Priscilla va in weekend

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Due chiacchiere di bon ton

Carissime, che emozione! La mia amica Ippolita, da tutti corteggiatissima in quanto per qualche quarto discendente dalla nobile stirpe dei Pizzuti del Gallo, proprietaria di un’antica torre nella bassa Toscana, mi ha invitata a trascorrere questo weekend nella sua torre, appunto, nella Toscana bassa.
Che dire? Ippo non è tra le mie amiche del cuore, è appena un tantino snob e un sacco scassabottoni, ma come dimenticare che in fondo è contessa e l’aristocrazia - tutti abbiamo amato le favole, non raccontassero balle sul fascino che ancora oggi esercita un bel titolo - se ti sceglie, ti impreziosisce….

La tua immagine pubblica viene immediatamente potenziata.

E infatti, quando ho messo la notizia in rete, dopo cinque minuti ero sommersa di auguricongratulazionicomplimentimessaggi di ogni tipo con offerte di fedeltà pura e imperitura…

Chi ci troverò, laggiù?

È ben noto che Ippo frequenta la Real Casa
in quanto amica da tempo della dama di compagnia di Kate Middleton, ma non oso sperare…..

Ippo cavalca, gioca a polo e a tennis da Dio, e naturalmente parla un inglese
fluently. Io no, ma vedrò come cavarmela. Quanto a guardaroba, ho il costume da cavallerizza opportunamente acquistato al mercatino di via Sannio per una festa in maschera anni fa, e l’abito da sera. Sono scarsina invece nelle tenute intermedie – cocktail, brunch – ma chiederò a mia cugina Isa, che ha la mia stessa taglia, di prestarmi qualcosa. Riesco a ottenere due abitucci Prada solo dietro prostrate suppliche e la promessa di fare a casa mia al più presto un nutrito cocktail per presentare Ippo agli amici. Accetto torva il bieco ricatto, e comunque, per ogni evenienza, non si sa mai, aggiungo al trolley i miei vecchi jeans e un paio di magliette, carico la mia macchinetta verde zucchina puro vintage anni ’70 , e go !

Bordesando bordesando lungo la vecchia Aurelia, raggiungo Ansedonia, come indicatomi, poi percorro dieci km e svolto a destra. La macchina comincia a zampettare su una sterrata piuttosto accidentata nel sottobosco della campagna selvaggia e sterminata, dove non vedesi anima creata né manufatto d’uomo. Avanzo imperterrita per oltre venti chilometri, poi svolto a sinistra e secondo Ippo già dovrei vedere la torre. Non vedo nulla ma non mi perdo d’animo, so che devo percorrere ancora due km, avanzo fiduciosa e per poco non ci sbatto contro nella torre, che mi si para davanti all’improvviso sulla destra tra un confuso starnazzare di oche, galline e un rabbioso abbaiar di cani. Inchiodo immediatamente e mi domando perché nessun cartello avvisi il viaggiatore dell’approssimarsi del maniero….Scendo, irritata e confusa. Non compare nessuno. Poi facendo attenzione scorgo, seduta vicino a un portale di legno con un grande chiavistello di ferro arrugginito, una vecchina candida, una contadina che preparara il becchime per i pollami in una ciotola di ferro…

Mi avvicino, con educazione chiedo della contessa Ippolita Pizzuti del Gallo e preciso che sono attesa, sono sua ospite. La vecchietta s’illumina in viso: “Ah! E’ lei! L’Ippolita m’ha detto di non preoccuparsi, di salutarla e di scusarla. Non c’è!” “Come non c’è?” la voce di Priscilla è esile come il più diafano dei cristalli. “Oggi stava appunto cogliendo i fiori per la sua camera, quando hanno chiamato dalla segreteria di Lapo Elkann per un invito al Teatro dell’Opera di Verona.
Naturalmente è dovuta partire di corsa, povero angelo. 
Mi ha detto però di dirle che, se le fa piacere, può restare, può visitare la torre…” .

Ma io ho già le mani sul volante e sto facendo velocissima manovra in retromarcia, mentre grido alla vecchietta dal finestrino aperto:
”Non importa, me la saluti, sarà per un’altra voltaaaaaaa……….”

Prima colazione

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Due chiacchiere di Bon Ton

Priscilla, ragazza single di -anta anni, su poche cose è intransigente come sulla prima colazione.
A tale nobile scopo sacrifica mezz'ora del suo prezioso sonno mattutino, convinta che nulla propizi una buona giornata quanto un buon inizio.

Di solito consuma in cucina – preparare in sala le sembra macchinoso – purché questa sia in perfetto ordine già dalla sera precedente. Ciò che ritiene irrinunciabile alla riuscita dell’impresa è avere tempo a disposizione: mai trangugiare in piedi robe bollenti mentre con la mano libera si sfilano i beccucci dai capelli e il cuore batte follie d’angoscia al timore di un possibile ritardo. Priscilla detesta la fretta.                                                                       

Così con calma, dispone su un tavolino rotondo una tovaglietta immacolata fresca di stiro (ne esiste un’apposita pila nella credenza, che la colf controlla ogni giorno) e apparecchia con cura, non senza prima aver acceso la fiamma sotto la caffettiera già montata, in attesa sul fornelletto.

Dispone il pacchetto dei biscotti integrali senza zuccheri aggiunti, la marmellata di arance amare/pompelmo/limone, la scatola dei Kellog’s, ovviamente integrali, la caraffa del latte, ovviamente scremato e senza lattosio, la ciotola di riferimento e due tazzine di caffè, una davanti alla sua postazione di consumo e una più indietro, vedremo poi perché.

A questo punto l’ambiente è inondato dal profumo incomparabile del caffè che esce, e l’ora è giunta. Munita di presina al silicone, dispone la macchinetta su anatrella di ferro battuto già predisposta, e siede.

Ecco, il rito ha inizio.

Priscilla afferra la caffettiera con già citata presina al silicone, ne aspira ancora voluttuosamente il profumo, poi la inclina con grazia e sapienza sull’apposita tazzina: il liquido si riversa, nero e spumoso, fino a formare sulla superficie una cremina chiara e uniforme. Diligentemente, Priscilla strappa il bordo della bustina del dolcificante e lo versa nel caffè. Rimescola col cucchiaino, sempre aspirando voluttuosamente, poi deposita il cucchiaino e si concede il primo sorso, a occhi chiusi.

Niente può equiparare quel momento di paradiso: la giornata è benedetta.                                                                                                        

Lentamente, Priscilla trangugia il suo caffè, poi passa alla ciotola di latte freddo coi Kellog’s, poi a due – non di più, ha prescritto la sua nutrizionista – biscotti integrali spalmati di un velo di marmellata.

Sbocconcella distesa, senza fretta, a occhi chiusi: vorrebbe che quel momento non finisse mai… Purtroppo non è così, tutte le cose belle hanno una fine. Ma Priscilla ha predisposto perché anche questa sia dolce.

Afferra la tazzina vuota di caffè col suo piattino e cucchiaino e ne arretra la posizione sulla tavola, fino a lasciare libera la sua postazione. Poi porta avanti con civetteria la tazzina ancora intonsa, fino ad ora nelle retrovie, fino a trovarsela davanti. La caffettiera è ancora calda, meglio munirsi di presina. E così gloriosamente termina la prima colazione di Priscilla, con il secondo caffè del congedo, che, quanto a bontà non è proprio come il primo, ma fa sperare che tutto, prima o poi, ricominci.

Domani è un altro giorno…..

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