Bye Bye Sanremo

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E pure questo Sanremo ce lo siamo sfangati.

È stata un’edizione contenuta, pur restando in un grosso contenitore. Un po’ come quei grossi sacchetti di patatine che poi hanno all’interno aria fritta e una manciata di petali di patata.

Di patata, in effetti a Sanremo se ne è vista, ma mai abbastanza. Giusto?

Infatti, qualcuno - il solito Adinolfi che, da solo, fa “qualcuno” - ha scritto che è stato un Sanremo troppo gay. Lo dice un po’ tutti gli anni, quindi forse lui è un po’ troppo ripetitivo, così come i suoi valori ematici sono un po’ troppo vicini alla trasformazione del sangue in strutto.

Se dovessi tirare le somme, le tirerei un po’ a caso.

Così ci pago meno tasse.

Avevo ipotizzato che fosse un evento epico la presenza di Maria all’Ariston: è stato un evento etico. Nel senso che ha portato un po’ di C’è Posta per Te, i coriandoli rossi della scelta di Uomini e Donne - che sono finiti in testa alla Mannoia - e tanti Amici di Maria.

Quindi, tutto sommato, è stata contenuta pure lei. I suoi outfit erano un misto tra un quadro antico sulla mensola del Grande Gatsby, ma con un tocco di modernità data dalle maglie della salute sotto le trasparenze, le canotte del nonno a contrasto coi pizzi e il cardigan da divano con pantalone della tuta sopra le perline.

Un po’ Maria, un po’ Zia Maria.

I cantanti? Facciamo un veloce excursus.

Al Bano, tornato al festival dopo numerosi tentativi, ci teneva a non vincere neanche quest’anno, per coerenza. Così ha portato una canzone dal suo repertorio, uno scarto che era finito tra le bottiglie d’olio della sua tenuta nel Salento, il Lambrusco che ha usato come tinta per i capelli e le camicie bianche delle quali non allaccia più il primo bottone dal 1972.

Elodie, ha cantato, posseduta da Emma Marrone, “Tutta colpa mia” e io non riuscivo a non pensare “sì, è tutta colpa tua, ma ce la stai facendo scontare a noi”. Coraggiosi e raffinati gli outfit, non si è spinta molto in là, così come la voce che ha le ottave della pianola Bontempi.

Paola Turci è stata brava, va detto. Vestita elegantissima, bella la canzone, ottima l’interpretazione. Mi tocca essere buono con lei, perché pare lanci scarpe con facilità.

Samuel è stato bravo anche lui, orecchiabile e stiloso il pezzo e i cappelli per coprire la calvizie. Giovane, diciamo. Non sono un fan dei Subsonica, ma mi dicono che lui sia uno che non ha giocato molto fuori dal suo campetto. La canzone si è fatta ascoltare, anche se non ho capito perché si ostinasse a rimanere di profilo come i rilievi degli antichi egizi e Lory Del Santo.

Fiorella Mannoia è quella che, di sicuro, ha osato meno di tutti. Si è presentata da Messia sul palco della musica nazionale con un compitino ben fatto, un pezzo, anche lei, dal suo repertorio e una musica che calzerebbe alla perfezione in un suo album di vent’anni fa. Lei sempre insegnante LIS, che con premura ti indica la terra dove cadere e la direzione in cui risollevarsi. Le mancavano solo le tavole della legge e poi il suo essere profetica l’avrebbe elevata a nuovo salvatore delle anime da benedire.

Nesli e Alice Paba sono durati quanto le patatine del McDonalds, che si sfanno immediatamente tornando alla loro materia d’origine: la plastica. Non ricordo neanche di aver sentito il loro pezzo. Quindi non posso dire nulla, se non che la somma dei loro nomi sembra una strana maledizione vodoo che però si è ritorta loro contro.

Bravo anche Michele Bravi, ma non riesco a giudicare il suo pezzo: continuavo a vedere in lui la trasfigurazione di Tilda Swinton con le sopracciglia di Cicciolina. Era una visione straniante in cui androginia e robotica si fondevano creando un ibrido alla A.I. Intelligenza Artificiale. Ho temuto che da un momento all’altro la faccia gli si smontasse rivelando i circuiti sottopelle. Bravo il make-up artist, quindi. Un’altro po’ di fondotinta e il povero Michele sembrava il fratello maggiore di Super Vicky.

Di Fabrizio Moro posso dire che il suo pezzo non era poi così male, solo mi ha infastidito quel graffiato nella voce che andava e veniva, un graffiato furbo diciamo, il raspo che ti viene quando hai la tosse secca. Portatelo via.

Giusy Ferreri si era fumata se stessa, tagliando la sua voce con l’Idraulico Liquido. Fastidiosa, un po’ come il suo outfit finale di animalier e catene dorate. Lo stile e la classe di una milf in disco, che entra fingendo di cercare la figlia e poi si struscia ai cubisti.

Gigi D’Alessio si è presentato con una canzone triste e malinconica, sperando di far emozionare il pubblico, finendo invece per far emozionare solo le ascelle. Il pezzo era triste e fin troppo lucido. Ah, no, scusate, quella era la sua fronte. Comunque ha preso con sportività la sua eliminazione, mi hanno detto. So che Sky ha mandato di corsa una troupe a Sanremo per girare alcune scene dello speciale su Gomorra con lui protagonista.

Raige e Giulia Luzi: a parte l’oufit che sembrava l’esame finale dell’Accademia di Belle Arti sezione Fashion, non ricordo molto. Bella la chimica fra loro due. La chimica aiuta sempre. Magari quella farmacologica, chissà.

Anche Ron si è presentato con un compitino ben fatto e una buona nuance del parrucchino che si mixava bene con i laterali. La canzone era buona, ma c’era posto solo per un primo della classe coi capelli rossi e hanno dato la precedenza alla donna con più ricci.

Ermal Meta ha portato un pezzo sulla violenza struggente, drammatico. Tematiche trattate con classe sulle quali non si scherza. Quindi non ho niente da scrivere in merito.

Un altro con un compito ben svolto era Michele Zarrillo, la canzone non era niente di innovativo, ma era arrangiata ed eseguita con classe e precisione. Lui si conserva bene e si veste con gusto. Non era un insieme da vincitore, ma un piatto di trofie al pesto al tavolo dei Big se l’è meritato tutto.

Lodovica Comello ha cantato una sigla di una trasmissione di Disney Channel, vestita con abiti fabbricati direttamente da Muciaccia durante Art Attack. C’è poco da dire, e molto da fare ancora. O magari anche basta.

Sergio Sylvestre, secondo me, ha cantato la canzone sbagliata. Sbagliato spingere così tanto sul range alto per la sua voce, sbagliato fargli cantare una canzone così pietista - sono brutto e piango perché mi hai lasciato - e un po’ da vecchio. Lo avrei preferito su sonorità più funky, magari azzeccando il tempo, non come disastrosamente ha fatto nella serata delle cover.

Clementino: ma che vuoi dire di Clementino? Povero.

Alessio Bernabei ha avuto la sua stoccata dal cameraman, che quasi gli estirpava il mento, e dalla classifica che lo ha bastonato. Direi che è abbastanza. Le sue giacche lo rendono piuttosto indifendibile, ma ci provo lo stesso: il pezzo in versione studio (perché lui dal vivo ha guaito) non è male. Anzi, visto che è il secondo anno che prova a infilare una canzone al Festival, nella speranza che la Vodafone gliela prenda in uno spot, facciamogli questo contratto telefonico così magari l’anno prossimo porta qualcosa di diverso, ma se pure non si ripresenta, ce ne faremo una ragione.

Chiara si è presentata dimagrita e terrorizzata. Belli gli abiti, forse troppo casti e misurati per la sua personalità. Così come questo look sbiadito da madonna pentita e la canzone che non decolla mai.

Di Bianca Atzei riesco a ricordare solo le lacrime, Max Biagi che veniva inquadrato più spesso di lei, le faccette di ceramica sui denti e la canzone che sembrava un pezzo di Orietta Berti con un arrangiamento moderno. Credo sia abbastanza.

Marco Masini: anche lui un compitino ben fatto e un look hipster che era a un passo minuscolo dal frate di Terracina. Bravo, però. Ma si sa, non si vince Sanremo con un compitino presentato come si deve. Marco, puoi fare di meglio.

Ultimo colui che è arrivato primo, Francesco Gabbani. Non ho fatto mistero della mia adorazione per lui sin dalla prima sera alla vista del maglioncino arancio. Il pezzo è una bomba, radiofonico, colorato e vivace. Lui è un vero animale da palcoscenico, con animale al seguito. Il pezzo tormentone c’era, il balletto pure, la presenza non mancava e anche il carisma. Vittoria meritatissima. Viva la scimmia nuda che balla.

A questo proposito, voglio dire che le polemiche che sono dilagate dopo la sua vittoria, che ha trovato schierati detrattori e sostenitori su barricate alla Miserables, è a dir poco ridicola. Spendere tutto questo tempo su un fatto così poco rilevante per le vite di tutti noi è un modo bieco di investire preziose risorse neurali. Tutte queste disanime un po’ forzate sul suo testo mi sembrano faziose. Mai che si chiami il diretto responsabile e si chieda a lui cosa volesse dire il suo testo. No, bisogna andare a scomodare illustri analisti - maddechè - che a suon di acidate scompongono le liriche e ne tirano fuori chi una boiata, chi un capolavoro.

Assurdo, non trovate? Si va a cercare il bianco e il nero e poi tutti al cinema a bagnarsi con le 50 sfumature di grigio.

Vorrei vedere questa foga da letterati a parafrasare il testo della Mannoia, a dire di molti, scippata del trono.

Ma lei ha avuto i coriandoli rossi della scelta di Uomini e Donne.

Direi che riconoscimento più alto di questo non poteva proprio arrivarle.

E che si accontentasse!

 

Rossetto nemico-amico

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Prima di incalanare la mia perfidia su qualche personaggio famoso, ho deciso di parlare di alcuni accessori che tutte le donne dovrebbero usare al meglio. Mi rendo conto che per me è un gioco da "ragazza" ma spero che dopo le mie piccole perle, lo sarà anche per voi.
Questa settimana parliamo del rossetto.
Il rossetto, specialmente se rosso, è un grande amore di una donna ma anche uno dei suoi peggiori nemici.
Semplice da "indossare" per alcune, quasi indispensabile per altre ma con consapevolezza per tutte.
Ecco il mio breve elenco di cose da sapere quando si sfoggia un rossetto:

1) Provare i vestiti deve essere fatto con precisione cardiochirurgica. Non c'è niente di peggio di quella macchia sul collo all'interno di un abito chiaro.

2) Mangiare un panino mentre si indossa il rossetto richiede abilità, la stessa che metti (spero) per il sesso orale.

3) Nel momento in cui baci qualcuno sulla guancia e lasci accidentalmente un'impronta diventi una donna volgare di periferia. Simula il saluto, rigorosamente senza toccare, come un'ottantenne fa con l'orgasmo.

4 ) Baciarsi crea un gran disordine. Scegli un prodotto a lunga tenuta mat per un appuntamento galante, soprattutto se è un amante non rischi di lasciare tracce.

5 ) Il ritornello costante: "Mi sono sporcata col rossetto tutta la faccia"? Evitalo, i tuoi amici non sono i tuoi assistenti. Esistono gli specchietti da borsetta, usali!

6 ) L'orrore di sporcarsi accidentalmente i denti? Ciucciati un dito (io uso il medio) dopo aver steso il rossetto e vedrai che non accadrà mai!

7) Quando il tappo cade in borsa e l'interno si presenta come la scena di un delitto, urla sono una cretina per almeno 2 ore. I trucchi sono sacri e non vanno buttati a caso in borsa anche se si tratta di una "Vuitton".

8 ) Trascorri ore allo specchio a perfezionare l'arco di cupido? Con alcuni prodotti di nuova generazione è possibile mettere il rossetto anche quando sei in taxi, documentati!

9 ) Trovare la matita perfetta da abbinare al rossetto è uguale a trovare la tua anima gemella? Così tante sfumature, così poco tempo? Bene, affidati ad un professionista.

10 ) Quando si è a corto del colore preferito di rossetto è una tragedia? Anche se hai 10 colori simili nel cassetto del trucco, corri alla prima profumeria più vicina e comprane un altro.

Rossella mi scrive...

Salve Stefano come posso fare x avere un tuo consiglio sul taglio e colore dei capelli? Mi piacerebbe cambiare anche look.
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