La vanità è maschia...

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  • Written by  Fabio Cicolani

 

La vanità è donna.

Dicono.

E sbagliano.

Perché la vanità, è maschia.

Se andate nella Savana, non sono le leonesse a farsi belle tutto il giorno, ma i leoni. Mentre le femmine si fanno il mazzo dietro alle gazzelle, veloci come un paparazzo che insegue Belen - dopo che lei lo ha chiamato - per tutta la sera tra una discoteca e l'altra, i maschi se ne stanno sulla roccia, con la criniera fresca di parrucchiere e la permanente di tutti i Cugini di Campagna messi assieme, a farsi scompigliare la leggera brezza della Savana come una qualsiasi Beyoncé in tutte le sue apparizioni, video e mistiche.

E che dire dei pavoni? Mentre le pavoncelle assomigliano a galline padovane in procinto di tuffarsi nel brodo della domenica, i maschi fanno la ruota, mettendo in bella mostra il loro piumaggio come Renato Zero negli anni ottanta.

La natura, si sa, è maestra di vita.

La natura umana, invece, è maestra nel ridicolo della vita.

Si dà il caso che io viva abitualmente la traumatizzante esperienza dello spogliatoio maschile della palestra.

Lungi da me fare un pezzo pruriginoso sugli scorci falliferi che mi capita di vedere, che quelli, non a caso si chiamano pacchi: finché stanno incartati, posso nascondere la più gradita delle sorprese. Ma certi regali, scartati, non vanno bene manco per l'ambo della Tombola del Riciclone.

No, quello che mi colpisce è proprio la vanità maschile che suggerisce un uomo a portarsi da casa il SUO phon, grosso come la testa di Peppa Pig, attaccarci il diffusore e farsi una testa di ricci-perfetti che neanche Marcella Bella sulle Montagne Verdi.

Se si dice che le donne sono pessime alla guida perché fanno tutto fuorché guidare (cosa sulla quale non sono d'accordo, gli uomini sono convinti di riuscire a tenere contemporaneamente le mani sul volante, sul cambio, sull'autoradio, nel naso e sulle palle) allora posso dire che - a parte il caso succitato della phonata epica - gli uomini col phon, negli spogliatoi, fanno tutto fuorché asciugarsi i capelli. Li vedi sfonarsi le dita dei piedi, le ascelle, le cosce e ovviamente il pube, a volte con due phon, come John Wayne che spara al piccolo indiano.

Oppure c'è quello che fa avanti e indietro dall'armadietto sfilando su e giù per gli spogliatoi neanche fosse nel guardaroba di Vogue. Che tu nel frattempo ti sei allenato, hai fatto la sauna, il bagno turco, l'idromassaggio, il relax nella stanza al sale, la doccia, ti sei asciugato, rivestito e stai per uscire e loro? Sono ancora lì, semi-svestiti, fintamente indaffarati come commesse di Zara durante i saldi che schivano le clienti come rugbisti che vanno a meta.

Che quando li incroci per la decima volta ti verrebbe da placcarli e chiedergli "ma tu abiti qui?" oppure "questo asciugamano ce lo avere anche in color malva?".

E le creme? Spalmate su muscoli di biscotto manco fossimo a Bake Off.

Ma che ve lo sto a raccontare, questa è una storia vecchia come il mondo, la porta il vento del Serengheti che scompiglia le chiome leonine e getta la sabbia negli occhi alle infaticabili leonesse, così, almeno, non si accorgono che i loro devoti compagni, quando loro non guardano, fanno a gara a chi ce l'ha più metrosexual.

 

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