Le festine dei diciott’anni

  • Published in
  • Written by  Lady Orny

LADY ORNY

Due chiacchiere di Bon ton

Le festine dei diciott’anni

C’era una volta….un tempo lontanto in cui nelle case, non più tardi delle h 16 del pomeriggio, genitoribus vegliantibus,  ragazzi e ragazze  s’incontravano per le festa dei diciott’anni  di qualcuno di loro. Suonavi alla porta, accompagnata dal tuo genitore personale per il quale era riservato apposito salottino dei vegliardi.                                        Veniva ad aprirti una giovane donna, capelli cotonati e poi ripiegati in un tiratissimo chignon a forma di banana, occhi truccatissimi con eyeliner nero, mascara e abbondante ombretto azzurro o grigio, rossetto-non rossetto perlaceo, fondotinta scuro e fard, abitino di cady di seta affusolato , color pastello , scollo a barchetta e niente maniche, orecchini di perle, spilla di strass e perle appuntata sulla spalla a destra, unghie curatissime con smalto perlaceo (vedi rossetto), tacchi alti su elegantissime décolletés. Chi era? La padrona di casa, la regina madre? Niente affatto. Era la diciottenne di turno che festeggiava. Anche se di anni, a una prima occhiata, sembrava ne festeggiasse il doppio.

Cortese, sorridente, ti accoglieva guidandoti verso  il  salotto opportunamente sgombrato dei mobili al centro, mentre su un cassettone incollato al muro un giradischi singhiozzava con la voce di Rita Pavone  “Mio cuore…tu stai soffrendo…cosa posso fare per te….”    

Un gruppo di coppie continuava a ballare, ignorandoti, come fluttuando da fermi – le ragazze simili alla festeggiata, qualcuna coi capelli sciolti, lisci, trattenuti da un cerchietto, i ragazzi in blu, camicia Oxford, colletto stretto  sulle punte da una barretta d’oro, cravatta blu regimental  o simili. Impeccabili.  

Festa mascherata? Ragazzine mascherate da donne e/o ragazzini mascherati da uomini, che giocavano agli adulti? Niente affatto. Solo giovani borghesi che si esibivano al meglio delle performances consentite dalla loro epoca, non poi lontanissima: niente femminicidi, niente pulp, niente horror, niente rap, solo un pizzico di esistenzialismo, fluenti lunghe chiome nere,  Francoise Hardy  e“Tous le garçons e le fillles de mon àge…” e  altre canzoni francesi, qualche volta.

Ma soprattutto tantissime pomiciate e tantissimo twist. Ma niente paura: il Sessantotto era alle porte , e snodandosi nei decenni, avrebbe portato i figli dei fiori, i capelli afro o rasta, i jeans strappati al ginocchio, teschi, creste punk verde pisello, droghe subdole e letali, piercing e tatuaggi a gogo. Buon gusto allora, cattivo gusto oggi? Borghesia vincente un tempo, ora sconfitta da un sottoproletariato a sua volta sconfitto e in miseria? Non andiamo sul difficile….Limitiamoci a prendere atto di quanto sia relativo e variabile il configurarsi dei trend  secondo le epoche in  cui viviamo…E il bon ton ? Morto? Non preoccupatevi, gode ottima salute, è un po’ cambiato ed è pure un tantinello ipocrita, ma vive solo negli spazi dei pochissimi  ricchissimi rimasti sulla terra. Oppure, allora autentico stile, nei cuori di chi lo ama davvero.

Login to post comments

Log In or Register