Elsa frustami tu

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C'è a chi piace essere frustato e a chi essere frustrato.

Massimo rispetto per chi ama le scudisciate sui monti dell'amore e negli angoli difficili, chi gode nel farsi legare a mo' di arrosto e risultare come Nadia Rinaldi con le calze a rete, chi scambia i propri capezzoli per fili da bucato pronti per essere mollettati tra le lenzuola.

Ma per i frustrati, no. Per quelli ho massimo rimbrotto.

Sì dà il caso che il direttore d'orchestra Giacomo Loprieno, sia proprio uno frustrato con substrato acido a lunga conservazione. Un uomo che, a googlarlo - rigorosamente a stomaco vuoto - ti viene fuori con la faccia che sembra uno di quei montaggi mostruosi di Buona Domenica, con lo sguardo da ex bagnino ripulito, l'occhio lungo di Marco Liorni, l'attaccatura dei capelli del Signor Spock, il naso numero 3 di Mickey Rourke (quello vinto al Luna Park, probabilmente) e la carnagione cinerea di Samara di The Ring.

Ecco, proprio lui, chiamato a dirigere l'orchestra per il Disney’s Frozen Live all'Auditorium Parco della Musica di Roma, ha deciso, senza che nessuno glielo avesse chiesto, di dire a fine spettacolo, al microfono: "Babbo Natale non esiste", gettando i genitori nel panico e i bambini presenti - moltissimi - nella disperazione.

Come se non bastasse questa inutile dimostrazione di appartenenza alla categoria degli escrementi, il fattaccio ha suscitato numerosi attestati di stima sul web da cinici sostenitori che "stronzo è bello".

Probabilmente, il buon Loprieno non voleva far mistero della sua miserabile infanzia, fatta di adulti che, mentre lui sudava sugli spartiti, non facevano che ripetergli che non ce l'avrebbe mai fatta o che tanto quella gustosa torta di compleanno che gli avevano comprato, sarebbe diventato materiale di varie sfumature di marrone e ruzzolato giù per lo scarico.

Avrei voluto anche la sua ex-fidanzata lì, a prendere il microfono e dire a tutti che "la bacchetta è l'unica cosa lunga in possesso del direttore" o che magari "sa dirigere decine di strumenti ma col suo non riesce neanche a centrare il buco del water".

Perché non dire alle bambine presenti che la maggior parte dei principi azzurri coi leggins che incontreranno nella loro vita preferiranno il cavallo di altri principi azzurri, piuttosto che cavalcare la loro zucca magica, o ai maschietti che IronMan è un alcolizzato e tossicodipendente ex carcerato con l’armatura laccata di vodka?

Tanto sono bambini, che ti fanno? Al massimo piangono.

Avrei voluto proprio vedere, se Loprieno fosse stato il direttore di una favolosa orgia da film porno e, sul più bello, prendesse il microfono e molto seraficamente dicesse “Ehi regaz, vi divertite eh? Be’ sappiate che questo era un test medico, stasera forse tornerete a casa con la gonorrea”. Forse in quel caso, spezzare la magia, l’avrebbe ridotto a dirigere la coda alle casse automatiche della Coop, al massimo.

Eh no, perché è più facile colpire e affondare l'innocenza, che non ha strumenti di difesa; è più facile dare la nostra stima a un Giacomo Scroto Loprieno qualsiasi per una trovata da cattivo dei cartoni che ha avuto il coraggio di fare al microfono, pur di non ammettere che la nostra innocenza è colpita e affondata da tempo.

Che poi, questi qui sono gli stessi che piangono la scomparsa dell'inventore dell'Ovetto Kinder, come se da domani smettessero di produrlo per rispetto al creatore, come se gli togliessero la sorpresa dall'interno e la sostituissero con la lanugine dall'ombelico di Mario Adinolfi.

Che è sempre una figata fare il guastafeste finché non rovinano la tua di festa, finché quella che spacci per ironia e sarcasmo, non fa da finestra al vuoto che hai dentro per la magia che hanno rotto a te e che tu ora vuoi rompere a noi. E non solo la magia.

C'è stato un tempo in cui il cinismo era controcorrente, in cui schifare il contingente e le persone felici, faceva parecchio figo.

Erano gli anni novanta, forse, e sono passati da un bel pezzo.

Ora, per essere davvero controcorrente, bisogna esprimere massimo rispetto per le dolci speranze e le cose belle che sono passate e non tornano più.

 

Santa Claus Dressing

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I VESTITI DI BABBO NATALE E LE FOLLIE DI CAPODANNO L’ALLEGRIA CHE UNISCE

 

 

Paffutello, bianca la sua barba rassicurante, rossa la tunica orlata di candida pelliccia, confortevoli i pantaloni negli stivali oversize, considerevole il cinturone con fibbia gigante. Tocco raffinato, il tipico copricapo con pompon seduzione.

Design perfetto a simboleggiare modernità, eleganza e solennità. Tanto che si dice sia indossato anche dalla Regina degli Elfi amici di Santa Claus.

E’ bello il nostro Babbo Natale amico di tutti i bambini del mondo.

Bonario e sorridente non sta fermo un sol momento. Dondola allegro

persino quando guida la sua inseparabile slitta ricolma di doni e balocchi. Sfreccia nel firmamento a velocità siderale pronto a raggiungere in una notte i 700 milioni di bimbi che attendono risposta alle tenere letterine che gli hanno inviato.

Qual è il segreto di Babbo Natale? E’ la velocità supersonica che lo rende invisibile e impercettibile agli occhi e alle orecchie degli esseri umani per cui nessuno riesce a vederlo e a sentirlo. Ma lui c’è e viaggia a 10 milioni di chilometri l’ora. La sua sfida tempo-spazio sembra dischiudere nuove straordinarie esplorazioni del cosmo.

Mille filastrocche dai piccini arrivano a lui: caro Babbo Natale, chiedono: “coloralberiamo” per te e aspettiamo i tuoi doni sotto l’abete “vestiti pure tu di tanti colori e regala l’allegria a tutti noi.”

Lui ascolta tutte le voci e si chiede perché il mio vestito non è mai cambiato. Babbo Natale dai mille colori? Proviamo dice lui e prende così pennelli e vernici.

Prova con il verde il colore dell’abete, poi con il giallo come le stelle comete, quindi il marrone dei boschi, fino all’azzurro dei cieli stellati.

Lui però si vede diverso e non si sente più contento. Come fare allora per regalare felicità?

D’improvviso rimette l’abito rosso e si sente proprio raggiante: “sempre rosso il mio giaccone, così pure il pantalone, con un largo cinturone e il mio grande sorrisone. Solo così, in fondo, in fondo, posso viaggiare intorno al mondo e regalare tanti sorrisi e felicità”.

Ha capito Babbo Natale che il potere dei suoi vestiti è l’allegria che lui può regalare e sa che il suo abito veste la libertà. Così al Polo Nord indossa una lunga tunica di velluto profilata di bianco, ma anche una redingote che nei Paesi più caldi diventa un simpatico gilet con un grosso bottone su una leggera camicia lattea.

Se Babbo Natale è magico, il Capodanno che lo segue è ricco di simpatiche follie vissute come si vuole e come si può.

Travolgente, esilarante, sempre divertente il look sia degli abiti che del make-up Si inneggia al nuovo anno con splendidi propositi e intanto ci si fa prendere dal turbinio di feste folli alla ricerca dell’abito più sensazionale e delle acconciature più stravaganti.

Nello spirito delle festività per Babbo Natale il più amato è il look sui toni del rosso brillante e seducente con gloss glitterato e riflessi oro.

Ma niente di tutto questo vale per la notte di Capodanno.

Qui la regola è una: l’eccesso fa successo.

Dopo il classico ‘cosa mi metto’ arriva puntuale la domanda: quali sono le chiome più belle e più trendy per una serata shock.

Taglio bob, lob, Swag, o Flaves con quelle pieghe piatte tanto di moda? E per lo styling della frangia? Su quali colorie puntare: biondo vaniglia o biondo Marylin, rosa o rosso, verde o blu? E poi capelli lisci, ricci o il new long? Torchon afro o treccia lunga?

E che dire della nail art: da fuochi d’artificio oppure scegliere glitter sottili più semplici ed eleganti?

Inutile arrovellarsi con mille dubbi. Non ne usciremo mai. Fortunatamente c’è il look maker. E’ lui il vero Sovrano delle feste. E’ lui che con il suo estro artistico sa trovare la nuance giusta per ognuno e sempre all’insegna dell’allegria che unisce.

Propositi per l’anno che verrà? portare a termine quelli dello scorso anno.

 


 

 

 

 

 

LA CASA DI BABBO NATALE A CHIANCIANO TERME

 

 

 

Disneyland natalizio, atmosfera hollywoodiana all'interno del Parco Acquasanta, favola per bambini e per adulti in Valdorcia, nel cuore della Toscana, a Chianciano Terme.

È complicato trovare degli aggettivi per la casa di Babbo Natale, provare a raccontarla é impresa ardua, perché mai si era pensato e creato qualcosa di simile, se non a New York e dintorni. Qui si va oltre, c'è un insieme di genialità e attenzione al dettaglio che stupisce, ammalia, a tratti stordisce, c'è qualcosa di inverosimile: il posto va oltre la favola, a cominciare dalla location, uno dei parchi secolari a Chianciano Terme. All’ingresso del parco, i turisti avranno modo di ammirare la splendida stazione del Polar Express, adeguatamente allestita con ghiacci ed ambientazioni polari, per il trenino che sarà uno dei mezzi di trasporto per raggiungere il luogo dell’evento. Le diverse strutture, quali il Salone Ottagonale, il Salone Nervi e la Sala Fellini, diventeranno gli ambienti magici del Paese di Babbo Natale, con la Casa degli Elfi, i percorsi incantati, le aree dedicate alla manipolazione e al gioco, i laboratori di creatività, oltre che la sontuosa ed elegantissima camera da letto di Babbo Natale, con il trono su cui il vecchio più amato nel mondo, incontrerà i bambini regalando loro emozioni ineguagliabii. La fiaba è merito di Paolo Grossi, artista di Montecatini, per tutti Paolo Sax: è lui la mente e anche il braccio dell'iniziativa patrocinata dal comune e realizzata in collaborazione con la Pro Loco. Elfi e lettere, renne e piatti toscani, Babbo Natale e vini pregiati, terme e desideri. A Chianciano Terme

 

 

 

 


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