Il Bello delle Nonne

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  • Written by  Fabio Cicolani

 

Rimettere insieme i Ricchi e Poveri facendo una pera di Atropina al Baffo, sarebbe una dignitosa operazione nostalgia.

Richiamare le ragazze di Non è la Rai: quelle che vestivano Onyx e ora fanno le commesse da Terranova, e, soprattutto, quelle che, a forza di darla via per lavorare, se la sono persa e sono costrette a usare ‘Trova la mia iPhagiana’ per sapere dov’è. Ecco, riunirle tutte in un mandria-show sarebbe un’operazione nostalgia interessante.

Ma riportare in vita il Bello delle Donne è una riuscita operazione tristezza.

 

Ce la caveremo, col nostro impegno, le nostre capacità e… col cuore.”

Ah Luca, ma tte rendi conto d’a situazione? Altro che cuore, qui ce vorebbe ‘na bella botta de cu… [sguardo rimproverante della vecchia phonata] cuore, sì.”

 

Prendiamo in prestito alcune delle più frizzanti battute messe in bocca - soprattutto - alla Arcuri per punteggiare il ritorno de “Il Bello delle Donne - Alcuni (d)anni dopo”. La produzione, il regista e gli sceneggiatori si sono messi d’impegno, sfruttando al minimo le loro capacità e provando a realizzare un prodotto col cuore, sperando proprio in una botta di culo (lo posso dire, non ci sono vecchie phonate - e doppiate male - nei paraggi). Sì, perché, per dare vita a un prodotto così scadente, ti ci devi proprio mettere d’impegno.

 

Ecco qua, er panettone è ’n forno. So dde du mesi. Vado, che me se sta a bruscià ‘na cliente”.

 

Le prime quattro puntate sono andate in onda e la rete non sa se abortire il programma o portare a termine la rischiosa gravidanza. A me, sinceramente, un po’ gli occhi sono “brusciati” a guardare il pilota. Certo, uno passa ore e ore a consumare Netflix, come Cicciolina ai bei tempi da cavallerizza, e poi si ritrova con in mano una carotina baby. Non è esattamente la stessa cosa. A casa, la gente, un po’ il gusto se l’è fatto, non si inganna certo con qualche scintillio qua e là.

 

Tiè, guarda come luccica. Ce vojono l’occhiali da sole pe’ guardallo”.

 

Ma che è vero?”

No, è farzo come ‘r colore che c’hai in testa!”

 

Un po’ te lo chiedi, a un certo punto: sto guardando sul serio questa roba? C’è tanto sbrilluccicare di vetri in questa serie, di pelli diafane bruciate da fari dei naviganti, anche di notte, in una cantina, sottoterra.

Un’operazione quasi kubrickiana in cui l’orrore non è nascosto ma illuminato, un’operazione poco riuscita, come tutte quelle fatte sul viso di Alessandra Martinez, tirata in più direzioni come la pasta per la pizza e infine imbottita di lievito ialuronico.

Anche Anna Galiena non ha rinunciato ai fasci lunari piallanti. La Anna Botoxena è inseguita costantemente da un pallore quasi spiritico e anche un po’ spiritato, che dona alle sue faccette da emoticon uno spessore morbido e raffinato come il nuovo Pan Bauletto di Banderas.

 

Dottò m’ha fatto un regalo bellissimo… ’n confronto Babbo Natale è ’n tirchio eh?!”

 

Non mancano le battute della commedia all’italiana, prese direttamente dal Dizionario Devoto Oli Vanzina, che danno al tutto un’ aura molto più frizzante.

Frizzante come il vento del Polo Nord.

Freddure che farebbero mettere i pinguini in cerchio per scaldarsi a vicenda.

 

Il tuo pistolino è ancora più tirchio di te!”

 

Battute madri, che abbattono le pesanti barriere del maschilismo bieco e arido, che donano al femminismo una nuova coscienza di sé, mirato a denigrare la società patriarcale violenta e femminicida.

Che poi, io a quella Lalla Sciacalla - geni assoluti gli inventori - un pugno in faccia glielo avrei dato solo per l’orrenda pettinatura da strega Elvira, o, peggio, da Lory del Santo dopo un mese all’Isola dei Famosi.

 

Prima te phono, e poi te faccio a messa ’n piega”

Con le tue lacrime risolveresti il problema della sete nel mondo”

 

Paperotto cattivo”.

Paperotta egoista”.

 

Maschi: questi eterni trogloditi, dipinti come i veri nemici delle donne. Il revival di questa serie è fermo in partenza proprio per questo: non ha modernizzato alcun conflitto. Lasciare gli scontri sul piano della lotta fra i sessi - nel quale il cattivo è sempre l’uomo - rende tutto molto più vecchio e stantio, come il nuovo Rischiatutto, dove Fazio riesce ad essere perfino più demodè di Mike Bongiorno.

Un maschilismo che dà modo agli sceneggiatori di sfogare anche l’anima razzista di personaggi macchietta, al cui confronto le parodie della Premiata Ditta sono i Monty Python.

 

Qua o so negri o so rumeni”.

 

Allora nun è vero che i franscesi so tutti stRonzi”

 

Non eri morto te? Una di quelle malattie che vi prendete voialtri”.

 

Certo che so bravo a fa ‘r frocio”.

 

E poi ci sono le boutade che nessuno capisce, che dovrebbero risolvere una scena o darle il picco, ma lasciano solo la fronte aggrottata.

 

Sei solo?”

Come ‘n brocco davanti ar presepe”.

 

Me pare che stamo a fa’ er solletico a ‘na purce”.

 

O quelle non in italiano.

 

Se la signora vuole lasciarlo [il negozio], me lo deve scrivere per iscritto”

 

O quelle scontate.

 

È proprio ‘r caso de dì che non fa ‘na piega”.

 

O quelle profonde, che nascondo grandi verità dentro il crudo realismo.

 

La pagnotta è ‘mportante pe' tutti… ma l’amicizia, allora, che valore ha?”.

 

Rimane poco di questa operazione nostalgia con l’anca in titanio, le rughe spianate dalle luci abbacinanti e la Arcuri con i capelli di Xena.

La vecchia che si guarda il polso senza orologio al grido di “Oddio! Com’è tardi!”, quello della Tisanoreica che fa una battuta autoreferenziale e il romanesco, ripulito così, fa solo colore.

Marrone, solitamente.

Se quanno ve passa ‘a ridarella ve degnate!”.

 

Tranquilli, il problema non sussiste.

 

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