Due chiacchiere sul Bon Ton

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  • Written by  Lady Orny

 

Due chiacchiere sul bon ton

 

Apericena ( Donna Letizia, su Grazia 1956, avrebbe detto Cocktail) .

Villa dell’onorevole Prènsile, h 19. Bella gente, un parterre di tutto rispetto, direi: manager in rigorosamente Armani, modelleindossatriciconduttrici TV tutte rigorosamente scosciate su un fianco, sinistro direi…Senza farfallina di Belen, troppo dejavu, patetica ormai…Tanti colori, oro, argento, mirra…Tanti seni, doverosamente resuscitati dalle magiche mani del professor Rinvengo….Tanti politici, preferibilmente in smoking. Camerieri in giacca bianca si aggirano fluidi, come pattinando, con vassoi arditamente in bilico su palmi di mani rialzate. Gli ospiti rapacemente gradiscono:in ogni mano sinistra, con nonchalance, ciascuno stringe in sua balia una flùte alcolica, d’obbligo come lo scettro per la regina Elisabetta… Tutto un “Ciaocarissimotitrovounosplendore”, giustamente declinato al maschile o al femminile. A seconda. E chi non si conosce?. Come diceva Donna Letizia, al secolo Colette Rosselli, moglie di Indro Montanelli, nel fare le presentazioni bisogna tenere a mente le gerarchie. Se tu , padrona di casa, ti trovi di fronte una giovane puledra bionda e un non meglio noto manager di qualche cosa, il bon ton esige che tu presenti lui a lei, superiore in quanto donna e perdipiù per il momento a latere di un supersilvio non sai bene quale. Se viceversa la giovane puledra si trova di fronte un Senatore della Repubblica, allora dovresti presentare lei a lui, superiore per età, prestigio, titoli, visibilità mediatica e così via. E se di fronte al Senatore della Repubblica si trova una signora “bene”, non più giovanissima ma ancora sulla breccia, magari una nota scrittrice, o “moglie di…”? Allora niente dubbi: il Senatore, ancorché uomo prima che istituzione, verrà presentato lui alla signora, cui dovrà fare – visto il prestigio, la signorilità, etc – impeccabile quanto accennato baciamano. Come dire “m’inchino e non m’inchino, a te l’onore, per ora, col tempo si vedrà”.

Così dovrebbero andare le cose: ma siete mai stati oggi a un apericena? Si entra dalla porta già aperta, si gira un rapido colpo d’occhio sul parterre e ci si butta, veleggiando, verso il buffet per afferrare, prima che spariscano del tutto, qualche tartina al caviale iraniano. Poi, masticando, ci si gira verso il vicino di destra, si porge la mano libera e si dice:”Ciao, io sono Elda” e lui, di rimando:”Io Giuseppe” e si comincia a chiacchierare. Altrettanto fa la padrona di casa con il vicino di sinistra, della cui identità è assolutamente ignara, a parte il nome di battesimo,s’intende….

Tutto decostruito, insomma, fluido, come capita. Meglio, no? Colette inorridirebbe, ma noi millennians, senza progetti, senza futuro, tra poco senza pianeta, non abbiamo proprio più tempo per le cerimonie….

 

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