Maria Callas - La Mostra sulla Divina

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  • Written by  Silvia Basimat

 Maria Callas. The Exhibition: un profondo viaggio nella ricchissima carriera artistica e nella intensa vita della Divina, proposto nella mostra a Lei dedicata che si tiene a Verona dall’11 marzo al 18 settembre, anteprima del tour internazionale che che toccherà Atene, New York, Parigi, Città del Messico, e tutti i grandi poli culturali del pianeta.

La mostra è un intenso percorso attraverso filmati d’epoca, interviste, foto, oggetti documenti, abiti e gioielli appartenuti alla Callas, provenienti da archivi nazionali e internazionali e dal suo archivio personale, accompagnati dalla meravigliosa voce dell’artista.

Anna Maria Cecilia Sophia Kalogeropoulous, (New York, 2 dicembre 1923 – Parigi, 16 settembre 1977) nacque a New York da genitori greci, studiò e si formò dapprima negli Stati Uniti, e poi, (trasferitasi in Grecia con la Madre, nel 1937, dopo la separazione dei genitori) ad Atene, fino ad aprirsi ad una folgorante carriera internazionale che la vide protagonista assoluta delle scene per tutti gli anni ’40, ’50 e ’60 e che la fa considerare, a ragione, il più grande soprano del Novecento.

Le sue formidabili doti di soprano e attrice, il successo artistico ed il mito che seppe costruirsi attorno, le sono valsi l'appellativo di Divina. Dotata di una voce straordinaria e del tutto particolare, che raccoglieva in sé un timbro inconfondibile, un’estensione vocale ed un’agilità notevoli, uniti a capacità interpretative drammaturgiche e auliche e ricche di pathos, talora quasi catartiche, Maria Callas conquistò le platee di tutto il mondo.

Le vicissitudini della sua sfera amorosa e la sua vita molto ricca ed intensamente vissuta, carica di forti emozioni, fecero parlare i più famosi rotocalchi ed emozionarono, fino ad impressionare empaticamente, anche il pubblico non erudito. La costruzione mediatica, talora forse involontaria, dell’immagine di una donna altera, orgogliosa e determinata , che non si sottrae dallo sfiorare la perfidia a volte, dette vita ad un vero e proprio mito attorno alla sua figura.

Fin da bambina visse di conflitti emotivi, di forti emozioni e di intransigente disciplina. Notissimo il pessimo e tormentato rapporto con la madre, che la mise al mondo per tentare di sostituire suo fratellino, morto in tenera età; pare che non fosse nemmeno da lei riconosciuta e non ebbe un nome per i primi giorni della sua vita. All’età di 5 anni, sfuggita al controllo della madre, fu investita da un’automobile e rimase in coma per molte settimane, avvenimento questo che dalla stessa Callas venne considerato ragione del notissimo “cattivo carattere”, che pare l’abbia accompagnata per tutta la vita.

Testarda e ostinata, ribelle, tenebrosa, sfacciata, ma anche timida, altera ma sentimentale e avvolta sempre da una aura di mistero e di ineffabilità.

Il suo talento artistico, una volta esploso, conobbe un successo senza interruzioni, nonostante i tragici eventi storici: una Guerra mondiale e l’occupazione nazista del suo paese fino al ‘45, quando decise di costruirsi una nuova vita privata ed artistica a New York, fino ad approdare in Italia, nel 1947.

L’Italia, prescelta, e a ragione, come unica possibile patria musicale ed artistica, fu per lei terra di consacrazione e fortissimo trampolino di lancio.

Nel 47 (2 agosto 1947) debuttava all’Arena di Verona con La Gioconda di Amilcare Ponchielli e a partire da quel momento fu un crescendo di successi fino alla sua consacrazione degli anni 48/50, al suo ingresso alla Scala, nel 1951, attraverso quelli che son stati considerati i suoi anni d’oro (1951-1957)

In Italia trovò anche il primo amore: si sposò a Verona con Giovanni Battista Meneghini, ricco industriale e grande appassionato di opera. Meneghini l’accompagnò e le fece da mentore, assieme al celebre direttore d’orchestra Tullio Serafin, negli anni della fioritura artistica.

È noto come la Divina fosse vittima di un'importante disfunzione ormonale, probabilmente di origine psicologica, che la portò ad una considerevole crescita di peso (pare che attorno ai 27/28 anni arrivasse a sfiorare i 100 kg), di cui riuscì a liberarsi completamente tra il 1952 e il 1954, periodo in cui la cantante perse ben 36 chili. Negli anni 1955–1957 raggiunse i 54 kg. Molte ipotesi sono state fatte sui metodi impiegati, fino alla leggenda di un verme solitario ingerito consapevolmente.

La sua figura cambiò drasticamente in questi anni e Maria Callas divenne un vero e proprio modello di donna da imitare : la Divina accolse di buon grado, e fece proprio, lo stile della sublime Audrey Hepburn di Vacanze romane, allora imperante, nonostante la corporatura e i tratti fortemente marcati, a volte duri, e “alla greca”.

Rilevanti furono anche le conseguenze di questa "trasformazione della Callas", sul palco, dove in questi anni raggiunse livelli eccelsi, esprimendo un modello di recitazione , forte e nervoso, ma nel contempo, aulico.

Fu in quegli anni che crebbe anche la sua attenzione per la mondanità e per la cura della sua immagine: si affidò alla stilista italiana Biki, che che contribuì alla trasformazione della Callas in un'icona sofisticata ed elegante, cosi come si addice ad una protagonista assoluta dei salotti milanesi degli anni cinquanta.

Con i capelli schiariti e una silhouette da indossatrice, la Divina attraversa i suoi anni d’oro, lasciandoci l’icona di una meravigliosa Violetta nella Traviata, dove la sua magnifica voce e la sua figura scenica, (arricchita dalle drammatiche espressioni della Duse e dalle pose sensuali della Garbo), toccano i più alti livelli.

Del 1957 è L’incontro con Il ricchissimo armatore greco Aristoteles Onassis, che con un intenso e pervicace corteggiamento riuscì infine a farla innamorare di lui, dopo le famosissime vacanze estive del ‘59 trascorse sullo yacht Christina assieme a Winston Churchill e consorte e ad altre personalità dello star-system internazionale dell’epoca. Una storia d’amore passionale, intensa, travolgente ma anche estremamente dolorosa, quella tra la grandissima Maria Callas e l’uomo più ricco del mondo.

Così come il primo amore, Meneghini, le aprì le porte per il successo artistico, la travagliata storia d’amore con Onassis accompagnò la Callas a un triste declino artistico e personale.

Gli stessi anni dell’amore con Onassis segnano, infatti, il declino dell’artista (1958-1965): le condizioni vocali mostrarono segni di logoramento, vari sono gli episodi di stanchezza e gli attacchi di afonia; conseguenti, i contrasti con i teatri committenti, uno stato psicologico complesso, sempre più forte, il desiderio di porre fine alla carriera di soprano.

Le attività di cantante furono sempre più soppiantate da quelle mondane, sempre accompagnata da Onassis che, peraltro, non condivideva la passione per la lirica, e che contribuiva a tenerla lontano dalle scene. (Impegnata con il Covent Garden di Londra per quattro rappresentazioni di Tosca, riuscì a tenere solo quella di gala, in presenza della regina Elisabetta, 5 luglio 1965. Questa fu l'ultima volta che la Callas cantò in un'opera integrale.

Senza darsi per vinta, volle (nel 1966) un’occasione per tornare alla ribalta, non più nell'opera ma nel cinema, come protagonista del film Medea di Pier Paolo Pasolini con la produzione di Rossellini.

Il suo amore con Onassis, da lei stessa definito un amore “brutto e violento”; fu una storia intensa e passionale, ma piena di gelosie, litigi, tradimenti. Durato circa 10 anni, ha segnato definitivamente la vita della Callas. Lui le promise un matrimonio che non le concesse mai. Ebbero un bambino, Omero, che morì dopo poche ore dalla nascita.. ed infine, le spezzo’ il cuore definitivamente con l’abbandono ed il suo matrimonio con Jacqueline Kennedy, il 17 ottobre del 1968, di cui Maria leggendo la notizia dai quotidiani 3 giorni prima. A seguito di questa umiliazione, Maria Callas cadde in depressione.

Nell'ottobre 1973 iniziò un tour mondiale, che si concluse l'11 novembre del 1974 a Sapporo, in Giappone. Sarà la sua ultima esibizione in pubblico. Negli ultimi anni (1966-1977) iniziò anche il declino personale: Il declino della voce, nonostante lei tentasse coraggiosamente di farvi fronte, assieme ai forti dolori che visse nei primi anni 70: la rottura della grande amicizia col tenore Giuseppe di Stefano, la morte del padre, la morte del suo primo produttore Serafin, e la morte dell’amato Onassis nel 75, la portarono ad una forte depressione che fu protagonista, assieme alle droghe, dell’ultimo periodo della sua vita. Ritiratasi in un volontario esilio a Parigi, nella sua casa di avenue Georges Mandel, lì morì a soli 53 anni (nel 1977 il 16 settembre) per attacco cardiaco, forse a seguito dell’ingestione di forti dosi di barbiturici (si disse) con accanto il suo fedele maggiordomo e la sua fidata governante.

Resta irrisolto il mistero sui gioielli della Callas, i collier, gli orecchini con brillanti e rubini, forse scomparsi dopo la sua morte.

Donna affascinante e complessa, dotata di grandissimo carisma. La sua non è stata affatto una vita facile dal punto di vista personale, e sopratutto sul piano affettivo, ed il suo modo unico di viverla, intensamente e drammaticamente Fanno della Callas un mito senza tempo. Come i personaggi interpretati nell’opera, la sua vita reale, il suo dolore è stato tanto vero e forte da distruggerle l’anima. 

 

 

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