La truccoterapia

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Quando anni fa, in un mio momento di riflessione professionale, mi chiesi perchè avevo scelto un lavoro che agli occhi di tutti potesse sembrare futile - e nella mia personale ricerca confesso di averlo visto anch'io qualche volta futile, leggero e troppo esteriore -, mi resi conto che così non era, in particolare quando ho valutato che ogni donna mi permetteva di poterla vedere struccata, dandomi così una confidenza tale da riconoscere la vita senza una facciata e senza maschere.



Di conseguenza ne veniva fuori quella che io definirei una “Potente fragilità”, ed è proprio da quella fragilità che ogni donna trae un punto di forza; da lì sono nati quelli che io considero i mille volti di ogni donna dove nulla può essere messo in atto se non viene richiesto, perchè scoprire se stessi è un lavoro che deve essere fatto attraverso un lungo percorso, un percorso di scoperta che il viso ci racconta attraverso geometrie, profondità e dettagli. Insomma, una vera e propria cura alla ricerca di se stessi e alla ricerca del rapporto con gli altri



Trucco letteralmente vuol dire illusione, ma non con accezione negativa, anzi, nel senso adatto a nascondere quel senso di fragilità che può diventare un punto di forza. Conoscere la tecnica del make up - e per conoscere non intendo studiare tutte le tecniche, ma studiare la propria tecnica per mettere in risalto i punti di forza di un viso - è da considerarsi una vera e propria cura.



Da qui nasce il concetto di “Truccoterapia”, nient'altro che un vero e proprio percorso da svolgere con un programma studiato. Guardare la propria immagine riflessa allo specchio non è sufficiente per arrivare ad essere autocritici; l'immagine riflessa, infatti, viene tradotta dal nostro cervello in modo bonario, ma per imparare a guardarsi profondamente bisogna farsi una fotografia e riguardarla con attenzione, come se fossimo degli estranei a noi stessi.

Questo è il vero inizio di un viaggio attraverso una conoscenza profonda che ha come mezzo principale il gioco. Questo viaggio, comunque, non deve assolutamente essere messo in atto da soli, ma bisogna essere aiutati da una consulente nel quale riponiamo tutta la nostra fiducia che ci insegna e ci accompagna a vivere il make up come un accessorio comportamentale.



Quando non ci sentiamo a nostro agio spesso decidiamo di tagliarci i capelli, acquistiamo un nuovo abito, ci stordiamo guardando un film o facendo una vacanza, ma la vera ricerca della realtà è quella di poter indossare una maschera invisibile che non è un accessorio da considerare esterno, bensì uno degli altri 1000 volti che ci appartengono.

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