rituali scambievoli baci e abbracci, senza ritegno ci precipitiamo verso la tavola apparecchiata, dove già troneggiano filari di uova sode colorate, fra distese di fette di salame corallina, pizza al formaggio,casatiello, pecorino primo sale e via dicendo….Spazzolato l’antipasto, zia Concettina incalza granitica, proponendoci lasagne, capretto al forno con patate, insalata di erbette di campo altrimenti dette “misticanza”. E poi l’uovo di cioccolato da spaccare – e relativo starnazzar di giubilo alla scoperta della sorpresa – e poi la colomba, l’agnello di marzapane … Che dire? Fuori splende un sole tiepido che definire invitante è riduttivo, ma tutti finiamo accoccolati e ruminanti sui divani, raccontandoci il non detto di almeno tre mesi, e sorseggiando un divino plurimo caffè che aiuta a non addormentarsi. Almeno non subito. In fondo desiderosi di stringerci tra noi e beati di esserci ritrovati. Zia Concettina aveva ragione... Due volte l’anno, si può fare.

 

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