Lo Stesso Si

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Lo stesso sì” recitava uno degli slogan più efficaci della campagna a favore delle Unioni Civili.

Io l’ho vissuto, questo stesso sì. Ero lì, seduto accanto ad amici che rivedi solo in occasioni speciali, in una sala con il camino acceso, il parquet e le capriate lignee. Un violino e un piano si sono tenuti per mano tutto il tempo, accompagnando una cerimonia ben architettata, che ha alternato la lettura degli articoli ad altri tipi di letture, più sentite, bagnate dalla commozione, scritte su fogli stropicciati dalle troppe riletture che non arrivavano mai in fondo, perché quelle parole spezzavano la voce e facevano tracimare l’emozione oltre le ciglia.

Una mamma limpida e tersa ha scritto una lettera da strappare il cuore. C’era tutto quello che un ragazzo gay, magari cresciuto in provincia, con genitori dalla corteccia spessa e le fragili certezze, vorrebbe sentirsi dire.

Io l’ho sentito, quello stesso sì.

Un amico speciale ha sposato l’uomo dei suoi sogni e i due principi in blu avio erano davvero una favola, erano felici.

Talmente felici che hanno illuso tutti noi di vivere in una bolla fuori dall’universo, dalle tristezze della vita di tutti i giorni. Per dodici ore, con le scarpe piene di piedi, abbiamo camminato in questa sospensione e nella speranza che forse un giorno capiterà anche a noi.

Non era proprio lo stesso sì, è stato meglio. Perché aveva il sapore dolce della conquista, arrivato perfino in un casale sperduto tra le nebbie della provincia veneta. Un sindaco emozionato di celebrare la prima unione civile nella storia del suo piccolo comune, ha ribadito quanto questa uguaglianza rappresentasse un messaggio d’amore per tutti.

Sembrava di essere di essere a casa loro, nella loro intimità ma dove eravamo i benvenuti.

Con le nostre scarpe lucidate a festa, gli abiti ricchi di drappeggi, pieghe e paillettes, i papillon sfiziosi e i guantini scamosciati abbiamo salito le scale per la cerimonia, siamo scesi per un aperitivo invernale, di roast-beef e battuto di baccalà, polenta bianca e vellutata di zucca. Siamo saliti ancora al primo piano dove le file ordinate di sedie color tortora avevano lasciato il posto a una montagna di cuscini bianchi per far tuffare i bambini in un’atmosfera sicura e confortante, testimonianza che l’amore esiste, ha il parquet d’inverno e ti porge un plaid bianco se devi uscire per fumare.

L’amore ti serve una cena delicata di piccole porzioni e una torta a più piani con crema alla fragola. L’amore è una fontana di cioccolato sempre accesa ed un buffet di dolci e frutta rifornito di continuo.

È lo stesso per tutti, l’amore, ma assume forme diverse per ognuno. Per Mattia e Gregorio era la luce calda e tremolante delle candele nei candelabri d’argento che si rifletteva nelle posate e accendeva le composizioni di abete, melograni e agrifoglio.

Per loro era un pensiero personalizzato al posto dei segnaposti, scritto a mano con grafia deliziosa e la tisana calda a disposizione, alla fine, nelle tazze bianche su un vassoio d’argento.

In quello stesso sì ho conosciuto persone straordinariamente interessanti, prova lampante che gli amici speciali catalizzano altri individui eccezionali e sanno circondarsi solo di chi amano e che ricambiano.

Quello stesso sì lo porterò nel cuore come una giornata da sogno nella vita di qualcun altro. Perché sì, è giusto cercare la felicità per se stessi, ma a volte anche la felicità altrui può essere contagiosa.

   

 

 

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