Hippie chic? Come la cultura Hippie ha cambiato... La cultura di sempre.

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Chi più chi meno, tutti sappiamo che il '68 è stato un anno cruciale per quanto riguarda la storia e lo stile, un periodo che in tanti ricordano come un momento di forte tensione e che i più giovani, invece, vedono come un periodo magico che ha rivoluzionato il modo di pensare comune.

Di fatto, però, il '68 non ha solo dato inizio ad una rivalsa sociale che ha influenzato le generazioni di tutto il mondo, ma i suoi colori ed abiti, così particolari e riconoscibili anche a distanza di anni, hanno davvero segnato e cambiato lo stile di tutti i decenni successivi.



Tu cosa pensi se ti nomino il 1968?

Io alla
minigonna, un indumento così carico di libertà, autodeterminazione e voglia di esprimere se stessi che mi ha sempre affascinato.

A proposito, sapete come è nata la minigonna?

La minigonna nasce nel 1963 e questa invenzione è associata all'inglese Mary Quant, una famosa stilista che già dagli anni '50 iniziò ad accorciare gli orli dei suoi abiti, rendendoli sempre più corti, una vera rivoluzione che avrebbe influenzato tutte le mode degli anni a venire.



Bisogna ammettere, comunque, che noi siamo abituati a seguire le mode dettate delle dive di tutto il mondo, sempre pronte ad indossare l'abito del più gettonato stilista del momento, all'epoca le tendenze venivano dettate proprio da chi scendeva in piazza, creando così un vero e proprio streetstyle che avrebbe poi influenzato tutti i designer futuri.

Perchè gli hippie formarono una cultura a sé, andando contro l'establishment dell’industria della moda e quindi creando loro in prima persona uno stile che cambiava in base ai gusti personali, mantenendo comunque un tratto distintivo e involontariamente (o forse no) uniformato.



Di fatto l'ondata hippie nacque per contrastare le guerre e chi le faceva nascere, con l'intento di portare un messaggio di pace e fratellanza ispirato a quei popoli che trascorrevano la propria vita nella serenità più totale; i colori usati, proprio per questo motivo, erano sempre vivaci e allegri, passando dalle
righe al floreale fino allo stile optical, un modo per sfogare la propria creatività ma anche dimostrare il proprio pensiero ed orientamento.



Grande rilevanza avevano poi le
frange, legate alla cultura dei Pellerossa, le gonne ad A, morbide e facilmente indossabili, e la tecnica del Tie Dye (letteralmente “Annoda e tingi”), usata in particolare sulle t shirt per ricreare un'esplosione psichedelica di colori.



Ma nella meravigliosa follia degli hippie ha trovato spazio anche anche lo stile “
Spaziale”, ispirato anche da film cult dell'epoca con “2001 Odissea nello spazio” e “Barbarella”, creando così una serie di pinze, bracciali, occhiali e via dicendo metallizzati o plastificati.



Forse non tutti se ne sono accorti, ma una particolarità dello stile hippie è che ha sempre evitato di esporre loghi, proprio per specificare la propria battaglia contro tutto ciò che rappresentava la borghesia; unico simbolo usato era quello della pace, ovviamente per il suo significato, che nel tempo è diventato un vero e proprio must.



Parlare però dei capi hippie più usati, vista la loro varietà, non è facile: i
pantaloni a zampa, le fasce e le coroncine di fiori, gli orecchini ornati di piume, i top leggeri e trasparenti, i giacchetti jeans e gli occhiali da sole dalle lenti molto grandi (ma anche molto strette), una quantità indefinita di accessori ed abiti che venivano accostati tra loro creando un effetto unico.
E nei 50 anni successivi, inevitabilmente, queste influenze si sono fatte vedere in tutta la moda, partendo dal pret-a-porter, nato proprio nel '66 per mano di
Yves Saint Lauren con la linea “Rive Gauche”, fino all'alta moda.



Ne è un esempio la donna di
Versace per la collezione autunno couture del 2015, con capelli disfatti e onde bohémien avvolti da delicate corone di fiori, le frange di Alberta Ferretti, le proposte gonna color rosa cipria di Adam Lippes o il completo da viaggiatore azzurro polvere di Chloè.



Insomma, ora avete capito quanto la cultura hippie ha modificato la moda e la sua concezione? Ancora no?

Bè, rileggete da capo questo articolo e fate attenzione a tutto ciò che abbiamo nominato; possedete o avete mai avuto nell'armadio uno di questi indumenti o accessori?

Ecco, ora sicuramente avete meglio capito di cosa parliamo.

Medik8: trattamenti avanzati per la cura della pelle

La cosmoceutica ed i suoi prodotti negli anni sono decisamente cambiati, come il loro utilizzo; se prima, infatti, questi avevano un'efficacia più blanda e per ottenere risultati durevoli era necessario per forza rivolgersi ad un vero e proprio medico, ora la questione è decisamente cambiata ed esistono soluzioni alternative che possono aiutare qualsiasi tipi di difetto o inestetisma ad un costo decisamente più contenuto.

In questo universo di cosmetici rientra il brand Medik8, leader del mercato cosmoceutico riconosciuto per la qualità e la provata efficacia dei suoi prodotti, sempre realizzati con ingredienti di altissima qualità e studiati quotidianamente da un'equipe con oltre 40 anni di esperienza.

Grazie a Medik8 è possibile rimediare in maniera naturale ai principali problemi della pelle come l'invecchiamento,
imperfezioni, rossore, disidratazione ed iperpigmentazione, con la sicurezza di protocolli dall'efficacia provata e adatta a tutti i tipi di pelle.

Proprio per questo motivo, e per mantenere il prestigio del nome, ottenuto dopo anni di assiduo impegno, Medik8 non è presente in tutti i punti vendita, ma solo in determinati store selezionati attentamente sulla base delle loro caratteristiche e della qualità del servizio.

La linea Medik8 nasce dall'assiduo lavoro di uno staff esperto che punta solo su ingredienti ricercati e sull'utilizzo corretto delle molecole, sulla giusta concentrazione che garantisce gli effetti dediderati e su come avere sempre sieri freschi, motivo per cui nei laboratori tutto viene prodotto in piccoli lotti.

Non avete mai provato i cosmetici Medik8?

E arrivato il momento di farlo e di scoprire la loro efficacia.

Per chi fosse interessato, è possibile trovare tutti i prodotti Medik8 ed operatori pronti a consigliarvi ciò che è meglio per voi a Roma, presso gli store Bongarzone e Bongarzoneiorio!

Raffaella Carrà in mostra a Roma: storia di un'icona senza tempo

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L'ombelico più famoso al mondo? Passa il tempo ma è sempre il suo. Perchè anche se ora è naturale vedere ragazze per strada con il ventre scoperto, 50 anni fa il pensiero comune era totalmente diverso, e per una donna non era “appropriato” scoprire in modo così arrogante una parte del corpo. Ma lei, che ha fatto davvero la storia della televisione italiana, lo ha sempre sfoggiato con grande orgoglio e senza guardare in faccia a nessuno. E direi che ha fatto bene.

          


Di chi stiamo parlando? Ovviamente della mitica
Raffaella Carrà!

Non solo un'artista a 360°, ma una vera e propria icona di stile che con le sue canzoni ed i suoi spettacoli ha accompagnato intere generazioni di ragazzi e non, portando nel piccolo schermo un concetto di show girl che nessuno potrà eguagliare.

      

Per celebrare questo vero e proprio mito, che ha compiuto da poco 75 anni, proprio in questi giorni a Roma è presente la mostra dal titolo “Iconoclasti -
lo stile di Raffaella Carrà nell’opera di costumisti e stilisti”, in cui è possibile vedere da vicino abiti, oggetti e foto che raccontano tutta la carriera di questa show woman che con le sue canzoni e la sua carica ha girato il mondo.

           

Tanti forse non lo sanno, ma la mostra è stata proposta durante la settimana di AltaRoma, e questo non è un fatto di poco conto; è la prima volta che la rassegna di alta moda della capitale rende omaggio ad un personaggio televisivo come Raffaella Carrà, grazie anche alla collaborazione di alcuni costumisti che l'hanno vestita e seguita durante i suoi show come Luca Sabatelli, Corrado Colabucci, Gabriele Mayer, Gabriella Pera.

La mostra, organizzata a Cinecittà da Fabiana Giacomotti, specialista di costume televisivo, autrice e direttore scientifico del Master in Teoria e Strategie della Moda all’Università La Sapienza di Roma, ospita più di 40 abiti dell'artista e racconta una vera e propria epoca di programmi tv che tutti ricordano.

            

Raffaella Maria Roberta Pelloni, questo il vero nome della nostra Raffaella Carrà, viene quindi raccontata attraverso 40 abiti scelti tra i 400 che ha indossato, portando così grandi nomi della moda come Renato Balestra, Greta Boldini, Luigi Borbone, Mario Dice, Antonio Grimaldi, Giuseppe di Morabito, Guillermo Mariotto per Gattinoni, Leitmotiv, Fausto Puglisi, Marco Rambaldi, Francesco Scognamiglio, Daizy Shely.



Durante la visita si nota, inoltre ,l'accuratezza con cui sono state scelte le foto ed i video, attentamente selezionati dall'archivio di Rai Teche, mostrando anche i bozzetti degli anni '70 che raccontano il modo in cui è nata l'icona e, soprattutto, il personaggio Carrà.
 
              

Insomma, siete curiosi di saperne di più? Vi consigliamo di vederla di persona!

La mostra sullo stile di Raffaella Carrà è a Roma d
al 29 giugno al 15 luglio al Teatro 1 di Cinecittà, in via Tuscolana 1055.

Wedding 2018: le acconciature da sposa

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Se siete qua probabilmente state cercando qual è la soluzione migliore per le acconciature sposa 2018 da sfoggiare al vostro matrimonio, e direi che siete nel posto giusto. L'argomento non è semplice da affrontare, complici le mode che continuamente cambiano ed i gusti soggettivi delle future spose, ma possiamo comunque tracciare delle linee generali su cui tutte, per questo 2018, potranno fare affidamento.

A proposito, avete già dato uno sguardo ai nostri articoli dedicati al giorno del matrimonio?

Abbiamo affrontato diversi argomenti, partendo dalle tendenze trucco sposa del 2018, passando per i diversi tipi di velo esistenti fino ad arrivare all'intimo migliore da indossare per il grande giorno, una serie di argomenti che abbiamo sviluppato per aiutare tutte quelle donne che si avvicinano al giorno del sì e, in generale, per dare dei consigli utili a chi ne ha bisogno.

Ora, però, affrontiamo in maniera chiara l'argomento di oggi, cercando quindi di capire quale sia la migliore acconciatura da sposa tenendo sempre presente, però, l'abito indossato ed il contesto in cui si andrà a celebrare il matrimonio, fattori da non sottovalutare per la buona riuscita delle nozze; ovviamente il discorso cambia a seconda del taglio di capelli portato abitualmente, anche perchè la regola è che la sposa deve sempre sentirsi a suo agio con ciò che indossa, “trucco e parrucco” compresi.

Acconciature sposa 2018 | tendenze capelli sposa 2018 | pettinatura sposa 2018

Premettiamo che un elemento che ad oggi accomuna quasi tutte le acconciature da sposa, però, è sicuramente l'accessorio, oggi più alla moda che mai: coroncine di fiori, decorazioni con perle, dettagli unici che danno un tocco di luce e charme anche alle acconciature più semplici.

Parola d'ordine: intreccio morbido

Superati i look costruiti e gli chignon tiratissimi, oggi la sposa deve puntare su un'acconciatura sicuramente più morbida ed informale, non troppo fissa e versatile per poter essere aggiustata per il dopo cerimonia; in questo discorso non è possibile non nominare la treccia che è possibile reinventare in diversi modi ed adattare anche ai vari momenti della giornata, partendo comunque dall'intreccio che, a differenza del passato, deve essere volutamente messy.

Acconciature sposa 2018 | tendenze capelli sposa 2018 | pettinatura sposa 2018               Acconciature sposa 2018 | tendenze capelli sposa 2018 | pettinatura sposa 2018

Qui rientra anche lo chignon, sempre morbido e mai eccessivamente dritto, rievocando così un'atmosfera romantica d'altri tempi che ha un risultato attuale e allo stesso pratico.

I
l semiraccolto, poi, è l'acconciatura perfetta per le nuove spose, la soluzione ideale per chi vuole una pettinatura poco formale ma comunque chic; è adatto a tutte, e soprattutto si può adattare a tutte, che si tratti di capelli lisci o ondulati, donando così a chi la porta un senso romantico a raffinato.

Acconciature sposa 2018 | tendenze capelli sposa 2018 | pettinatura sposa 2018       Acconciature sposa 2018 | tendenze capelli sposa 2018 | pettinatura sposa 2018

E per la sposa con i capelli corti?

Partiamo da un presupposto: anche se in tanti pensano il contrario, non è assolutamente necessario avere i capelli lunghi per poter sfoggiare al proprio matrimonio un'acconciatura indimenticabile. Anzi, le ultime tendenze vedono il capello corto protagonista delle tendenze sposa 2018, ed il motivo è molto semplice: sono pratici, trendy, rock quando serve ed eleganti nelle grandi occasioni.

Acconciature sposa 2018 | tendenze capelli sposa 2018 | pettinatura sposa 2018

Di gran moda, poi, sono i tagli
bob, nelle sue varie derivazioni semi lunghe (wob) e lunghe (lob), perfetti per le spose che, con un accessorio anche minimo, vogliono ottenere un effetto unico e luminoso: basta aggiungere un fermaglio, un gioiello, un diadema, una coroncina di fiori o una catena con elementi studiati per donare subito un effetto veramente speciale.

Acconciature sposa 2018 | tendenze capelli sposa 2018 | pettinatura sposa 2018

I capelli corti, però, non sono tutti uguali: se la lunghezza lo consente si può optare per un effetto waves, se i capelli sono ricci invece verranno toccati pochissimo, enfatizzandoli magari con degli elementi di luce, ma bisogna comunque tener conto del tipo di capello e dello spessore: se il vostro capello è liscio e fine bisognerà giocare sui volumi per enfatizzarli e dargli la giustizia che meritano. Una soluzione è quella di creare movimento ed onde, oppure di optare per un'asciugatura con effetto spettinato.

Acconciature sposa 2018 | tendenze capelli sposa 2018 | pettinatura sposa 2018

Insomma, vi abbiamo dato sicuramente diversi spunti da cui partire per essere perfetto il vostro grande giorno, ma chi meglio di un esperto in materia può svelarci i segreti per un matrimonio davvero da favola?

Ne parliamo con Stefano Bongarzone:



 

La vita di un naso profumiere | Intervista ad Enrico Buccella #5

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Continuiamo oggi con la rubrica dedicata ai profumi che ormai portiamo avanti da qualche settimana con Enrico Buccella (vedi qui gli altri articoli), naso profumiere che ci sta svelando tutti i segreti sui profumi e la loro creazione.

Oggi entriamo più nel profondo di questo discorso, analizzando anche le sensazioni e la vita di un maestro profumiere:

- Caro Enrico, come ben sai i tempi cambiano e anche i gusti delle persone; come sei riuscito a rinnovarti e a non restare sempre legato ad un particolare tipo di aromi?

- Carissimi Stefano ed Angelo, andando avanti con l’intervista, avrete sicuramente capito quanto siano stati importanti, per me, lo studio e la ricerca.

Per ricerca non intendo soltanto quella che ti porta a scoprire nuove sostanze, anche perché, al giorno d’oggi, c’è ormai ben poco da scoprire.

In questo senso a me è capitato negli ultimi anni di scoprire un nuovo tipo di incenso, sempre della famiglia della Boswellia, l’Omumbiri (Commiphora Wildii).

Stavo lavorando ad una fragranza da omaggiare ad una notissima personalità (di cui ovviamente non farò il nome), nata in Sud Africa, terra nella quale, a dire il vero, non nascono fiori o piante così intriganti dal punto di vista dell’olfatto.

Mi sono ricordato che, nella vicina Namibia, esiste un popolo che, dopo secoli di nomadismo, ha stabilito nel deserto del Namib la propria sede. Si tratta degli Himba.

Hanno un reddito annuo pro capite di 85 dollari, vivono di quel poco che il deserto può dare loro allevando qualche mucca che bruca all’ombra di  piante alte un paio di metri e larghe fino a 8 mt. Si tratta di Boswellia sacra , sottofamiglia Commiphora Wildii e, per tredici volte l’anno permettono loro di raccogliere queste lacrime di resina prodotta dalla corteccia . Appunto l’Omumbiri. Un incenso molto particolare che sa di arancio e mirra. Le donne Himba ne tengono per loro una piccola quantità che ammorbidiscono col burro che producono mungendo gli armenti e poi mescolano con la terra rossa del deserto. Ne fanno una pomata con la quale ricoprono il proprio corpo diventando delle statue bronzee viventi ed emananti un profumo molto particolare.

Quanto sopra mi ha dato l’ispirazione ed ho creato la fragranza.

Credo di essere l’unico a lavorare ed usare questo incenso in profumeria.

Come dicevo prima, la ricerca è anche lavorare a nuove metodologie nell’applicazione delle formule. Ho già accennato degli studi effettuati per incrementare la persistenza.

Oltre a tutto questo c’è da dire che il mondo del profumo è infinito. Le sostanze aromatiche sintetiche ti permettono di creare profumi che in natura non esistono, le essenze naturali associate insieme donano armonia ed un’eleganza vellutata altrimenti irraggiungibile.

Direi che è praticamente impossibile restare legati ad un archetipo aromatico.

Voglio peccare un attimo di immodestia e me ne scuso, ma c’è da dire anche che sono un creatore piuttosto prolifico e, soprattutto, molto fantasioso. Posso spaziare nelle varie famiglie olfattive senza portarmi mai appresso quelle che una volta venivano definite basi.

Vi spiego: quando si racconta dei profumieri dell’ultimo secolo (vale a dire di quelli che hanno avuto a disposizione chimica e natura e che hanno fatto la storia), parlando delle loro composizioni si dice che:

“l’accordo vaniglina bergamotto era la base di tutte le sue creazioni” oppure

“si faceva produrre una speciale diantina , che usava in tutte le sue formule, per dare un magnifico effetto garofano”

Ecco io non mi faccio produrre nulla e non c’è alcun accordo ripetuto da una fragranza all’altra. Questo mi permette di rinnovarmi  continuamente. I tempi  ed i gusti cambiano ed io sono qui ad accettare la sfida.

Nella sua lunga carriera ha creato fragranze di tutti i tipi; tra questi ne ha una in particolare che porta nel cuore?

- Questi sono i miei numeri:

  • 65 fragranze a listino nei miei 4 brand
  • 20 fragranze per una decina di brand diversi
  • Oltre 400 formule già create e sperimentate.

Ogni formula diversa dall’altra, ogni formula frutto di studio e di lavoro in laboratorio.

Con ognuna di queste c’è un legame affettivo.

Però, delle prime commercializzate addirittura conservo i contenitori delle sostanze componenti.

Di queste la prima, ATHUNIS, quella che ha spalancato le porte del mondo della nicchia, casualmente, quella che mi ha proiettato nella profumeria artistica facendomi entrare dalla porta principale.

Una formula semplice, costituita da pochi elementi, ma ognuno di questi elaborato con amore e passione per trarne il messaggio che volevo trasmettere.

ATHUNIS per il popolo Etrusco era il Dio della guerra.

Io volevo rappresentare una battaglia che si svolgeva 4000 anni fa tra navi costruite da tronchi di cedro del Libano, che andavano a fuoco e si spegnevano con l’acqua del mare.

Un effetto incredibile raggiunto con l’invecchiamento in botte di rovere del vetyver di Java (assai più potente di quello di Haiti).

È il numero uno in tutti i sensi, lo porto nel cuore.

Profumi e persistenza | Intervista ad Enrico Buccella #4

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Grazie alla disponibilità ed esperienza di Enrico Buccella, abbiamo scoperto come si diventa naso profumiere, come nasce una fragranza e dove il profumiere trova l'ispirazione per le sue creazioni.

Oggi la domanda è più personale, quasi psicologica, perchè non è mai facile capire i gusti di chi si ha davanti, ma spesso è necessario sforzarsi per arrivarci anche solo vicino.

- Ognuno di noi prova sensazioni diverse quando sente un profumo, creando anche opinioni molto discordanti; come riesci a capire qual è la fragranza perfetta per una determinata persona?

- Cari Angelo e Stefano, partiamo subito da un presupposto: la persistenza.

In tutti questi anni non c’è stato cliente che non mi abbia detto: ”Mi rivolgo a lei perché desidero una fragranza persistente, che si senta per tutto il giorno”.

Poiché anch’io ho sempre valutato poco quei profumi commerciali particolarmente evanescenti e non duraturi, ho fatto della persistenza una (passatemi il termine) ragione di vita.

Attraverso anni di studi ho capito che non è sufficiente alzare il livello di concentrazione per rendere la creazione più duratura ma, piuttosto, lavorare sulla sinergia tra più elementi.

Nel successivo avanzamento ho cercato applicazioni sempre più tecniche e specifiche.

Ho chiamato un mio brand CERCHI NELL’ACQUA perché il nome è l’esempio più semplice per capire un principio della meccanica quantistica che spiega il fenomeno ondulatorio e l’irradiamento delle particelle.

Molto semplicemente: un sasso gettato in acqua provoca il movimento della stessa attraverso onde suscitate da ulteriori movimenti verticali delle particelle che la formano. (come la hola allo stadio!) In caso contrario basterebbero pochi sassi per svuotare uno stagno.

L’elettrone (assieme al protone ed al neurone) forma l’atomo. Un insieme di atomi forma la molecola.

All’elettrone sono permesse ben definite orbite e non infinite, questo condiziona la molecola.

Una determinata sostanza è composta da molecole.

Una formula ben congegnata darà alle sostanze che la compongono uno sviluppo ordinato (per l’appunto perpendicolare alla superficie irrorata) .Questo determina la notevole persistenza dei miei profumi .

Stabilito che la persistenza influenza la scelta per oltre il 40%, c’è da dire che molti si innamorano della storia e dell’ispirazione della fragranza, oltre che della costruzione.

In ogni caso per me è importante stabilire un contatto. Devo sapere se la persona è stanca del suo profumo, se ama cambiarlo spesso, l’età, lo stile di vita, la famiglia olfattiva che predilige. Fondamentale sarà la prova sulla pelle dell’interessato.

Un profumo molto concentrato, contenendo meno alcool, evaporerà più lentamente di un altro che ne contiene di più, quindi va sentito con calma sul dorso della mano per svilupparsi con il calore corporeo.

Succede spessissimo con le mie fragranze che un cliente torni ad acquistarle dopo qualche ora, ma poi sarà per sempre.

In effetti è raro che si abbandonino le mie creazioni.

Appuntamento al prossimo appuntamento con Enrico Buccella!

Come nasce un profumo? Intervista ad Enrico Buccella #2

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Continuiamo oggi con l'intervista ad Enrico Buccella, il famoso naso profumiere che ci racconterà per diverse settimane tutto ciò che bisogna sapere sui profumi e la loro creazione.

- "Enrico, quasi tutti utilizzano profumi, ma siete in pochi a conoscere i veri segreti per realizzare una fragranza; come nasce un nuovo profumo?

- Carissimi Stefano e Angelo,

premesso che non passa giorno in cui io non abbia preso appunti, annotato formule o sperimentato qualche accordo, in genere un nuovo profumo nasce per una ispirazione improvvisa, per situazioni affettive, per richiami della memoria o per una richiesta.

Dagli appunti possono nascere cose interessanti perché quando li sviluppo in laboratorio tento accostamenti e lavorazioni mai provate prima che possono portare buoni risultati.

Mi spiego meglio:

le sostanze a disposizione per la creazione di una fragranza sono oltre 3000. Un profumiere prende conoscenza di circa 600 di queste sostanze ogni 10 anni, si avete capito bene, 10 anni perché prendere conoscenza non significa riconoscerle all’olfatto ma saperle lavorare in singolo o tra loro, a freddo, a caldo, con solventi.

Poi , secondo i rudimenti della Chimica, bisogna conoscere alcuni fenomeni che possono ingenerarsi nell’unione di una o più sostanze in assoluto o a contatto con la pelle. Per semplicità dirò che l’utilizzo di un estere (sostanze deputate alle note di testa fresche, fruttate, deliziose) per il fenomeno dell’idrolisi che può avvenire anche sulla pelle attraverso la sudorazione, potrebbe riportare all’acido di provenienza non sempre così affascinante.

(Butirrato di amile: sentore di banana e di mela; Acido butirrico: odore di burro rancido)

Come dicevo , la trasformazione da profumo ad odore incerto può avvenire anche sulla nostra pelle che, attraverso i pori, libera il nostro organismo dalle tossine prodotte. Un buon profumo deve superare queste difficoltà attraverso la sua struttura e la sua composizione. In poche parole attraverso la perizia del profumiere.

Mi scuso per questa lunga parentesi ma credo sia doverosa per far comprendere quanti sono gli ostacoli da superare per arrivare al traguardo.

Se la fragranza viene richiesta espressamente ed il cliente ha le idee chiare non resta altro da fare che accontentarlo , ovviamente nel migliore dei modi.

Se il cliente è indeciso il lavoro diventa più divertente, quasi una sfida. Ma i momenti magici sono quelli passati a comporre per un ricordo o per un affetto e quando l’essenza è pronta è si prova con l’alcool , come la musica mette le ali alle parole, ecco che si libera lo spirito della creazione.

Io posso dire con certezza che ognuna delle 65 fragranze che attualmente produco è nata per amore e non per caso.

Alcuni esempi:

PICCOLO AMOR e’ come aprire l’armadio dei ricordi; un maglione o una sciarpa a contatto con la pelle che ha indossato la fragranza ne rinnova il ricordo anche dopo un

anno. Il profumo preferito da mia moglie , ogni cosa ne è permeata, anche il pelo liscio e setoso della sua adorata carlina: PICCOLO AMOR.

ISOTTA Fiorisce e si nasconde con modestia nell’erba alta, eppure la viola, con il suo profumo e la sua dolcezza, infonde positività ed energia allo spirito e così piccina si fa sentire con veemenza. Dedicato a mia figlia Isotta, la piccola di casa….così presente!

Potrei continuare con PYRGOS, IPAZIA e RAYSULI momenti e personaggi storici e gli altri a seguire perché, come detto tutte le mie fragranze hanno una storia".

Un ringraziamento a Enrico Buccella!

Sotto la sposa: intimo e... fondamentale

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Oggi entriamo in un ambito più particolare, che riguarda il giorno del grande sì ma sopratutto il momento in cui il matrimonio è finito: l'intimo della sposa.

Sfortunatamente mi ritrovo qui a sfatare un mito che da sempre accompagna tutte le donne prossime all'altare: l'intimo della sposa non sempre è super sexy, ma ha il compito di rendere impeccabile la forma del vestito; per questo motivo deve essere comodo, funzionale e confortevole per permetterle di muoversi come meglio crede.

Gli 
slip, sempre morbidi, lisci e privi di elastici, devono essere in seta o microfibra per evitare la formazione di antestetici “difetti” sul vestito; queste regole si possono però superare in caso di grandi gonne, che concedono alla fortunata di poter giocare con qualche ricamo o trasparenza.


Per quanto riguarda i colori 
il bianco è un must, ma sono ben accette anche tonalità di rosa o celeste, e ancora rosa e cipria, evitando così colori troppo accesi che rischieremmo di vedere attraverso il vestito. 


E il reggiseno della sposa?

Bè, il reggiseno ha un'importanza da non sottovalutare; questo, infatti, deve essere invisibile ma sostenere perfettamente i seni, anche quelli più prosperosi, e dare una carica di sicurezza a quelli meno floridi. Per questo si può scegliere tra diversi modelli, in base all'abito e quindi alle proprie esigenze: reggiseni a fascia, coppe auto adesive, fasce push up o reggiseni da allacciare in vita, tutto dipende dalle necessità della sposa.


Non dimentichiamo poi un'altra opzione che ritroviamo sempre più spesso nei matrimoni: il 
bustino per l'abito da sposa, che abbinato ad una gonna ampia e vaporosa dà un tocco di femminilità e sensualità fuori dal comune. 


Il punto forte del bustino è la capacità di modellare il corpo della donna, assottigliando la vita e mettendo in risalto il decolletè. 

E se il seno è molto prosperoso si può usare il bustino? 

Nessuna paura, sarà necessario scegliere il giusto bustier che contenga le forme ed esalti la sensualità della sposa, senza mai cadere nel volgare.

Ma quali sono i tipi di bustino da sposa esistenti?

1. Il più tradizionale, ma anche quello più romantico, resta sicuramente il 
bustino a cuore, stretto sul busto e in vita in modo da valorizzare il seno ed intagliato nella parte superiore, donandogli così una chiara forma a cuore; questo tipo di bustino è ideale quelle donne che hanno belle spalle e seno non troppo grosso, che altrimenti rischierebbe di creare qualche problema, soprattutto in chiesa.

2. Il corpetto a taglio dritto, invece, è decisamente più semplice e lineare, perfetto per le donne curvy e abbondanti di seno in quanto tende ad allungare la figura;


3. Più tradizionale, ma sempre attuale, è il bustier stile impero, tipico della Francia dei primi '800; in questo caso il corpetto è molto corto, è quindi ideale per chi vuole mettere in risalto la parte superiore del corpo e nascondere quella inferiore, magari con una gonna larga e voluminosa.
Proprio per questo motivo spesso viene usato dalle donne in dolce attesa, proprio per far sì che il ventre non sia troppo esposto. 


4. Vi è poi il 
corpetto monospalla, aderente nel busto e, come dice il nome stesso, allungato fino ad una spalla, lasciando quindi l'altra scoperta; in questo modo l'attenzione cadrà completamente sulla parte centrale dell'abito, garantendo così una linearità anche a quelle donne che non hanno un busto perfettamente dritto.


5. Di gran moda, ma probabilmente più indicato per un rito civile, è inoltre il corsetto che avvolge perfettamente tutto il corpo, come se fosse un body, che attraverso un prolungamento avvolge le spalle e riempie l'abito di sensualità.


Ovviamente ogni bustino avrà le sue decorazioni, come inserti in pizzo e pietre preziose, a seconda dei gusti, e la propria chiusura, che sarà a bottoncino se si punta sulla comodità o a corsetto per uno stile più sexy e audace.

E per quanto riguarda la 
giarrettiera?


Questo accessorio, nato inizialmente per l'uomo in modo tale da aiutarlo a sostenere le calze, solitamente è di colore blu per seguire la tradizione che vuole un oggetto di questo colore per portare fortuna alla sposa.

Sembrerà assurdo, ma questo piccolo accessorio ha una storia antica, risalente al 1800, prima volta in cui se ne parlò perchè indossato da Carlo Magno; in seguito Edoardo III d'Inghilterra designò la giarrettiera come prestigiosa onoreficenza della corona inglese, fondando proprio “L'ordine della giarrettiera”. Nel 1900, con l'avvento degli autoreggenti e dei collant, questo indumento sparì in quanto aveva perso la sua principale funzione, ma il suo destino era semplicemente evolversi, diventando così uno strumento di seduzione ammirato e conteso.

Come si indossa la giarrettiera?

Diciamo che ci sono alcune regole che è sempre necessario rispettare: la giarrettiera 
va messa sempre sulla gamba destra, poco sopra il ginocchio, deve essere sempre provata prima del matrimonio per capire l'effettiva vestibilità (non deve essere troppo stretta e lasciare segni ma neanche troppo larga e rischiare di farla scivolare sulla gamba) e, soprattutto, deve essere rigorosamente ricevuta come regalo.


I colori che è possibile usare sono o il bianco o il blu, ed il suo tessuto per eccellenza è il pizzo; di fatto è possibile anche scegliere il raso ed applicare dei nastrini o dei punti luci, senza mai però creare difetti sul vestito della sposa.

Ovviamente bisogna stare attenti che il tutto sia comodo e non crei fastidi alla sposa; non dimentichiamo che la giarrettiera dovrà essere portata tutto il giorno, fino al momento in cui il marito della sposa gliela sfilerà per lanciarla agli invitati, imitando così il lancio del bouquet.


Insomma, da ciò che abbiamo detto sino ad ora si è già capito quanto sia ampio e complesso l'argomento “matrimoni e spose”, ed oggi ne abbiamo affrontato solo una piccolissima parte di cui spesso si parla troppo poco.

Ma di questo fantastico mondo e delle sue mille sfaccettature c'è ancora tanto da raccontare, e noi siamo pronti a farlo per farvi scoprire come poter organizzare il vero matrimonio dei sogni.

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