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Trucco sposa 2018: intervista a Stefano Bongarzone

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Ormai ci siamo, è arrivato quel periodo dell'anno in cui tantissime coppie decidono di scambiarsi il fatidico “Sì” , arrivando così a quel giorno indimenticabile in cui inevitabilmente la vita cambia e si decide di viverla insieme al proprio partner. Le donne più romantiche, in particolare quelle che da sempre sognano questo giorno, scelgono il periodo compreso tra la primavera e l'estate per sfruttare al meglio le lunghe giornate ed il clima caldo, sperando così che tutto sia veramente perfetto.

Di fatto, però, oltre a location, ricevimento ed invitati, ciò che manda in confusione tutte le spose è sempre la stessa questione:

Quale sarà il perfetto trucco sposa per il 2018?

Diciamo che parlare di vera e propria tendenza risulta difficile, proprio perchè non è possibile soffermarsi solo a ciò che “va di moda”, ma è necessario adeguarsi ai gusti ed alle sensazioni della sposa, la vera protagonista che dovrà indossare il make up e renderlo suo durante il grande giorno.

Ne parliamo con Stefano Bongarzone, make up artist ed esperto di tendenze che ci svelerà quali sono le scelte più giuste da fare per quanto riguarda il trucco labbra, il trucco occhi e la base viso per un matrimonio in grande stile.

Chi meglio di lui potrà dirci quali sono le scelte migliori da fare per un matrimonio da favola?

1. Stefano, lavori nel campo della bellezza ormai da 30 anni, collaborando da sempre con televisioni e grandi brand; come affronti le spose ed il loro trucco per il grande giorno?

Il matrimonio è un momento fondamentale per me in quanto ancora oggi vivo l'emozione della sposa che mi sceglie a pieno. Fondamentale è il primo colloquio, dove mi piace incontrare la sposa, farla parlare, guardarla e farmi raccontare tutto ciò che sceglie oltre me. La sposa ha bisogno di esprimere tutti i suoi desideri per poter raggiungere un concetto di immagine a 360°. Il trucco non deve essere discordante con capelli, abito, cerimonia e stile della cerimonia, di conseguenza mi piace avere un ruolo di “impiccione” per poter regalare un 'emozione in più e, mi permetto di dire, un'emozione fondamentale.

2. Quali sono secondo te i trend del trucco sposa per il 2018?

Fondamentalmente non sono legato alle tendenze per il make up della sposa, ma è certo che non posso far altro che assimilare quali sono le tendenze degli abiti. Quest'anno lo stile “principessa” regna in quasi tutte le sfilate degli abiti da sposa, gli stilisti hanno scelto di ricreare il vero e proprio sogno e, anche se ho sempre detto che il trucco non è legato ad una tendenza, il mio desiderio è quello di riconoscere una sposa il giorno del matrimonio come se fosse un giorno della sua vita tradizionale. Il make up della sposa si basa sulla creazione della base; dev'essere una base perfetta perchè dev'essere adatta a essere vista dal vivo, bella in fotografia e duratura. Non amo molto coprire il viso, ma mi piace lavorare sulla base a lungo. Una delle mie caratteristiche principali è quella di truccare con diversi colori di fondotinta per creare ombre e luci che creino un soft contouring su tutto il viso. La pelle deve risultare vivace, principalmente non amo la pelle troppo chiara per la sposa, specialmente quando ci si sposa in estate. La pelle ambrata è più accogliente e risulta sicuramente più naturale anche quando il matrimonio si svolge di sera.

3. Ti è mai capitata una sposa particolarmente esigente? Se sì, come sei riuscito a “domarla”?

Partiamo dal presupposto che quando la sposa è esigente io sono stimolato. Mi sento più adatto a creare un make up quando la donna è già capace e quando conosce ciò che realmente le sta bene. Partiamo dal presupposto che la sposa è particolarmente esigente quando ci tiene ad essere perfetta con se stessa e, perchè no, piacere anche agli altri. Il modo giusto per “domare” una sposa è quello di dimostrare di essere capaci. Non amo assecondare, ma il metodo giusto è quello di dimostrare di saper realizzare le richieste per poi rieducare attraverso quello che realmente sta bene alla sposa. Conoscersi è il percorso più complesso per una donna, e vi devo confessare che non ci si riconosce mai attraverso uno specchio, ma ci si riconosce solo attraverso una fotografia.

4. Prima di iniziare il trucco sposa c'è sempre il giorno della “prova”; cosa chiedi alle future spose per avere chiaro il trucco più adatto a loro?

Non chiedo proprio nulla, ma durante il colloquio preliminare ricordo alla futura sposa di venire truccata come normalmente utilizza il trucco, anche perchè, già lo so, l'unica risposta sarebbe “io sono una dona acqua e sapone”; ma in fondo in fondo cosa ce ne importa di essere a tutti i costi acqua e sapone?

5. E per l'acconciatura cosa consiglieresti?

Il trucco è legato alla personalità della sposa, per lo stile dei capelli, invece, si è costretti in qualche modo a seguire uno stile determinato dall'abito. Nel mio modo di lavorare e nel mio modo di concepire le spose c'è sicuramente un sistema che è quello di non “inscatolare” mai e non bloccare i movimenti di una sposa; quindi, per quanto riguarda le tendenze, quest'anno è quello della piena libertà di capelli, ricordando che è importante lasciare libero il viso e di lavorarli con un metodo naturale come intrecci, chignon morbidi o acconciature semi sciolte. È fondamentale ricordare, però, che quando c'è la cerimonia religiosa la sposa viene guardata soprattutto di spalle.

 

6. Quali sono, invece, gli errori da evitare assolutamente?

Gli errori sono sempre vicini a noi, ma la cosa più importante da ricordare è di evitare acconciature con troppi capelli intorno al viso quando il velo viene indossato in modo da coprirlo.


7. Negli ultimi anni, parlando di make up, si sente sempre più spesso dire la frase “Less is more”; tu cosa ne pensi?


Come diceva una grande donna (Coco Chanel n.d.r.), prima di uscire da casa guardati allo specchio e togli una cosa. Ecco, questa è una legge fondamentale anche nel make up. Ma se togliere significa creare insicurezza lasciate tutto dov'è. Certo, è fondamentale che il trucco non modifichi mai troppo i lineamenti di una donna, che sia sposa o no.

8. Alcune spose non sognano da sempre il giorno del matrimonio, ti saranno quindi capitate alcune future mogli che non hanno la minima idea su come muoversi per trucco e parrucco; come ti approcci a loro?

Molte donne sono abituate a indossare abiti da sera, e sono idonee a realizzare tutti i make up, ma nel momento del matrimonio interviene quel sentimento chiamato emozione che rende inadeguate un po' tutte. Fondamentale è un consulente che partecipi con loro alle scelte.

9. Hai qualche consiglio personale che ti senti di dare?

I consigli non finiscono mai, oltre ad essere il mio lavoro è una mia caratteristica personale. Più che consigli vi racconto cosa mi piace e cosa è fondamentale per una sposa: amo quasi sempre i tacchi alti ma non il plateau; non cambiate mai il colore dei capelli prima del matrimonio, pensateci prima e assimilate il nuovo colore anche nella vita. Se non avete mai portato i capelli raccolti evitate acconciature troppo tirate, e per la sposa mai il rossetto rosso. Scegliete sempre una parte de viso che vi piacerebbe mettere in evidenza e puntate tutto su quella. Amo profondamente il velo, anche se molti dicono che copre l'acconciatura, ma la sposa va vissuta nell'insieme. Per quanto mi riguarda non c'è età per sposarsi e vivere un sogno significa anche viverlo 2 o 3 volte, quindi sì anche a secondi e terzi matrimoni, senza rinunciare mai a trucco e acconciatura.


Un ringraziamento a Stefano Bongarzone per i suoi preziosi consigli.

Le festine dei diciott’anni

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LADY ORNY

Due chiacchiere di Bon ton

Le festine dei diciott’anni

C’era una volta….un tempo lontanto in cui nelle case, non più tardi delle h 16 del pomeriggio, genitoribus vegliantibus,  ragazzi e ragazze  s’incontravano per le festa dei diciott’anni  di qualcuno di loro. Suonavi alla porta, accompagnata dal tuo genitore personale per il quale era riservato apposito salottino dei vegliardi.                                        Veniva ad aprirti una giovane donna, capelli cotonati e poi ripiegati in un tiratissimo chignon a forma di banana, occhi truccatissimi con eyeliner nero, mascara e abbondante ombretto azzurro o grigio, rossetto-non rossetto perlaceo, fondotinta scuro e fard, abitino di cady di seta affusolato , color pastello , scollo a barchetta e niente maniche, orecchini di perle, spilla di strass e perle appuntata sulla spalla a destra, unghie curatissime con smalto perlaceo (vedi rossetto), tacchi alti su elegantissime décolletés. Chi era? La padrona di casa, la regina madre? Niente affatto. Era la diciottenne di turno che festeggiava. Anche se di anni, a una prima occhiata, sembrava ne festeggiasse il doppio.

Cortese, sorridente, ti accoglieva guidandoti verso  il  salotto opportunamente sgombrato dei mobili al centro, mentre su un cassettone incollato al muro un giradischi singhiozzava con la voce di Rita Pavone  “Mio cuore…tu stai soffrendo…cosa posso fare per te….”    

Un gruppo di coppie continuava a ballare, ignorandoti, come fluttuando da fermi – le ragazze simili alla festeggiata, qualcuna coi capelli sciolti, lisci, trattenuti da un cerchietto, i ragazzi in blu, camicia Oxford, colletto stretto  sulle punte da una barretta d’oro, cravatta blu regimental  o simili. Impeccabili.  

Festa mascherata? Ragazzine mascherate da donne e/o ragazzini mascherati da uomini, che giocavano agli adulti? Niente affatto. Solo giovani borghesi che si esibivano al meglio delle performances consentite dalla loro epoca, non poi lontanissima: niente femminicidi, niente pulp, niente horror, niente rap, solo un pizzico di esistenzialismo, fluenti lunghe chiome nere,  Francoise Hardy  e“Tous le garçons e le fillles de mon àge…” e  altre canzoni francesi, qualche volta.

Ma soprattutto tantissime pomiciate e tantissimo twist. Ma niente paura: il Sessantotto era alle porte , e snodandosi nei decenni, avrebbe portato i figli dei fiori, i capelli afro o rasta, i jeans strappati al ginocchio, teschi, creste punk verde pisello, droghe subdole e letali, piercing e tatuaggi a gogo. Buon gusto allora, cattivo gusto oggi? Borghesia vincente un tempo, ora sconfitta da un sottoproletariato a sua volta sconfitto e in miseria? Non andiamo sul difficile….Limitiamoci a prendere atto di quanto sia relativo e variabile il configurarsi dei trend  secondo le epoche in  cui viviamo…E il bon ton ? Morto? Non preoccupatevi, gode ottima salute, è un po’ cambiato ed è pure un tantinello ipocrita, ma vive solo negli spazi dei pochissimi  ricchissimi rimasti sulla terra. Oppure, allora autentico stile, nei cuori di chi lo ama davvero.

Ad ogni corpo il suo jeans

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Chiacchierando con Stefano Bongarzone...

Conosciamo tutti il
blue jeans, quell'indumento evergreen che ormai da un secolo regna sulla moda italiana ed internazionale con il suo stile e le sue proposte.

Elencare tutti i tipi di
jeans esistenti sembra un'impresa quasi impossibile: a vita alta o bassa, strappati, skinny, a palazzo, mom, bootcut, cropped, a zampa e via dicendo, una serie di pantaloni unici nel loro genere che, col passare degli anni, non hanno mai perso il loro irresistibile fascino.


Non tutti però sanno che il jeans, o meglio il denim, ha una storia particolare, molto più vicina al nostro Paese di quanto si possa pensare, per questo la domanda da cui sicuramente è più giusto partire è:

Ma i jeans quando sono nati?

L'origine del jeans si può dire antichissima, risalente al Medioevo, periodo in cui nella nostra Genova, famosa per la sua tradizione tessile, venne creato il primitivo prototipo dell'odierno Denim.

Tuttavia questo “tessuto blu”, ancora formato solo da un tipo di fustagno, non veniva usato come indumento ma come tela per confezionare i sacchi per le vele delle navi e per coprire le merci nel porto.


Di fatto era usanza comune nominare un tessuto con il luogo in cui era stato prodotto, per questo si ritiene che l'odierno termine inglese “Blue jeans” non sia altro che la derivazione da “Bleu de Jenes”, cioè “Blu di Genova”.
L'evoluzione, poi, si ebbe negli Stati Uniti che nel 1873, quando il tessuto venne per la prima volta adoperato per fabbricare pantaloni da lavoro resistenti e duraturi adatti a spaccalegna e minatori.

È stato in seguito un sarto del Nevada, tale Jacob Davis, ad aver rinforzato le giunture con degli elementi di rame, rendendoli così praticamente indistruttibili; chi fu però ad avere l'intuizione di brevettare questo prodotto che avrebbe cambiato il modo di vestire di uomini e donne di tutto il mondo?

Lui,
Levis Strauss, un imprenditore tedesco naturalizzato statunitense, fondatore del noto marchio di abbigliamento”Levi Strauss & Co”.


I jeans ebbero comunque molto risalto già nel dopoguerra, grazie anche ai tanti personaggi dello spettacolo che decisero di indossarli: James Dean, Elvis Presley e Marlon Brando, tutti indossavano i jeans facendoli così diventare i pantaloni più comprati ed indossati in tutta Europa, tanto da diventare il simbolo della protesta dei giovani del '68.

Ok, ma come dev'essere il jeans perfetto?


Il jeans di fatto non passerà mai di moda, un indumento accessibile a tutti e declinabile in così tante sfaccettature che ancora oggi viene usato dai giovanissimi millennials. Già negli anni '70 il denim, per essere davvero tale, necessitava però di una caratteristica: doveva essere vissuto, non nuovo, a simboleggiare che quel particolare capo è personale e solo di chi lo indossa.

Ad oggi sono tantissimi i colori ed i modelli di blue jeans esistenti, rendendo così questo mercato talmente vasto da rendere quasi impossibile definire quale sia quello perfetto.
Perchè i jeans ci aiutano, ci vengono incontro e, per quanto possibile, sono davvero democratici.

Lo skinny ad esempio, nato per seguire tutte le linee delle nostre gambe, non è sicuramente indicato per un fisico curvy e meno asciutto, ma ciò non vuol dire che chi non ha una silhouette invidiabile sia escluso dall'indossare il jeans; ne è un esempio il bootcut, pantalone a zampa morbida verso la parte finale adatto a slanciare la gamba, o il regular, che comunque proporziona il fianco.

Ma il jeans si può usare d'estate?

Diciamo che durante la calda stagione siamo sempre più propensi a spogliarci e ad indossare vestiti comodi, così da evitare a prescindere il jeans, talvolta rigido e ruvido al tatto.

Ma scegliere il modello di jeans più fresco è più facile di quanto si crede: per capire se un jeans è adatto o no all'estate, tolti gli abbinamenti di tessuti che, ovviamente, alleggeriscono il denim, basta pesarlo e valutare quanto effettivamente siano adeguati alle alte temperature; più saranno pesanti e più il nostro jeans sarà caldo e quindi da evitare durante le alte temperature.


Insomma, i jeans hanno accompagnato la storia della moda e la vita di tutti noi, un indumento che non vedrà mai il tramonto, adatto a tutte le stagioni e su cui potremo sempre fare affidamento.
Perchè, diciamoci la verità, il jeans ormai fa parte della nostra cultura e sicuramente continuerà a stupirci per molto tempo con le sue varianti ed i suoi modi di portarlo, rassicurandoci e ricordandoci sempre un concetto che a cui tutti i maggiori esperti di look sono giustamente legati: le mode passano, ma lo stile resta.

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