Profumi e persistenza | Intervista ad Enrico Buccella #4

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Grazie alla disponibilità ed esperienza di Enrico Buccella, abbiamo scoperto come si diventa naso profumiere, come nasce una fragranza e dove il profumiere trova l'ispirazione per le sue creazioni.

Oggi la domanda è più personale, quasi psicologica, perchè non è mai facile capire i gusti di chi si ha davanti, ma spesso è necessario sforzarsi per arrivarci anche solo vicino.

- Ognuno di noi prova sensazioni diverse quando sente un profumo, creando anche opinioni molto discordanti; come riesci a capire qual è la fragranza perfetta per una determinata persona?

- Cari Angelo e Stefano, partiamo subito da un presupposto: la persistenza.

In tutti questi anni non c’è stato cliente che non mi abbia detto: ”Mi rivolgo a lei perché desidero una fragranza persistente, che si senta per tutto il giorno”.

Poiché anch’io ho sempre valutato poco quei profumi commerciali particolarmente evanescenti e non duraturi, ho fatto della persistenza una (passatemi il termine) ragione di vita.

Attraverso anni di studi ho capito che non è sufficiente alzare il livello di concentrazione per rendere la creazione più duratura ma, piuttosto, lavorare sulla sinergia tra più elementi.

Nel successivo avanzamento ho cercato applicazioni sempre più tecniche e specifiche.

Ho chiamato un mio brand CERCHI NELL’ACQUA perché il nome è l’esempio più semplice per capire un principio della meccanica quantistica che spiega il fenomeno ondulatorio e l’irradiamento delle particelle.

Molto semplicemente: un sasso gettato in acqua provoca il movimento della stessa attraverso onde suscitate da ulteriori movimenti verticali delle particelle che la formano. (come la hola allo stadio!) In caso contrario basterebbero pochi sassi per svuotare uno stagno.

L’elettrone (assieme al protone ed al neurone) forma l’atomo. Un insieme di atomi forma la molecola.

All’elettrone sono permesse ben definite orbite e non infinite, questo condiziona la molecola.

Una determinata sostanza è composta da molecole.

Una formula ben congegnata darà alle sostanze che la compongono uno sviluppo ordinato (per l’appunto perpendicolare alla superficie irrorata) .Questo determina la notevole persistenza dei miei profumi .

Stabilito che la persistenza influenza la scelta per oltre il 40%, c’è da dire che molti si innamorano della storia e dell’ispirazione della fragranza, oltre che della costruzione.

In ogni caso per me è importante stabilire un contatto. Devo sapere se la persona è stanca del suo profumo, se ama cambiarlo spesso, l’età, lo stile di vita, la famiglia olfattiva che predilige. Fondamentale sarà la prova sulla pelle dell’interessato.

Un profumo molto concentrato, contenendo meno alcool, evaporerà più lentamente di un altro che ne contiene di più, quindi va sentito con calma sul dorso della mano per svilupparsi con il calore corporeo.

Succede spessissimo con le mie fragranze che un cliente torni ad acquistarle dopo qualche ora, ma poi sarà per sempre.

In effetti è raro che si abbandonino le mie creazioni.

Appuntamento al prossimo appuntamento con Enrico Buccella!

Trasloco: missione im-possibile

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Come rendere piacevoli piccoli fatti stressanti?

Esempi quotidiani ne abbiamo a bizzeffe, e non scherzano nemmeno quelli occasionali.

Uno a caso? Come organizzare un trasloco!

Un altro? Dove mettere un regalo super incompatibile con i nostri gusti, magari pure ingombrante, ma teniamo tanto alla persona che ce lo ha donato e non vogliamo disfarcene!

E rimanendo in tema "casa" c'è anche il frigorifero, che spesso per seguire una dieta si svuota e diventa sì, a prova di tentazioni... ma deprimente!

Insomma, i temi sono tantissimi.

Ma ecco subito qualche suggerimento per risolvere questo genere di situazioni con un'unica regola: niente di serio!

Consigli in cui regni sovrana un' intelligente superficialità, perchè la vera missione impossibile è imparare a divertirsi anche con le "scocciature".

Saranno almeno 10 i prossimi suggerimenti, uno x rubrica.

Ma ora torniamo a parlare del trasloco.

Se affrontate un cambio di casa con una ditta specializzata di alto livello, oppure se dovete imbarcarvi nel fai da te con aiuti “improbabili” per molti aspetti non cambia molto!

Comunque sia la circostanza richiede concentrazione, quindi vi suggerisco di iniziare da voi stessi:
liberate un piano di appoggio e come primissima azione incartate (imballate) tutte, e dico tutte le fotografie incorniciate che possedete, compresi album, porta foto ecc.; vi capiterà di notare particolari sfuggiti per anni, sarete in affettuosa compagnia (visto che le avete...) e alla fine del lavoro sarete magicamente più concentrati!

Ve lo assicuro, l'ambiente risulterà già vuoto come se foste a metà dell'opera!

E dopo questo primo suggerimento dagli intensi risvolti psicologici (buon pane per i traslocanti pensatori ) vi lascio alla prossima volta, arriverà il secondo suggerimento in tema e nuove (giuro, nuove) idee per i regali da fare e per i i regali ricevuti.

Ah, un appunto: anche il frigo vuoto diventerà un supermercato di niente!

L'editoriale di Stefano Bongarzone #1

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Siamo alla vigilia di una stagione che richiede la trasformazione, e non capisco mai perchè le trasformazioni dovrebbero avere una stagione quando dentro di me questo avviene ogni minuto.
E allora mi comporto così: faccio bagaglio del concetto trasformazione per tradurlo in una possibilità verso quella che viene definita cliente. Ma certo, da sempre la mia cliente è stata definita paziente solo perchè “sopporta” quel concetto così impegnativo che si chiama “tradurre la mia trasformazione”.

Bè, facciamolo con un taglio di capelli, va benissimo, ma a patto che si rispettino le regole o che vengano infrante totalmente.

Da dove attingo?

Dal quotidiano che mi sovrasta e dalle richieste interminabili del “qualcosa di nuovo”.

Un qualcosa di nuovo nasce dal concetto di cultura, che nella mia professione mi ha permesso di considerarmi uno “attento al costume”, e se continuate a chiedermi cosa andrà quest'estate non farò altro che accontentarvi.

Via libera quindi al caschetto in tutte le sue misure, lob bob o wob, dove la trasformazione diventa giornaliera; oggi liscio e biondissimo, domani di grande tendenza con un beach waves. E per tutte coloro che non rinunciano alle lunghezze, il lob diventa vincente anche perchè trasformabile in pochi secondi in un'acconciatura di gran classe.

Ecco, come al solito mi trovo a parlare di capelli, come se fosse la mia unica professione, ma ampio spazio al prossimo editoriale dove mi piacerebbe parlarvi di qualcosa che voi vorreste sapere...

Come nasce un profumo? Intervista ad Enrico Buccella #2

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Continuiamo oggi con l'intervista ad Enrico Buccella, il famoso naso profumiere che ci racconterà per diverse settimane tutto ciò che bisogna sapere sui profumi e la loro creazione.

- "Enrico, quasi tutti utilizzano profumi, ma siete in pochi a conoscere i veri segreti per realizzare una fragranza; come nasce un nuovo profumo?

- Carissimi Stefano e Angelo,

premesso che non passa giorno in cui io non abbia preso appunti, annotato formule o sperimentato qualche accordo, in genere un nuovo profumo nasce per una ispirazione improvvisa, per situazioni affettive, per richiami della memoria o per una richiesta.

Dagli appunti possono nascere cose interessanti perché quando li sviluppo in laboratorio tento accostamenti e lavorazioni mai provate prima che possono portare buoni risultati.

Mi spiego meglio:

le sostanze a disposizione per la creazione di una fragranza sono oltre 3000. Un profumiere prende conoscenza di circa 600 di queste sostanze ogni 10 anni, si avete capito bene, 10 anni perché prendere conoscenza non significa riconoscerle all’olfatto ma saperle lavorare in singolo o tra loro, a freddo, a caldo, con solventi.

Poi , secondo i rudimenti della Chimica, bisogna conoscere alcuni fenomeni che possono ingenerarsi nell’unione di una o più sostanze in assoluto o a contatto con la pelle. Per semplicità dirò che l’utilizzo di un estere (sostanze deputate alle note di testa fresche, fruttate, deliziose) per il fenomeno dell’idrolisi che può avvenire anche sulla pelle attraverso la sudorazione, potrebbe riportare all’acido di provenienza non sempre così affascinante.

(Butirrato di amile: sentore di banana e di mela; Acido butirrico: odore di burro rancido)

Come dicevo , la trasformazione da profumo ad odore incerto può avvenire anche sulla nostra pelle che, attraverso i pori, libera il nostro organismo dalle tossine prodotte. Un buon profumo deve superare queste difficoltà attraverso la sua struttura e la sua composizione. In poche parole attraverso la perizia del profumiere.

Mi scuso per questa lunga parentesi ma credo sia doverosa per far comprendere quanti sono gli ostacoli da superare per arrivare al traguardo.

Se la fragranza viene richiesta espressamente ed il cliente ha le idee chiare non resta altro da fare che accontentarlo , ovviamente nel migliore dei modi.

Se il cliente è indeciso il lavoro diventa più divertente, quasi una sfida. Ma i momenti magici sono quelli passati a comporre per un ricordo o per un affetto e quando l’essenza è pronta è si prova con l’alcool , come la musica mette le ali alle parole, ecco che si libera lo spirito della creazione.

Io posso dire con certezza che ognuna delle 65 fragranze che attualmente produco è nata per amore e non per caso.

Alcuni esempi:

PICCOLO AMOR e’ come aprire l’armadio dei ricordi; un maglione o una sciarpa a contatto con la pelle che ha indossato la fragranza ne rinnova il ricordo anche dopo un

anno. Il profumo preferito da mia moglie , ogni cosa ne è permeata, anche il pelo liscio e setoso della sua adorata carlina: PICCOLO AMOR.

ISOTTA Fiorisce e si nasconde con modestia nell’erba alta, eppure la viola, con il suo profumo e la sua dolcezza, infonde positività ed energia allo spirito e così piccina si fa sentire con veemenza. Dedicato a mia figlia Isotta, la piccola di casa….così presente!

Potrei continuare con PYRGOS, IPAZIA e RAYSULI momenti e personaggi storici e gli altri a seguire perché, come detto tutte le mie fragranze hanno una storia".

Un ringraziamento a Enrico Buccella!

Sotto la sposa: intimo e... fondamentale

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Oggi entriamo in un ambito più particolare, che riguarda il giorno del grande sì ma sopratutto il momento in cui il matrimonio è finito: l'intimo della sposa.

Sfortunatamente mi ritrovo qui a sfatare un mito che da sempre accompagna tutte le donne prossime all'altare: l'intimo della sposa non sempre è super sexy, ma ha il compito di rendere impeccabile la forma del vestito; per questo motivo deve essere comodo, funzionale e confortevole per permetterle di muoversi come meglio crede.

Gli 
slip, sempre morbidi, lisci e privi di elastici, devono essere in seta o microfibra per evitare la formazione di antestetici “difetti” sul vestito; queste regole si possono però superare in caso di grandi gonne, che concedono alla fortunata di poter giocare con qualche ricamo o trasparenza.


Per quanto riguarda i colori 
il bianco è un must, ma sono ben accette anche tonalità di rosa o celeste, e ancora rosa e cipria, evitando così colori troppo accesi che rischieremmo di vedere attraverso il vestito. 


E il reggiseno della sposa?

Bè, il reggiseno ha un'importanza da non sottovalutare; questo, infatti, deve essere invisibile ma sostenere perfettamente i seni, anche quelli più prosperosi, e dare una carica di sicurezza a quelli meno floridi. Per questo si può scegliere tra diversi modelli, in base all'abito e quindi alle proprie esigenze: reggiseni a fascia, coppe auto adesive, fasce push up o reggiseni da allacciare in vita, tutto dipende dalle necessità della sposa.


Non dimentichiamo poi un'altra opzione che ritroviamo sempre più spesso nei matrimoni: il 
bustino per l'abito da sposa, che abbinato ad una gonna ampia e vaporosa dà un tocco di femminilità e sensualità fuori dal comune. 


Il punto forte del bustino è la capacità di modellare il corpo della donna, assottigliando la vita e mettendo in risalto il decolletè. 

E se il seno è molto prosperoso si può usare il bustino? 

Nessuna paura, sarà necessario scegliere il giusto bustier che contenga le forme ed esalti la sensualità della sposa, senza mai cadere nel volgare.

Ma quali sono i tipi di bustino da sposa esistenti?

1. Il più tradizionale, ma anche quello più romantico, resta sicuramente il 
bustino a cuore, stretto sul busto e in vita in modo da valorizzare il seno ed intagliato nella parte superiore, donandogli così una chiara forma a cuore; questo tipo di bustino è ideale quelle donne che hanno belle spalle e seno non troppo grosso, che altrimenti rischierebbe di creare qualche problema, soprattutto in chiesa.

2. Il corpetto a taglio dritto, invece, è decisamente più semplice e lineare, perfetto per le donne curvy e abbondanti di seno in quanto tende ad allungare la figura;


3. Più tradizionale, ma sempre attuale, è il bustier stile impero, tipico della Francia dei primi '800; in questo caso il corpetto è molto corto, è quindi ideale per chi vuole mettere in risalto la parte superiore del corpo e nascondere quella inferiore, magari con una gonna larga e voluminosa.
Proprio per questo motivo spesso viene usato dalle donne in dolce attesa, proprio per far sì che il ventre non sia troppo esposto. 


4. Vi è poi il 
corpetto monospalla, aderente nel busto e, come dice il nome stesso, allungato fino ad una spalla, lasciando quindi l'altra scoperta; in questo modo l'attenzione cadrà completamente sulla parte centrale dell'abito, garantendo così una linearità anche a quelle donne che non hanno un busto perfettamente dritto.


5. Di gran moda, ma probabilmente più indicato per un rito civile, è inoltre il corsetto che avvolge perfettamente tutto il corpo, come se fosse un body, che attraverso un prolungamento avvolge le spalle e riempie l'abito di sensualità.


Ovviamente ogni bustino avrà le sue decorazioni, come inserti in pizzo e pietre preziose, a seconda dei gusti, e la propria chiusura, che sarà a bottoncino se si punta sulla comodità o a corsetto per uno stile più sexy e audace.

E per quanto riguarda la 
giarrettiera?


Questo accessorio, nato inizialmente per l'uomo in modo tale da aiutarlo a sostenere le calze, solitamente è di colore blu per seguire la tradizione che vuole un oggetto di questo colore per portare fortuna alla sposa.

Sembrerà assurdo, ma questo piccolo accessorio ha una storia antica, risalente al 1800, prima volta in cui se ne parlò perchè indossato da Carlo Magno; in seguito Edoardo III d'Inghilterra designò la giarrettiera come prestigiosa onoreficenza della corona inglese, fondando proprio “L'ordine della giarrettiera”. Nel 1900, con l'avvento degli autoreggenti e dei collant, questo indumento sparì in quanto aveva perso la sua principale funzione, ma il suo destino era semplicemente evolversi, diventando così uno strumento di seduzione ammirato e conteso.

Come si indossa la giarrettiera?

Diciamo che ci sono alcune regole che è sempre necessario rispettare: la giarrettiera 
va messa sempre sulla gamba destra, poco sopra il ginocchio, deve essere sempre provata prima del matrimonio per capire l'effettiva vestibilità (non deve essere troppo stretta e lasciare segni ma neanche troppo larga e rischiare di farla scivolare sulla gamba) e, soprattutto, deve essere rigorosamente ricevuta come regalo.


I colori che è possibile usare sono o il bianco o il blu, ed il suo tessuto per eccellenza è il pizzo; di fatto è possibile anche scegliere il raso ed applicare dei nastrini o dei punti luci, senza mai però creare difetti sul vestito della sposa.

Ovviamente bisogna stare attenti che il tutto sia comodo e non crei fastidi alla sposa; non dimentichiamo che la giarrettiera dovrà essere portata tutto il giorno, fino al momento in cui il marito della sposa gliela sfilerà per lanciarla agli invitati, imitando così il lancio del bouquet.


Insomma, da ciò che abbiamo detto sino ad ora si è già capito quanto sia ampio e complesso l'argomento “matrimoni e spose”, ed oggi ne abbiamo affrontato solo una piccolissima parte di cui spesso si parla troppo poco.

Ma di questo fantastico mondo e delle sue mille sfaccettature c'è ancora tanto da raccontare, e noi siamo pronti a farlo per farvi scoprire come poter organizzare il vero matrimonio dei sogni.

Questione di velo

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Il matrimonio è un momento fondamentale per qualunque donna, un grande passo che alcune sognano fin da bambina come il giorno più importante della propria vita. Purtroppo, però, crescendo si scopre ben presto che organizzare il perfetto matrimonio non è così semplice come sembra: abito, invitati, location, fiori, ricevimento, damigelle, partecipazioni, tutto deve essere organizzato a regola d'arte e sincronizzato al meglio per far sì che la favola prenda davvero forma.

Spesso, parlando di wedding e preparativi, si tralasciano però dei particolari fondamentali che di certo non sfuggiranno agli invitati e all'occhio vigile del fotografo, pronto ad immortalare ogni attimo indimenticabile della cerimonia.

A tal proposito oggi parliamo di un aspetto che a volte sembra superfluo, quasi inutile, ma che davvero può cambiare le sorti di un matrimonio: il velo da sposa.

Partiamo col premettere che il velo nasce come indumento dal forte significato simbolico, in quanto veniva indossato per proteggere il candore della futura sposa e difenderla dagli spiriti maligni.

Già usato nell'antica Roma, dove il velo aveva un colore rosso a simboleggiare la modestia, fino al secolo scorso veniva utilizzato durante i matrimoni combinati per tenere nascosta la sposa fino alla fine del rito, momento in cui il futuro marito non poteva più tirarsi indietro.

Ad oggi è per tante un accessorio, usato anche per abbellire e rendere più elegante la sposa coprendola in caso di abito scollato abbinato ad un rito religioso.

Ma come si fa a scegliere il velo da sposa perfetto?

Diciamo che per scegliere il velo bisogna prima di tutto partire dal vestito, ma la regola generale lo vuole più corto davanti e più lungo dietro, non superando però mai i 3 metri, oltre i quali sarebbero necessarie delle damigelle a sostenerlo.

Per tenerlo sempre fermo si può scegliere tra semplici inserti applicati all'acconciatura della sposa, una coroncina, un diadema, o lo si può fermare in modo invisibile, ovviamente tenendo sempre conto del vestito e del contesto in cui si celebra il matrimonio.

Se poi si vuole guardare alla moda d'oltreoceano, che inevitabilmente ha raggiunto anche il nostro Paese dove è stato rivisto e corretto, negli Stati Uniti spopola il velo corto anche nella parte posteriore, a livello delle spalle.

Quali sono i modelli di velo da sposa esistenti?

Li elenchiamo tutti per eliminare qualsiasi dubbio:

A veletta, spesso associato ad un cerchietto o ad un cappellino; è uno dei veli più corti esistenti (anche se è possibile decidere autonomamente la lunghezza) ed è indicato per chi non ama le scelte tradizionali o ha qualche richiamo vintage sul vestito;


Il velo a triangolo, molto di moda negli anni 50'/60', è ideale per le spose non altissime; si appunta con un pettinino e può presentarsi con uno o più veli di tulle in base al volume che si desidera ottenere;


Il velo a scialle, molto lungo sulla schiena ed avvolgente, perfetto per chi si sposa in chiesa;

Il velo a mantiglia, ricamato di pizzo ai lati e molto lungo, viene usato da quelle donne che vogliono un tocco particolarmente raffinato. Nel concetto di mantiglia andrebbe solo poggiato sul capo, ma per rendere il tutto più semplice è congeniale fissarlo in un modo invisibile tra i capelli;


Il velo a voliera (o americano), corto davanti e lungo dietro, formato da un tulle ed usato dalle spose più stravaganti;


Il velo a cattedrale o a cappella, tipico delle cerimonie principesche, tra i più lunghi in assoluto;


Il velo a cascata, con una lunghezza medio corta, non supera il gomito ed è formato da più strati di tulle chiamati “Ruche”, che rendono più divertente l'abito;



Il 
velo colorato, un vero e proprio azzardo indossabile da chi ha un vestito veramente glamour e, soprattutto, da chi ha carattere da vendere.


E per quanto riguarda l'intimo?

Tra qualche giorno potrai leggere il nostro articolo tutto dedicato alla sposa e alla mise migliore da mettere sotto l'abito!

Trucco sposa 2018: intervista a Stefano Bongarzone

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Ormai ci siamo, è arrivato quel periodo dell'anno in cui tantissime coppie decidono di scambiarsi il fatidico “Sì” , arrivando così a quel giorno indimenticabile in cui inevitabilmente la vita cambia e si decide di viverla insieme al proprio partner. Le donne più romantiche, in particolare quelle che da sempre sognano questo giorno, scelgono il periodo compreso tra la primavera e l'estate per sfruttare al meglio le lunghe giornate ed il clima caldo, sperando così che tutto sia veramente perfetto.

Di fatto, però, oltre a location, ricevimento ed invitati, ciò che manda in confusione tutte le spose è sempre la stessa questione:

Quale sarà il perfetto trucco sposa per il 2018?

Diciamo che parlare di vera e propria tendenza risulta difficile, proprio perchè non è possibile soffermarsi solo a ciò che “va di moda”, ma è necessario adeguarsi ai gusti ed alle sensazioni della sposa, la vera protagonista che dovrà indossare il make up e renderlo suo durante il grande giorno.

Ne parliamo con Stefano Bongarzone, make up artist ed esperto di tendenze che ci svelerà quali sono le scelte più giuste da fare per quanto riguarda il trucco labbra, il trucco occhi e la base viso per un matrimonio in grande stile.

Chi meglio di lui potrà dirci quali sono le scelte migliori da fare per un matrimonio da favola?

1. Stefano, lavori nel campo della bellezza ormai da 30 anni, collaborando da sempre con televisioni e grandi brand; come affronti le spose ed il loro trucco per il grande giorno?

Il matrimonio è un momento fondamentale per me in quanto ancora oggi vivo l'emozione della sposa che mi sceglie a pieno. Fondamentale è il primo colloquio, dove mi piace incontrare la sposa, farla parlare, guardarla e farmi raccontare tutto ciò che sceglie oltre me. La sposa ha bisogno di esprimere tutti i suoi desideri per poter raggiungere un concetto di immagine a 360°. Il trucco non deve essere discordante con capelli, abito, cerimonia e stile della cerimonia, di conseguenza mi piace avere un ruolo di “impiccione” per poter regalare un 'emozione in più e, mi permetto di dire, un'emozione fondamentale.

2. Quali sono secondo te i trend del trucco sposa per il 2018?

Fondamentalmente non sono legato alle tendenze per il make up della sposa, ma è certo che non posso far altro che assimilare quali sono le tendenze degli abiti. Quest'anno lo stile “principessa” regna in quasi tutte le sfilate degli abiti da sposa, gli stilisti hanno scelto di ricreare il vero e proprio sogno e, anche se ho sempre detto che il trucco non è legato ad una tendenza, il mio desiderio è quello di riconoscere una sposa il giorno del matrimonio come se fosse un giorno della sua vita tradizionale. Il make up della sposa si basa sulla creazione della base; dev'essere una base perfetta perchè dev'essere adatta a essere vista dal vivo, bella in fotografia e duratura. Non amo molto coprire il viso, ma mi piace lavorare sulla base a lungo. Una delle mie caratteristiche principali è quella di truccare con diversi colori di fondotinta per creare ombre e luci che creino un soft contouring su tutto il viso. La pelle deve risultare vivace, principalmente non amo la pelle troppo chiara per la sposa, specialmente quando ci si sposa in estate. La pelle ambrata è più accogliente e risulta sicuramente più naturale anche quando il matrimonio si svolge di sera.

3. Ti è mai capitata una sposa particolarmente esigente? Se sì, come sei riuscito a “domarla”?

Partiamo dal presupposto che quando la sposa è esigente io sono stimolato. Mi sento più adatto a creare un make up quando la donna è già capace e quando conosce ciò che realmente le sta bene. Partiamo dal presupposto che la sposa è particolarmente esigente quando ci tiene ad essere perfetta con se stessa e, perchè no, piacere anche agli altri. Il modo giusto per “domare” una sposa è quello di dimostrare di essere capaci. Non amo assecondare, ma il metodo giusto è quello di dimostrare di saper realizzare le richieste per poi rieducare attraverso quello che realmente sta bene alla sposa. Conoscersi è il percorso più complesso per una donna, e vi devo confessare che non ci si riconosce mai attraverso uno specchio, ma ci si riconosce solo attraverso una fotografia.

4. Prima di iniziare il trucco sposa c'è sempre il giorno della “prova”; cosa chiedi alle future spose per avere chiaro il trucco più adatto a loro?

Non chiedo proprio nulla, ma durante il colloquio preliminare ricordo alla futura sposa di venire truccata come normalmente utilizza il trucco, anche perchè, già lo so, l'unica risposta sarebbe “io sono una dona acqua e sapone”; ma in fondo in fondo cosa ce ne importa di essere a tutti i costi acqua e sapone?

5. E per l'acconciatura cosa consiglieresti?

Il trucco è legato alla personalità della sposa, per lo stile dei capelli, invece, si è costretti in qualche modo a seguire uno stile determinato dall'abito. Nel mio modo di lavorare e nel mio modo di concepire le spose c'è sicuramente un sistema che è quello di non “inscatolare” mai e non bloccare i movimenti di una sposa; quindi, per quanto riguarda le tendenze, quest'anno è quello della piena libertà di capelli, ricordando che è importante lasciare libero il viso e di lavorarli con un metodo naturale come intrecci, chignon morbidi o acconciature semi sciolte. È fondamentale ricordare, però, che quando c'è la cerimonia religiosa la sposa viene guardata soprattutto di spalle.

 

6. Quali sono, invece, gli errori da evitare assolutamente?

Gli errori sono sempre vicini a noi, ma la cosa più importante da ricordare è di evitare acconciature con troppi capelli intorno al viso quando il velo viene indossato in modo da coprirlo.


7. Negli ultimi anni, parlando di make up, si sente sempre più spesso dire la frase “Less is more”; tu cosa ne pensi?


Come diceva una grande donna (Coco Chanel n.d.r.), prima di uscire da casa guardati allo specchio e togli una cosa. Ecco, questa è una legge fondamentale anche nel make up. Ma se togliere significa creare insicurezza lasciate tutto dov'è. Certo, è fondamentale che il trucco non modifichi mai troppo i lineamenti di una donna, che sia sposa o no.

8. Alcune spose non sognano da sempre il giorno del matrimonio, ti saranno quindi capitate alcune future mogli che non hanno la minima idea su come muoversi per trucco e parrucco; come ti approcci a loro?

Molte donne sono abituate a indossare abiti da sera, e sono idonee a realizzare tutti i make up, ma nel momento del matrimonio interviene quel sentimento chiamato emozione che rende inadeguate un po' tutte. Fondamentale è un consulente che partecipi con loro alle scelte.

9. Hai qualche consiglio personale che ti senti di dare?

I consigli non finiscono mai, oltre ad essere il mio lavoro è una mia caratteristica personale. Più che consigli vi racconto cosa mi piace e cosa è fondamentale per una sposa: amo quasi sempre i tacchi alti ma non il plateau; non cambiate mai il colore dei capelli prima del matrimonio, pensateci prima e assimilate il nuovo colore anche nella vita. Se non avete mai portato i capelli raccolti evitate acconciature troppo tirate, e per la sposa mai il rossetto rosso. Scegliete sempre una parte de viso che vi piacerebbe mettere in evidenza e puntate tutto su quella. Amo profondamente il velo, anche se molti dicono che copre l'acconciatura, ma la sposa va vissuta nell'insieme. Per quanto mi riguarda non c'è età per sposarsi e vivere un sogno significa anche viverlo 2 o 3 volte, quindi sì anche a secondi e terzi matrimoni, senza rinunciare mai a trucco e acconciatura.


Un ringraziamento a Stefano Bongarzone per i suoi preziosi consigli.

Le festine dei diciott’anni

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LADY ORNY

Due chiacchiere di Bon ton

Le festine dei diciott’anni

C’era una volta….un tempo lontanto in cui nelle case, non più tardi delle h 16 del pomeriggio, genitoribus vegliantibus,  ragazzi e ragazze  s’incontravano per le festa dei diciott’anni  di qualcuno di loro. Suonavi alla porta, accompagnata dal tuo genitore personale per il quale era riservato apposito salottino dei vegliardi.                                        Veniva ad aprirti una giovane donna, capelli cotonati e poi ripiegati in un tiratissimo chignon a forma di banana, occhi truccatissimi con eyeliner nero, mascara e abbondante ombretto azzurro o grigio, rossetto-non rossetto perlaceo, fondotinta scuro e fard, abitino di cady di seta affusolato , color pastello , scollo a barchetta e niente maniche, orecchini di perle, spilla di strass e perle appuntata sulla spalla a destra, unghie curatissime con smalto perlaceo (vedi rossetto), tacchi alti su elegantissime décolletés. Chi era? La padrona di casa, la regina madre? Niente affatto. Era la diciottenne di turno che festeggiava. Anche se di anni, a una prima occhiata, sembrava ne festeggiasse il doppio.

Cortese, sorridente, ti accoglieva guidandoti verso  il  salotto opportunamente sgombrato dei mobili al centro, mentre su un cassettone incollato al muro un giradischi singhiozzava con la voce di Rita Pavone  “Mio cuore…tu stai soffrendo…cosa posso fare per te….”    

Un gruppo di coppie continuava a ballare, ignorandoti, come fluttuando da fermi – le ragazze simili alla festeggiata, qualcuna coi capelli sciolti, lisci, trattenuti da un cerchietto, i ragazzi in blu, camicia Oxford, colletto stretto  sulle punte da una barretta d’oro, cravatta blu regimental  o simili. Impeccabili.  

Festa mascherata? Ragazzine mascherate da donne e/o ragazzini mascherati da uomini, che giocavano agli adulti? Niente affatto. Solo giovani borghesi che si esibivano al meglio delle performances consentite dalla loro epoca, non poi lontanissima: niente femminicidi, niente pulp, niente horror, niente rap, solo un pizzico di esistenzialismo, fluenti lunghe chiome nere,  Francoise Hardy  e“Tous le garçons e le fillles de mon àge…” e  altre canzoni francesi, qualche volta.

Ma soprattutto tantissime pomiciate e tantissimo twist. Ma niente paura: il Sessantotto era alle porte , e snodandosi nei decenni, avrebbe portato i figli dei fiori, i capelli afro o rasta, i jeans strappati al ginocchio, teschi, creste punk verde pisello, droghe subdole e letali, piercing e tatuaggi a gogo. Buon gusto allora, cattivo gusto oggi? Borghesia vincente un tempo, ora sconfitta da un sottoproletariato a sua volta sconfitto e in miseria? Non andiamo sul difficile….Limitiamoci a prendere atto di quanto sia relativo e variabile il configurarsi dei trend  secondo le epoche in  cui viviamo…E il bon ton ? Morto? Non preoccupatevi, gode ottima salute, è un po’ cambiato ed è pure un tantinello ipocrita, ma vive solo negli spazi dei pochissimi  ricchissimi rimasti sulla terra. Oppure, allora autentico stile, nei cuori di chi lo ama davvero.

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