Lady V: bellezza e seduzione intima

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Bellezza sotto le righe

Chi di noi non è mai rimasto folgorato dalla bellezza femminile di una statua greca o romana?  Forme sinuose, corpo ben in carne, fascino discreto,  nudità nascoste da lunghi capelli, da drappeggi o da una mano, senza mostrare mai o quasi mai i genitali, che se apparivano erano privi di dettagli. Le statue classiche sembrano essere tutte delle grosse Barbie dell’antichità. Ogni riferimento alla loro sessualità è attentamente eliminato, come non fosse mai esistita. Con il trascorrere del tempo le parti intime femminili, proprio perché più artistiche, hanno cominciato ad essere esposte e negli ultimi decenni, la vulva o meglio Lady V. fa tendenza, tant’è che lo scultore Jamie McCartney con la sua opera “Il grande muro di vagine”,  esposto a Londra, mette in bella mostra 400 differenti vagine, o meglio vulve, a cui viene rivolta attenzione non solo perché  organo di fecondazione ma anche perché luogo e fonte di piacere.

 

La seduzione di Lady V

In ogni caso, quando parliamo di “Lei” con occhi femminili, parliamo di un organo che è parte di un corpo, di una persona in grado di provare desideri, sogni, speranze, paure. Per questo è estremamente importante, oggi, imparare a scoprire il proprio corpo, capirlo, apprezzarlo e valorizzarlo; provare e vivere le sensazioni ed il piacere che è in grado di darci. La vulva è il fulcro di una nuova visione della libertà sessuale e del piacere femminile. Ormai parlarne non è più un tabù e può essere mostrata, esibita e per tal motivo deve avere un suo “stile” per ammaliare, accattivare e sedurre. Negli ultimi tempi ne abbiamo sentite di tutti i colori a tal proposito, grazie anche, o soprattutto, all'instancabile Gwyneth Paltrow  che di rimedi per vagine belle e sane ne sforna a non finire, proponendo come ultimo ritrovato,  oltre alle bustine di the ed alle uova, il “detox vaginale”, una meravigliosa lavanda fatta di vapore e miscugli di erbe, il tutto per poter avere sempre una vagina più bella, sana, morbida e felice. 


 

Ad “ognuna” il suo stile

Oltre i trattamenti “ad hoc” per “Lei altro aspetto importantissimo è il “pussy style”. Lo stile, infatti, non è solo quello che si vede. Lo stile è dappertutto: nei comportamenti, nelle parole, nel modo in cui la persona si cura, si tiene, si trucca, si acconcia i capelli e anche Lady V. deve avere uno. E la regola fondamentale è: “seguire il proprio stile” e far sì che anche “Lei” racconti qualcosa della propria personalità. Simpatici kit di colori e formine sono ora a disposizione delle donne più spiritose ed innovative o semplicemente di quelle che ogni tanto hanno voglia di cambiare, coordinarla con il colore dei capelli o dello smalto fa sempre un simpatico effetto sorpresa. E se si necessita di suggerimenti si può sempre consultare il libro “Hip Snips” di Pablo Mitchell,  stilista del pelo, che è un vero manuale per l'acconciatura del pelo pubico. E’ pieno di consigli e trucchetti per ispirare ognuna al proprio “pussy style”. Buona acconciatura a tutte!!!


Hippie chic? Come la cultura Hippie ha cambiato... La cultura di sempre.

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Chi più chi meno, tutti sappiamo che il '68 è stato un anno cruciale per quanto riguarda la storia e lo stile, un periodo che in tanti ricordano come un momento di forte tensione e che i più giovani, invece, vedono come un periodo magico che ha rivoluzionato il modo di pensare comune.

Di fatto, però, il '68 non ha solo dato inizio ad una rivalsa sociale che ha influenzato le generazioni di tutto il mondo, ma i suoi colori ed abiti, così particolari e riconoscibili anche a distanza di anni, hanno davvero segnato e cambiato lo stile di tutti i decenni successivi.



Tu cosa pensi se ti nomino il 1968?

Io alla
minigonna, un indumento così carico di libertà, autodeterminazione e voglia di esprimere se stessi che mi ha sempre affascinato.

A proposito, sapete come è nata la minigonna?

La minigonna nasce nel 1963 e questa invenzione è associata all'inglese Mary Quant, una famosa stilista che già dagli anni '50 iniziò ad accorciare gli orli dei suoi abiti, rendendoli sempre più corti, una vera rivoluzione che avrebbe influenzato tutte le mode degli anni a venire.



Bisogna ammettere, comunque, che noi siamo abituati a seguire le mode dettate delle dive di tutto il mondo, sempre pronte ad indossare l'abito del più gettonato stilista del momento, all'epoca le tendenze venivano dettate proprio da chi scendeva in piazza, creando così un vero e proprio streetstyle che avrebbe poi influenzato tutti i designer futuri.

Perchè gli hippie formarono una cultura a sé, andando contro l'establishment dell’industria della moda e quindi creando loro in prima persona uno stile che cambiava in base ai gusti personali, mantenendo comunque un tratto distintivo e involontariamente (o forse no) uniformato.



Di fatto l'ondata hippie nacque per contrastare le guerre e chi le faceva nascere, con l'intento di portare un messaggio di pace e fratellanza ispirato a quei popoli che trascorrevano la propria vita nella serenità più totale; i colori usati, proprio per questo motivo, erano sempre vivaci e allegri, passando dalle
righe al floreale fino allo stile optical, un modo per sfogare la propria creatività ma anche dimostrare il proprio pensiero ed orientamento.



Grande rilevanza avevano poi le
frange, legate alla cultura dei Pellerossa, le gonne ad A, morbide e facilmente indossabili, e la tecnica del Tie Dye (letteralmente “Annoda e tingi”), usata in particolare sulle t shirt per ricreare un'esplosione psichedelica di colori.



Ma nella meravigliosa follia degli hippie ha trovato spazio anche anche lo stile “
Spaziale”, ispirato anche da film cult dell'epoca con “2001 Odissea nello spazio” e “Barbarella”, creando così una serie di pinze, bracciali, occhiali e via dicendo metallizzati o plastificati.



Forse non tutti se ne sono accorti, ma una particolarità dello stile hippie è che ha sempre evitato di esporre loghi, proprio per specificare la propria battaglia contro tutto ciò che rappresentava la borghesia; unico simbolo usato era quello della pace, ovviamente per il suo significato, che nel tempo è diventato un vero e proprio must.



Parlare però dei capi hippie più usati, vista la loro varietà, non è facile: i
pantaloni a zampa, le fasce e le coroncine di fiori, gli orecchini ornati di piume, i top leggeri e trasparenti, i giacchetti jeans e gli occhiali da sole dalle lenti molto grandi (ma anche molto strette), una quantità indefinita di accessori ed abiti che venivano accostati tra loro creando un effetto unico.
E nei 50 anni successivi, inevitabilmente, queste influenze si sono fatte vedere in tutta la moda, partendo dal pret-a-porter, nato proprio nel '66 per mano di
Yves Saint Lauren con la linea “Rive Gauche”, fino all'alta moda.



Ne è un esempio la donna di
Versace per la collezione autunno couture del 2015, con capelli disfatti e onde bohémien avvolti da delicate corone di fiori, le frange di Alberta Ferretti, le proposte gonna color rosa cipria di Adam Lippes o il completo da viaggiatore azzurro polvere di Chloè.



Insomma, ora avete capito quanto la cultura hippie ha modificato la moda e la sua concezione? Ancora no?

Bè, rileggete da capo questo articolo e fate attenzione a tutto ciò che abbiamo nominato; possedete o avete mai avuto nell'armadio uno di questi indumenti o accessori?

Ecco, ora sicuramente avete meglio capito di cosa parliamo.

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